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Come funziona il battery swapping

di Circularity

Data 10/01/2022
Tipo News

Elettrificare una flotta di veicoli comporta una serie di grandi sfide. Tra queste vi è la costruzione della costosa infrastruttura di ricarica per supportarla. Esiste però una tecnologia della sharing economy in grado di ridurre significativamente questa necessità. Vediamo assieme come funziona il battery swapping, e quali sono i suoi benefici rispetto alla ricarica tradizionale di veicoli elettrici.  

una macchina elettrica dentro una stazione di battery swapping
Un’automobile elettrica in una stazione di battery swapping  

Nel battery swapping dei piccoli bracci robotici ricaricano le macchine elettriche rimuovendo le batterie scariche e sostituendole con nuove completamente cariche. L’intero processo richiede circa dieci minuti e avviene all’interno di stazioni delle dimensioni di due parcheggi circa. Le stazioni non richiedono una costruzione permanente e possono essere situate ovunque ci sia accesso alla rete elettrica.   

I vantaggi del battery swapping  

 I vantaggi della ricarica in modalità swapping sono numerosi. Intanto, quando si ricarica rapidamente (collegandosi alle colonnine elettriche) si degrada la batteria a un ritmo molto più veloce rispetto a se si carica lentamente, si eviterebbe poi la necessità di costruire molte stazioni di ricarica e i veicoli potrebbero essere ricaricati in pochi minuti, non ore, esattamente come accade in una normale stazione di rifornimento.  

Il concetto non è nuovo, con la promessa di creare un sistema di swap della durata di 5 minuti la startup Better Place aveva effettuato un giro di finanziamenti di quasi 1 miliardo di dollari, finendo però in bancarotta nel 2013. Nello stesso anno Tesla aveva iniziato a proporre un proprio sistema di battery swapping, riscontrando però un basso interesse tra i suoi utenti. Oggi però il rapido aumento dell’adozione delle auto elettriche richiede la messa in atto di diverse soluzioni di ricarica, in quanto ognuna presenta benefici differenti e può favorire uno specifico tipo di utente. In alcuni paesi lo scambio di batterie è già una realtà: la società Californiana Ample ha appena aumentato il suo finanziamento totale a $280 milioni e sta portando l’idea negli Stati Uniti con cinque stazioni di swap nella zona della baia, mentre in Cina il produttore di veicoli elettrici Nio prevede di raddoppiare la sua rete di stazioni di scambio a 500 unità entro l’anno e di aprire stazioni di battery swapping in Norvegia come parte della sua espansione in Europa.  

La modularità come chiave d’innovazione  

“L’idea è molto, molto semplice: invece di cercare di spostare l’energia sotto forma di… energia, la si sposta fisicamente”, spiega Khaled Hassounah, co-fondatore e CEO di Ample. Secondo lui l’azienda riuscirà dove altri hanno non sono stati in grado grazie alla modularità delle sue batterie per i veicoli elettrici.  Scomporre le batterie in pezzi più piccoli le renderebbe più facili da manovrare e sostituire, consentendo inoltre un loro utilizzo in una più ampia gamma di veicoli. 

Per ora la società non si rivolge ai singoli conducenti, ma si sta ponendo come una soluzione per applicazioni commerciali. Le prime stazioni installate nella baia di San Francisco coinvolgono infatti una flotta di autisti Uber, una partnership che, se saprà dimostrarsi funzionale, potrà dimostrare il valore di queste tecnologie anche per altri tipi di utilizzi.  

In competizione con i combustibili fossili  

Sebbene, in alcune circostanze, il battery swapping abbia i suoi vantaggi rispetto alla più classica ricarica, Ample non pensa di essere in concorrenza con i sistemi di ricarica tradizionali.  “La ricarica – dice Hassounah – ha ancora senso in molte situazioni, specialmente per i conducenti che possono facilmente collegarsi per otto ore o più a casa ogni notte”.  

La vera competizione è con i combustibili fossili, come il gas naturale liquefatto (Gnl), che si sta diffondendo in modo esponenziale nel nostro paese, soprattutto nel mercato dei veicoli pesanti (siamo passati dalla vendita di poche unità nel 2016 a oltre mille nel 2019).  

In conclusione, il battery swapping non sarà forse la soluzione a tutti i problemi della transizione verso la mobilità elettrica, ma potrà di certo giocare il suo ruolo, senza che ciò precluda di mantenere la mente aperta alla ricerca di soluzioni adeguate ad ogni tipo di casistica. 

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