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Esperto risponde

Rottami, il produttore del rifiuto può scegliere di farli diventare sottoprodotti

Un’impresa (codice Ateco 259930) produce rottami e li cede in regime di “reverse charge” (articolo 74, commi 7 e 8 Dpr 633/1972) con regolare fattura. È necessario tenere particolari formulari per tale cessione? Possono essere sottoprodotti?

Risponde Circularity, esperto: Rivista Rifiuti

Il Codice Ateco 259930 è relativo a “Fabbricazione di oggetti in ferro, in rame ed altri metalli”. Quindi, per rispondere al quesito occorre collocarsi nel momento produttivo che genera i metalli come rifiuti. In tal caso, il successivo trasporto deve essere accompagnato dal formulario di identificazione dei rifiuti di cui all’articolo 193, Dlgs 152/2006. Il produttore di tali rottami intesi come rifiuti, se li trasporta da sé, deve anche essere iscritto all’Albo nazionale gestori ambientali (articolo 8, Dm 120/2014). Ovviamente, l’impianto ricevente deve essere espressamente autorizzato dalla Provincia o dalla Regione a ricevere i metalli – rifiuti. L’articolo 193, comma 4, Dlgs 152/2006 esclude dall’obbligo di formulario il trasporto di rifiuti non pericolosi effettuato dal produttore dei rifiuti stessi, in modo occasionale e saltuario, che non eccedano la quantità di 30 kg. o litri. Si ritiene, tuttavia, che tale esenzione sia ben difficilmente applicabile poiché un lavoro di impresa non ha nulla di occasionale e saltuario e come tale, produce i suoi rifiuti in modo continuativo e questi sono avviati a recupero/smaltimento in modo altrettanto continuativo. Inoltre, se i rifiuti in parola provengono da lavorazione artigianale o industriale, l’impresa deve tenere i registri di carico di cui all’articolo 190, Dlgs 152/2006 in qualità di produttore. L’annotazione del registro va fatta entro 10 giorni dalla produzione del rifiuto (carico) e dallo scarico del medesimo (cioè da quando il rifiuto viene caricato su un mezzo di trasporto per essere avviato a recupero). Poiché nel caso di specie, il produttore si occupa anche del trasporto dei rifiuti, costui deve anche tenere il registro di carico e scarico in qualità di trasportatore (possono essere barrare le corrispondenti caselle sul frontespizio di un unico registro – Cfr. Circolare Ambiente/Industria 4 agosto 1998). Ove la produzione annua di rifiuti non ecceda la quantità di 10 tonnellate (se non pericolosi) o di 2 tonnellate (se pericolosi) l’impresa che li produce può adempiere all’obbligo della tenuta del registro “anche tramite le associazioni di categoria interessate o loro società di servizi che provvedono ad annotare i dati previsti con cadenza mensile, mantenendo presso la sede dell’impresa copia dei dati trasmessi” (articolo 190, comma 4, Dlgs 152/2006). Il produttore può decidere, tuttavia, di operare sui propri scarti al fine di renderli sottoprodotti. In tal caso, ove dia concreta prova della sussistenza di tutte le quattro condizioni previste dall’articolo 184-bis, comma 1, Dlgs 152/2006 per la venuta ad esistenza del sottoprodotto, il rifiuto non si genera. Questo significa che per la sua gestione e movimentazione non sono richieste autorizzazioni e scritture di carattere ambientale. A tal fine, si segnala la possibilità di fornire la prova richiesta per la venuta ad esistenza del sottoprodotto mediante la procedura di cui al Dm 13 ottobre 2016, n. 264 e la Circolare Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare 30 maggio 2017 – prot. 7619.

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