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Materia Rinnovabile n°27

C’è del buono nella CO2 (basta saperla prendere)

Non basta ridurre le emissioni di carbonio, ecco come al Centro per le tecnologie future sostenibili di Torino si studia anche come catturare, recuperare e valorizzare la CO2.

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A Torino lo chiamano l’Innovation Mile, il “miglio dell’innovazione”. È un triangolo di città, fra il Po e la Dora Riparia, ad alto tasso tecnologico. Alle sedi del Politecnico, all’Istituto Boella, alle Officine Grandi Riparazioni, ora si aggiunge il nuovo Centro per le tecnologie future sostenibili dell’IIT, inaugurato a ottobre negli spazi dell’hub di imprese green Environment Park. Un grande laboratorio open-space di oltre1.000 metri quadrati sul modello dei centri di ricerca internazionali più all’avanguardia. Con tavoli e postazioni che si guardano e interagiscono, per favorire l’approccio interdisciplinare e la sinergia di competenze. Tutti, però, con lo sguardo rivolto verso un unico macro-obiettivo: la sostenibilità del modello economico futuro. Una sostenibilità che passa, necessariamente, per la riduzione delle emissioni di carbonio, ma anche per la cattura, il recupero e la valorizzazione della CO2. Almeno fino a quando (e sarà ancora per molto tempo, come ha ribadito l’ultimo rapporto World Energy Outlook dell’Agenzia internazionale dell’energia) le attività umane si baseranno principalmente su processi di combustione. 

Ne abbiamo parlato con Fabrizio Pirri, fisico della materia e direttore del nuovo ramo torinese dell’Istituto Italiano di Tecnologia.





Come nasce il Centro per le tecnologie future sostenibili?

“Nel 2015 l’IIT, Istituto italiano di tecnologia di Genova, era in fase di ristrutturazione del suo piano scientifico, come avviene ogni cinque anni. Si tratta di un reindirizzamento e aggiornamento dei progetti di ricerca in base alle nuove esigenze emerse a livello globale. Visto che Torino è molto fertile nel campo della chimica verde e dell’economia circolare, ho proposto di reindirizzare il centro che già esisteva su questi temi. Contemporaneamente, l’Environment Park ci ha offerto gli spazi per costruire dei nuovi laboratori, più adatti alle nostre esigenze. Cosi, insieme a Guido Saracco, oggi Rettore del Politecnico di Torino, abbiamo progettato gli spazi e reclutato i ricercatori: 27 in tutto, a cui si aggiungono 18 dottorandi, oltre alle collaborazioni con i ricercatori affiliati al Politecnico.”

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