ECODESIGN

La fase fondamentale di ideazione di un prodotto per prevedere già quale sarà il suo destino a fine vita rispettando i principi di economia circolare.

La circolarità di un prodotto si determina soprattutto nella fase di ideazione e progettazione, dove vengono decisi alcuni principi utili per far funzionare in maniera circolare tutta la sua vita utile. Per costruire un prodotto bisogna iniziare a pensare nei minimi dettagli quale potrebbero essere gli imprevisti durante la sua vita utile mentre sarà utilizzato per svolgere la sua funzione principale: l’obiettivo è quello di allungare il più possibile il suo utilizzo nel tempo. L’ecodesign si occupa anche e soprattutto della fine vita del prodotto, quando non potrà più essere utilizzato, già in fase di progettazione e ideazione bisogna prevedere come poterlo riutilizzare, riparare, smontare e riciclare i suoi pezzi per impiegarli in altre filiere o cicli produttivi rispettando così a pieno l’economia circolare. 

Il fine vita circolare come primo obiettivo di progettazione

Per evitare di generare rifiuti e diminuirne così il volume, è importante giocare d’anticipo. Bisogna iniziare a pensare al fine vita di un prodotto e del suo destino finale già in fase di progettazione e di design, concentrandosi sulla tipologia di materiali, utilizzando preferibilmente quelli riciclati o di facile riciclo, e sulla riparabilità e sostituibilità di questi. In questo modo si evita l’obsolescenza di un prodotto riducendo la quantità di rifiuti generata. Due importanti modalità di progettazione di un prodotto sono dunque l’Eco-Design e il Re-Design. 

L’Eco-Design significa principalmente progettare un nuovo prodotto per far sì che sia più durevole (es.: shelf life o numero di utilizzi), sia «riparabile», sia più facilmente smontabile, siano agevolmente separabili le sue parti e componenti e, quindi, sia possibile riciclarle, anche collaborando con i propri fornitori per ridurre il consumo di materia in eccesso. 

Il Re-Design consiste invece nel riprogettare un oggetto o un prodotto per renderlo nuovo in modo che abbia una funzione diversa rispetto a quella originale. Questo termine significa testualmente “riprogettare” e rappresenta un nuovo modo di approcciarsi alla creazione di oggetti tramite materiali di recupero in disuso. Tramite questa filosofia di riprogettazione, è possibile ridare vita a tutti quei materiali di recupero – come la carta, il ferro, la plastica, il legno e tanti altri – che normalmente verrebbero considerati scarti. Un esempio di Re-Design viene applicato nell’automotive dalla Renault, che nel suo impianto di produzione di Choisy-Le-Roi, recupera motori di mezzi pesanti riprogettandoli per riutilizzarli in nuovi mezzi di diversa tipologia. Non è solo un metodo di riprogettazione tramite il riciclaggio di materiali, ma una vera e propria filosofia. Infatti, grazie al Re-Design, è possibile stravolgere i consueti canoni del consumismo moderno riducendo drasticamente la produzione di rifiuti.

L’importanza dei Neo-Materiali per un Ecodesign circolare

In un’industria dove l’obiettivo è la riduzione del consumo di materia prima e utilizzo di materiali facilmente riciclabili e di basso impatto ambientale, è fondamentale trovare nuovi materiali che una volta raggiunto il loro fine vita sono facilmente riciclabili riducendo di conseguenza la produzione di rifiuti. I materiali sono quindi i “protagonisti fisici” della produzione industriale, che vengono definiti circular materials perché ottenuti a partire da fonti rinnovabili o rinnovate, e trasformati seguendo logiche di conservazione delle risorse.

FONTE: Neomateriali nell’Economia Circolare di – Genovesi, Pellizzari – Edizioni Ambiente 2017

In quest’ottica, sono state identificate tre grandi famiglie di materiali circolari: bio-based, neo-classici, ex-novo.

  • La prima famiglia include quelle materie che si basano sui cicli naturali di sviluppo nell’ambito del regno vegetale e animale, nonché del mondo dei microorganismi. Sono materie il cui utilizzo è stato rinnovato grazie a processi e a tecnologie che ne hanno esteso le applicazioni a settori nuovi, consentendone uno sfruttamento più intelligente e senza sprechi. 
  • I materiali “neo-classici” sono, invece, quei materiali riciclati e ormai stabilmente entrati in diversi processi produttivi. Il riciclo è una pratica con innumerevoli vantaggi: riduce i danni ambientali provocati da altri tipi di smaltimento, come la discarica o l’incenerimento, riduce il consumo di risorse naturali, abbatte i costi di produzione e le emissioni di CO2 nell’atmosfera.
  • La terza categoria è quella degli “ex novo”. Si tratta di una famiglia estremamente eterogenea, composta da materiali che potremmo definire “finali” perché posizionati al termine delle catene di produzione e smaltimento: scarti provenienti da processi di trasformazione di materie prime bio-based destinate a uso alimentare e cosmetico, reflui da lavorazioni industriali o impianti di depurazione, materiali da demolizione, polveri post-incenerimento e terre di spazzamento strade. È un mondo di materiali considerati a fine corsa, ma che danno invece vita a progetti di riutilizzo a volte molto interessanti in cui, accanto alle tecnologie e ai processi di trasformazione, diviene rilevante lo sviluppo della logistica necessaria alla costruzione di sistemi di raccolta e recupero. 

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