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Circularity

Oscar riutilizza il packaging nell'industria cosmetica

Se nel 1500 Leonardo da Vinci, dipingendo la Monna Lisa, avesse bevuto da una bottiglia d'acqua in plastica, quella bottiglia sarebbe ancora tra noi.

February, 2021

Quanti contenitori di plastica ci sono nelle nostre case? Quanto packaging plastico utilizziamo quotidianamente e quanti scarti produciamo? Ognuno di noi produce in media 31 Kg di rifiuti derivanti dal packaging plastico ogni anno. Secondo dati Eurosat, in Europa vengono prodotte annualmente 15.8 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti dal packaging plastico monouso.

In Canada e in alcuni paesi europei, come Svezia e Norvegia, hanno avviato i cosiddetti sistemi con ritorno al venditore (return-to-retail), per cui i venditori sono legalmente responsabili per il recupero dei contenitori vuoti, che saranno poi inviati a riciclo o riutilizzati. Un sistema alternativo è quello del return- to-depot che prevede che i contenitori vuoti siano portati dai consumatori presso un centro di raccolta, dove poi possono essere trattati e recuperati evitando la spinosa fase di raccolta porta a porta presso i consumatori. Un’analisi della Corte dei Conti Europea indica che l’introduzione, obbligatoria per legge, di depositi cauzionali per contenitori in PET in ogni paese europeo potrebbe essere uno strumento indispensabile per raggiungere gli obiettivi minimi di raccolta (77% al 2025 e 90% entro il 2029) previsti dalla direttiva sulle plastiche monouso (SUP). (Clicca qui per approfondire)

Il riutilizzo del packaging nell’industria cosmetica

Ad oggi però, per lo meno in Italia, nessun grande brand di prodotti cosmetici si è attivato per modificare il proprio modello di business verso il concetto del “vuoto a rendere”. Spesso il problema di implementazione ricade nei costi di gestione e negli ingenti investimenti nella ricerca e sviluppo necessari a modificare i processi produttivi in essere. Detersivi, saponi, prodotti per il corpo. I contenitori in plastica rappresentano un costo irrisorio per le aziende rispetto al prezzo finale pagato dal consumatore nei supermercati, perciò sostituire il packaging plastico comporterebbe un costo non irrilevante per le aziende.

Ma qual è l’impatto ambientale di questi prodotti?
Elevato, se consideriamo che il packaging plastico viene buttato a fine vita, e che della plastica avviata a riciclo ogni anno in Italia, solo il 5% viene effettivamente riciclato, mentre il resto finisce in discarica o a termovalorizzazione.

La maggior parte dei contenitori in plastica utilizzati per i prodotti cosmetici non sono riciclabili. Per questa ragione, negli ultimi anni sono nati diversi progetti con l’obiettivo di rendere sostenibile una delle filiere più lineari e più inquinanti ad oggi esistenti. Uno di questi è Oscar. Progetto avviato da Simone Romano per lanciare una linea di  prodotti certificati eco-compatibili con un packaging in alluminio riciclato e al 100% riutilizzabile.

Simone Romano, già Co-founder di CsquaRE, iniziativa di divulgazione e condivisione che supporta la transizione verso l’Economia Circolare, definisce questo modello di business come packaging as a service: “Il contenitore per Oscar non è più solo una confezione, ma diventa un asset aziendale. Il nostro obiettivo è quello di applicare i principi dell’economia circolare per generare meno scarto possibile da una linea di prodotti biologici. In Oscar utilizziamo contenitori in alluminio perché è uno dei pochi materiali che può essere riciclato all’infinito senza perdere le sue caratteristiche. Infine, per produrre un flacone in alluminio riciclato si risparmia circa il 95% dell’energia necessaria per produrre nuovo alluminio”.

Zero Waste Europe ha da poco pubblicato il report “Reusable VS single-use packaging: a review of environmental impact” che mette in evidenza come il riutilizzo del packaging porti ad una riduzione delle emissioni di CO2 rispetto all’utilizzo di packaging monouso.

Come funziona?

I prodotti Oscar sono stati pensati e progettati per eliminare il concetto di packaging monouso. Dopo il primo acquisto dei prodotti, e una volta esaurito il contenuto di un flacone, invece di gettare il contenitore nei rifiuti, basterà riporlo nella Oscar Box nella quale era stato spedito. Al raggiungimento di un minimo di 10 contenitori vuoti Oscar si prenderà cura di  ritirare la Oscar Box. In alternativa si potrà riconsegnare i contenitori vuoti quando si vorrà presso uno degli store autorizzati i preso un drop-off point Oscar, senza costi aggiuntivi. I contenitori verranno  poi indirizzati verso un centro di lavaggio e disinfezione: in questo modo anche i trasporti saranno ottimizzati, così da ridurre l’impatto ambientale del processo di recupero. Ogni contenitore viene lavato e sterilizzato con macchinari certificati per uso alimentare e farmaceutico, ed ogni lavaggio registrato digitalmente. A quel punto i contenitori vengono nuovamente riempiti e rivenduti senza generare scarti.

Per concludere, i sistemi di deposito cauzionale o Deposit Return Systems – DRS sono da molti esperti indicati come una soluzione necessaria per tagliare la produzione di rifiuti da packaging monouso, soprattutto nei settori della cosmetica e della ristorazione. Il meccanismo è semplice: si incoraggia il consumatore a riportare la bottiglia o il contenitore vuoti chiedendogli una piccola somma di denaro, che verrà restituita appunto alla riconsegna del packaging, o offrendogli un voucher o uno sconto sull’acquisto seguente. Una soluzione in cui guadagnano tutti, eppure non così semplice da applicare.

Leggi anche l’articolo completo su Materia Rinnovabile: “Vuoto a rendere. Come funzionano i sistemi di deposito cauzionale nel mondo


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