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La direttiva SUP sulla plastica monouso

La direttiva Europea SUP vuole eliminare la produzione e il consumo di plastica monouso. L'Italia ha però escluso la plastica biodegradabile.

Con la direttiva SUP sulla plastica monouso, l’UE mira a diventare un precursore nella lotta globale contro i rifiuti marini e l’inquinamento da plastica, varando regole che mirano a ridurre il volume e l’impatto di certi prodotti di plastica sull’ambiente. 

I prodotti di plastica monouso (single-use plastic products – SUP) sono usati una volta sola, o per un breve periodo di tempo, prima di essere gettati via. L’impatto di questi rifiuti di plastica sull’ambiente e sulla nostra salute è globale e può essere drastico, come ben evidenziato anche dal Centro di resilienza di Stoccolma.

I prodotti di plastica monouso hanno più probabilità di finire nei nostri mari rispetto alle opzioni riutilizzabili. I 10 articoli di plastica monouso più comunemente trovati sulle spiagge europee, insieme agli attrezzi da pesca, rappresentano il 70% di tutti i rifiuti marini nell’UE. 

Le tipologie di rifiuti plastici

Nel recepire la direttiva SUP l’Italia ha deciso di escludere i prodotti in bioplastica biodegradabile e compostabile, laddove non è possibile utilizzare alternative. Un’iniziativa che non è stata accolta bene dall’Europa, che invece include nella direttiva anche la bioplastica in monouso. 

I 10 articoli trattati dalla direttiva sono: 

  • Bastoncini di cotone 
  • Posate, piatti, cannucce e agitatori 
  • Palloncini e bastoncini per palloncini 
  • Contenitori per alimenti 
  • Tazze per bevande 
  • Contenitori per bevande 
  • Mozziconi di sigaretta 
  • Sacchetti di plastica 
  • Pacchetti e involucri 
  • Salviette umidificate e articoli sanitari 

Laddove le alternative sostenibili sono facilmente disponibili e accessibili, i prodotti di plastica monouso non possono essere immessi sui mercati degli Stati membri dell’UE. Questo si applica a bastoncini di cotton fioc, posate, piatti, cannucce, agitatori e bastoncini per palloncini. Si applicherà anche a tazze, contenitori per alimenti e bevande fatti di polistirolo espanso, e a tutti i prodotti fatti di plastica oxo-degradabile. 

Per altri prodotti di plastica monouso, l’UE si sta concentrando sul limitarne l’uso tramite: 

  • Misure di sensibilizzazione 
  • l’introduzione di requisiti di progettazione, come l’obbligo di collegare i tappi alle bottiglie 
  • Introducendo requisiti di etichettatura, per informare i consumatori sul contenuto di plastica dei prodotti, sulle opzioni di smaltimento che devono essere evitate e sui danni causati alla natura se i prodotti vengono gettati nell’ambiente 
  • l’introduzione di obblighi di gestione dei rifiuti e di risanamento per i produttori, compresi gli schemi di responsabilità estesa del produttore (EPR

Obiettivi della direttiva contro la plastica monouso  

Le norme UE sui prodotti di plastica monouso mirano a prevenire e ridurre l’impatto di alcuni prodotti di plastica sull’ambiente, in particolare l’ambiente marino, e sulla salute umana. Esse mirano anche a promuovere la transizione verso un’economia circolare della plastica con modelli commerciali, prodotti e materiali innovativi e sostenibili, contribuendo così al funzionamento efficiente del mercato interno. 

 Gli obiettivi specifici della direttiva sono: 

  • Un tasso di raccolta differenziata del 77% per le bottiglie di plastica entro il 2025 – aumentato al 90% entro il 2029 
     
  • incorporare il 25% di plastica riciclata nelle bottiglie per bevande in PET dal 2025, e il 30% in tutte le bottiglie di plastica per bevande dal 2030.  

La SUP in Italia, lo scontro sulla la bioplastica 

Le ragioni della decisione del nostro governo di escludere le bioplastiche compostabili dal recepimento nazionale della direttiva nascono da quella che è un’eccellenza del nostro paese, che già da anni ha anticipato le altre nazioni della comunità nell’utilizzo delle bioplastiche come sostituto ai materiali tradizionali. Siamo stati ad esempio i primi a vietare le buste della spesa, i cotton-fioc in plastica e le microplastiche contenute nei cosmetici, riducendo del 60% l’utilizzo di sacchetti per l’asporto delle merci negli scorsi 10 anni. Abbiamo investito ingenti somme sulla ricerca in bioplastiche, brevettando le bottiglie in Pet al 100% riciclato e creando una filiera ad alto tasso di sostenibilità e innovazione che conta 2.780 addetti.  

Siamo inoltre il paese più avanzato nella raccolta differenziata organica, dove cioè le bioplastiche degradabile vanno a fine vita per essere recuperate secondo i principi dell’economia circolare, ad esempio sotto forma di compost.  

Come il divieto sugli shopper, che aveva inizialmente sorpreso l’Europa ma che è stato alla fine riconosciuto come positivo, anche sulle bioplastiche siamo più avanti e l’EU farebbe bene a prenderci come esempio. Dove invece dovremmo modificare il nostro recepimento della direttiva SUP per evitare di incorrere in una procedura di infrazione è sull’eccezione per i prodotti in cellulosa e carta ricoperti da un film plastico.  

L’errore più grande della politica in questa vicenda è però forse stato quello di aver lasciato a sé stesse le aziende della plastica tradizionali. Bisogna incentivare produzioni più sostenibili e tecnologicamente avanzate, che permettano di attuare la transizione senza avere pesanti ricadute sul tessuto economico e sociale del paese.  

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