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Materia Rinnovabile n.28

Biopolimeri: al posto giusto

La biodegradabilità dei biopolimeri in generale e del Mater-Bi in particolare in ambiente marino è accertata, ma ciò non significa “libertà di discarica”.

November, 2019

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Plastica. Un materiale indispensabile gestito per decenni male. Molto male.  E che si continua a gestire in maniera pessima e insostenibile, dalla culla alla tomba, e soprattutto in maniera non circolare. Il risultato è che con il proliferare delle tipologie di polimeri anche il riciclo è difficoltoso. Una gran parte delle plastiche, a eccezione dei sei tipi usati  per gli imballaggi, ha come ultima fermata delle destinazioni insostenibili, come l’incenerimento, la discarica o peggio l’ambiente, magari quello marino. E in questo quadro negativo entrano anche le bioplastiche, il cui destino naturale non deve essere né il riciclo, né, peggio, l’ambiente. Destinazione quest’ultima che potrebbe essere considerata “naturale” visto che tanto si tratta di polimeri in linea di massima biodegradabili.

Il vero utilizzo finale della bioplastica, infatti, è il compostaggio assieme ai rifiuti organiciche ognuno di noi produce. E non deve passare nemmeno il messaggio mediatico, in realtà abbastanza scontato, che il prefisso “bio” aggiunto alla parola “plastica” sia il magico lasciapassare autorizzativo per i cittadini ad abbandonare al proprio destino nell’ambiente il sacchetto di bioplastica. L’uso delle bioplastiche è in realtà una soluzione “efficiente” per ridurre l’utilizzo delle plastiche d’origine fossile e quindi abbattere la CO2 a esse legata, visto che la bioplastica è sostanzialmente neutra sul fronte delle emissioni, ma non può essere presa come una soluzione a fenomeni quali il littering, tutt’al più come un’attenuazione del rischio dei danni più gravi, specialmente per le specie marine. In questo scenario generale Novamont ha sottoposto i biopolimeri di sua produzione, ossia il Mater- Bi, a una serie di test ambientali che sono stati illustrati durante un recente appuntamento a Roma.



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