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Articolo

Silvia Zamboni, Materia Rinnovabile n. 29-30

La grande sfida commerciale

Lo stop all’import dei rifiuti plastici introdotto dalla Cina nel 2018 ha riscritto le rotte mondiali del loro commercio e sta costringendo a rivedere complessivamente l’attuale sistema di gestione degli scarti ormai diventato insostenibile.

February, 2020

Uno shock di portata mondiale: impossibile definire diversamente il terremoto commerciale, con ovvie ripercussioni ambientali, scatenato nel circuito globale del riciclo dallo stop all’importazione di rifiuti di plastica introdotto a inizio 2018 dalla Cina, il paese che fino a quella data ne era stato il primo importatore al mondo. 

“Per anni c’è stata l’elevata domanda di scarti di plastica da parte della manifattura cinese, a fronte di un’insufficiente produzione nazionale di materia vergine. Un gap oggi colmato dalla produzione interna e dal riciclo degli scarti accumulati in Cina”, spiega Kate O’Neill della Berkeley University. “Del resto, è la stessa dinamica che ha già attraversato il settore dei rifiuti elettronici: prima la Cina li ha importati, per una certa fase anche illegalmente, poi ha avviato la bonifica dei villaggi del riciclo, creando parchi industriali dedicati a questa attività”. Inoltre, precisa O’Neill, sul divieto hanno inciso le preoccupazioni di Pechino per i livelli d’inquinamento interno e il desiderio di scrollarsi di dosso l’immagine di paese-discarica del mondo. 

Per queste ragioni è arrivato al capolinea il traffico dei rifiuti che approdavano nei porti cinesi e via Hong Kong a bordo di navi che poi ritornavano in Europa e America del Nord cariche di prodotti realizzati spesso con la stessa plastica (non sempre sanificata adeguatamente) ricavata da quei cascami in impianti non di rado fatiscenti e in condizioni ambientali miserevoli. “Il divieto ha eliminato [...]




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