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Come l'economia circolare affronta la perdita di biodiversità: l’ultimo report della Ellen MacArthur Foundation

La perdita di biodiversità è una delle principali minacce alla stabilità del Sistema Terra. Secondo molti ricercatori, e come riportato dagli ultimi Global Resources Outlooks, sarebbe infatti in corso un’estinzione di massa, la prima causata da una specie vivente e paragonabile per gravità alle cinq

September, 2021

La perdita di biodiversità è una delle principali minacce alla stabilità del Sistema Terra. Secondo molti ricercatori, e come riportato dagli ultimi Global Resources Outlooks, sarebbe infatti in corso un’estinzione di massa, la prima causata da una specie vivente e paragonabile per gravità alle cinque principali estinzioni del passato. 

Anche nell’ultimo report della Ellen MacArthur Foundation (EMAF), si pone l’accento sull’inquietante dato che indica che oltre il 90% della perdita di biodiversità sarebbe riconducibile all’estrazione e alla lavorazione dei materiali che servono a far funzionare il sistema economico. Una percentuale davvero elevata, che potrebbe essere ridotta di parecchio adottando pratiche di circolarità nel settore manifatturiero e nell’agrifood. Un’altra ragione per incurvare la linea retta delle nostre economie, e rigenerare quella natura di cui siamo parte.

Questa immagine è un adattamento di quella presentata dal Segretariato della Convenzione sulla diversità biologica nella relazione “Global Biodiversity Outlook 5” (2020) e nell’articolo di Nature “Bending the curve of terrestrial biodiversity needs an integrated approach” (2020).

Dagli anni Settanta, la popolazione mondiale è raddoppiata e il prodotto interno lordo globale quadruplicato. Queste tendenze hanno richiesto grandi quantità di risorse naturali per alimentare lo sviluppo economico e i conseguenti miglioramenti del benessere umano in tutto il mondo. Tuttavia, hanno comportato un costo enorme per il nostro ambiente naturale, finendo per incidere sul benessere umano e inasprendo le disuguaglianze all’interno e tra i Paesi.

Come si può osservare nell’infografica ad oggi ci troviamo in un punto pericolosamente discendente della parabola per quanto riguarda lo stato della biodiversità sul nostro pianeta. E la situazione è destinata a peggiorare se non si imprime una forte spinta in controtendenza a quello che, viene definito come “business as usual”.

L’ economia lineare, fatta di consumi sempre in crescita, inquinamento e produzione di rifiuti, sta infatti portando il pianeta verso un punto di non ritorno. La controtendenza, sostengono dalla EMAF, sarebbe una radicale e rapida circolarizzazione dei paradigmi economici e produttivi attuali. “Per arrestare e invertire la perdita di biodiversità, dobbiamo fondamentalmente trasformare il modo in cui produciamo, utilizziamo le risorse e consumiamo. Le opere di conservazione e risanamento dell’ambiente da sole – per quanto cruciali – non saranno sufficienti.
L’economia circolare offre un quadro per tale trasformazione. Se eliminiamo rifiuti e inquinamento, rivalorizziamo prodotti e materiali e rigeneriamo la natura, la biodiversità potrà prosperare. Nel loro insieme, questi tre principi possono contribuire ad affrontare le cause profonde della perdita di biodiversità, come dimostra la nostra relazione.”
(How the circular economy can play a fundamental role in halting and reversing biodiversity loss – Ellen MacArthur Foundation – 2021).

Ogni principio dell’economia circolare può avere un impatto positivo sulla biodiversità. È questo il messaggio che la relazione della Fondazione MacArthur vuole comunicare.

Partiamo da qui (titolino)

  1. Eliminare i rifiuti e l’inquinamento per ridurre le minacce alla biodiversità.
  2. Rivalorizzare prodotti e materiali per lasciare spazio alla biodiversità.
  3. Rigenerare la natura per consentire alla biodiversità di prosperare.

Questi i tre principi cardine che, attuati e integrati fra loro in una prospettiva sistemica e paradigmatica, potrebbero non solo contrastare l’attuale stato di fatto, ma addirittura invertire la tendenza, creando le condizioni per un ecosistema che si autorigeneri, dove ogni specie sia messa in condizioni di esistere al suo meglio.

Agire su questi aspetti in ottica circolare significa modificare profondamente l’approccio di diversi settori economico-produttivi.
Secondo il report la produzione di materie plastiche, l’agrifood, il settore della moda e quello edile.  sarebbero le quattro macroaree produttive che impattano maggiormente sull’ambiente, causando gravi danni al delicato equilibrio naturale.
Nello specifico, vengono indicati ben 5  driver principali che influenzano questo andamento in maniera diretta, a loro volta influenzati dall’attività antropocentrica dei settori sopracitati.

I cinque driver diretti della perdita di biodiversità – Ellen MacArthur Foundation 2021

Stiamo parlando di:

  • modificazioni delle acque e del suolo causate dall’attività umana
  • sfruttamento eccessivo delle risorse naturali
  • cambiamento climatico
  • inquinamento atmosferico, delle acque e del suolo
  • crescita di specie invasive estranee all’interno degli ecosistemi

In un’economia circolare si eliminerebbero rifiuti e inquinamento per ridurre le minacce dirette alla biodiversità. Ad esempio, eliminando le plastiche monouso e riprogettando imballaggi e prodotti in plastica affinché possano essere valorizzati e trasformati a fine vita (es riutilizzo, il riciclaggio e il compostaggio).  
Questo significherebbe far circolare continuamente la plastica all’interno della catena del valore (come da punto 2), trasformandola in una risorsa per l’economia piuttosto che sprecarla semplicemente, inquinando l’ambiente, come oggi accade.

Il settore agroalimentare è attualmente il principale motore della perdita di biodiversità a livello mondiale e un importante fattore che contribuisce al cambiamento climatico, uno dei più grossi drammi ambientali che abbiamo provocato (e che si fa ogni anno più stringente, come la “rovente” estate appena passata ci ha dimostrato), strettamente connesso al fenomeno del sempre più precoce Earth Overshoot Day, che quest’anno ci ha presentato il suo conto molto presto, il 29 Luglio.

Ripensare le attuali pratiche intensive per quanto riguarda l’allevamento, l’agricoltura e la pesca; produrre i beni alimentari in ottica rigenerativa, utilizzando ingredienti e colture diversi e a basso impatto, eliminando gli sprechi e sfruttando tutto il valore nutrizionale di ciò che viene coltivato.

Inoltre, proprio l’agrifood è il settore più strettamente connesso alla biodiversità: “Il settore alimentare dipende dalla biodiversità per la sua sopravvivenza. Essa è fondamentale per la creazione di agrosistemi sani e produttivi dai quali deriviamo il nostro cibo.
Impatto dell’ Industria Agroalimentare sulla perdita di biodiversità – Ellen MacArthur Foundation, 2021

Ad esempio, il 75% delle colture alimentari in tutto il mondo dipende almeno in parte dall’impollinazione animale.

Livelli più elevati di diversità nel suolo, nelle colture e negli allevamenti, nonché in ecosistemi più ampi, aumentano la resilienza del sistema alimentare agli shock esterni quali eventi meteorologici estremi, migliorando in tal modo la sicurezza alimentare a lungo termine. La biodiversità può anche contribuire al sostentamento degli agricoltori fornendo loro diverse fonti di reddito e riducendo la loro dipendenza da costosi fattori esterni, come pesticidi ed erbicidi.” (ibid.)

Possiamo applicare un discorso similare per il settore del fashion, dove il modello lineare, soprattutto la fast fashion, esercita una pressione significativa sulla biodiversità da cui dipende.

Ridurre l’invio in discarica degli indumenti e valorizzare i materiali di cui sono composti  ridurrebbe l’impatto negativo del settore sulla biodiversità associato ad essa, oltreché alla lavorazione e allo smaltimento delle fibre vergini.
La valorizzazione delle fibre aiuterebbe a ricostruire attivamente la biodiversità e a salvaguardare la salute degli ecosistemi, lasciando spazio, per dirne una, alla riforestazione di intere aree attualmente sfruttate per la coltivazione esclusiva del cotone.

Ultimo ma non ultimo, il settore edile. Anche in questo caso, uno shift economico di tipo circolare offrirebbe un approccio completo e sistemico per trasformare il modo in cui utilizziamo le materie prime, costruiamo le infrastrutture e usiamo le risorse.

Progettare ambienti urbani ecocompatibili e biodiversi, in grado di ottimizzare gli spazi, è una possibilità per la filiera edile di lasciare alla natura uno spazio per prosperare all’interno e al di là delle aree urbane(punto 3). Ancora, mantenere gli edifici e i materiali in uso ridurrebbe la necessità di nuove costruzioni e di nuove estrazioni di materia vergine, limitando in tal modo gli effetti negativi associati sulla biodiversità. “Se sono necessari nuovi materiali, il passaggio a quelli rinnovabili prodotti in modo rigenerativo può aiutare il settore a ricostruire attivamente la biodiversità e a salvaguardare gli ecosistemi.” (ibid.)

Immagine che riporta i benefici che una economia circolare sistemica porterebbe all’ambiente in generale e alla conservazione della biodiversità (Ellen MacArthur Foundation – 2021)

Per concludere, benefici dell’economia circolare in termini di biodiversità possono essere dimostrati in tutti i campi sopracitati.

La relazione della Ellen MacArthur Foundation evidenzia i passi che le imprese e la politica possono compiere per favorire questo shift economico e contribuire a dare forma a un futuro positivo per la natura.

Per le imprese sarà fondamentale utilizzare il quadro dell’economia circolare per soddisfare le loro ambizioni in materia di biodiversità. Allo stesso tempo, l’intervento dell’ordine pubblico sarà fondamentale per consentire questa trasformazione.

“Lo slancio dietro l’economia circolare si sta costruendo e stanno emergendo opportunità per una crescita nuova e migliore che non solo aiuti a salvaguardare e ricostruire la biodiversità, ma che fornisca anche altri benefici a livello sociale.” (How the circular economy can play a fundamental role in halting and reversing biodiversity loss – Ellen MacArthur Foundation – 2021).


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