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Il Glossario di Circularity

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SOSTENIBILITA’

Il concetto di sostenibilità può essere inteso come la capacità di soddisfare i propri bisogni senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri. Questo concetto è alla base della definizione di sviluppo sostenibile e della relativa agenda. La sostenibilità ad oggi è concepita in un’ottica integrata di più componenti quali economia, ambiente e società.

I Sustainable Developement Goals (SDGs) sono i 17 obiettivi contenuti nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, che dovranno essere raggiunti entro il 2030. Tali obiettivi interessano tutti gli aspetti della vita umana e del sistema nel quale viviamo. Per il loro raggiungimento non viene fatta alcuna distinzione tra paesi in via di sviluppo, in transizione e sviluppati, poiché tutti sono chiamati a contribuire allo sforzo necessario per la transizione proposta dall’Agenda 2030.

L’agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un documento adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 settembre del 2015. Questa si compone di 17 obiettivi denominati Sustainable Developement Goals (SDGs) e 169 sotto-obiettivi da raggiungere entro il 2030. Mediante tale documento viene superato il concetto della sostenibilità come mera questione ambientale, proponendo invece una visione integrata che comprende economia, società, ambiente e istituzioni.

La prima definizione di Sviluppo Sostenibile, si deve al rapporto proposto dalla World Commission on Environment and Developement (WCED) nel 1987 “Our Common Future” altresì noto come rapporto Brundtland. Secondo tale documento, per sviluppo sostenibile si intende “uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità che le generazioni future riescano a soddisfare i propri”.

La carbon footprint (in italiano impronta di carbonio) può essere definita come la misura attraverso la quale esprimere le emissioni totali di gas clima alteranti (espresse in CO2 equivalente), associate direttamente o indirettamente ad un prodotto, un’organizzazione o un servizio. In merito ai prodotti tale misura può essere effettuata sulla base dello standard ISO 14067 mentre, per quanto riguarda le organizzazioni, lo standard di riferimento è rappresentato dalla famiglia delle ISO 14064.

La Carbon Neutrality può essere definita come il bilanciamento tra le emissioni clima alteranti residue e le attività di rimozione dall'atmosfera. Questo termine si riferisce ad una organizzazione (o prodotto) il cui contributo netto in termini di emissioni clima alteranti in atmosfera sia pari a zero.

La neutralità climatica può essere definita come una condizione in cui le attività umane non determinano alcun effetto netto sul sistema climatico. Per il raggiungimento di tale condizione sono richieste zero emissioni nette, ovvero che le emissioni antropogeniche residue di gas a effetto serra nell’atmosfera siano bilanciate dalle rimozioni antropogeniche in un dato periodo.

La definizione di Earth Overshoot Day (EOD) è stata proposta per la prima volta da Andrew Simms membro del think tank britannico New Economics Foundation. L’Overshoot day rappresenta la data nella quale la domanda di risorse e servizi dell’umanità, supera la capacità rigenerativa del nostro pianeta in quel determinato anno.

La Corporate Social Responsibility (CSR) rappresenta nello specifico una forma di responsabilità volontaria che le imprese possono assumere nei confronti dei propri stakeholders quali azionisti, clienti, dipendenti, fornitori e comunità locale. Tale approccio si traduce nell’adozione di una strategia aziendale che sappia coniugare obiettivi economici, sociali e ambientali

Il bilancio sociale (o bilancio di sostenibilità), è un documento rivolto a tutti gli stakeholder ovvero a tutti quei soggetti con cui l’azienda, durante la propria attività, entra in contatto, con l’obiettivo di descrivere gli impatti economici, ambientali e sociali causati dalle attività della stessa. La direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, recepita in Italia mediante decreto legislativo del 30 dicembre 2016 n. 254, ha reso obbligatoria per alcune categorie di imprese la redazione di tale dichiarazione individuale di carattere non finanziario.

Il concetto di materialità è uno dei principi cardine della rendicontazione in materia di sostenibilità. L’analisi di materialità ha l’obiettivo di determinare quali tematiche (tra quelle inerenti alla sostenibilità) siano rilevanti per l’organizzazione oggetto del report. Le tematiche individuate come tali e su cui le attività dell’organizzazione hanno un impatto significativo, rappresentano quindi le tematiche materiali.



ECONOMIA CIRCOLARE

L’economia circolare può definirsi come un sistema pensato appositamente per rigenerarsi da solo, caratterizzandosi per l’impiego di due principali tipologie di materiali: biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera; tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Tale sistema è dunque progettato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, con l’obiettivo di ridurre al massimo gli sprechi.

Rappresenta l’attuale modello di produzione, il quale è basato su tre pilastri fondamentali: estrarre (take), produrre (make) e smaltire (dispose). Il sistema così delineato richiede l’accesso ad una grande quantità di materie prime ed energia, determinando ingenti pressioni ambientali.

Il concetto di simbiosi industriale risulta essere centrale nella disciplina emergente dell’ecologia industriale. Tale concetto si riferisce alla “collaborazione” tra industrie, tradizionalmente separate, al fine di promuovere vantaggi competitivi mediante lo scambio di materia, energia, acqua e/o sottoprodotti. Tra gli aspetti chiave che ne consentono la piena realizzazione ci sono la cooperazione tra imprese e lo sviluppo di sinergie che facciano leva sull’economicità e prossimità geografica.

Il Green Deal Europeo rappresenta la nuova strategia di crescita presentata l’11 dicembre 2019 dalla Commissione Europea. Questa ha l’obiettivo di trasformare l’UE in una società equa e prospera, dotata di un’economia moderna in cui la crescita sia disaccoppiata dall’uso delle risorse, competitiva ed efficiente nonché carbon neutral entro il 2050.

GREEN DEAL INVESTMENT PLAN
Il piano di investimenti del Green Deal europeo (EGDIP, European Green Deal Investment Plan), altresì indicato come piano di investimenti per un'Europa sostenibile (SEIP, Sustainable Europe Investment Plan), è stato presentato il 14 gennaio 2020 e rappresenta un elemento cardine del Green Deal proposto dalla Commissione. Nello specifico questo prevede la mobilitazione di almeno 1 000 Mrd di € in investimenti sostenibili nel corso del prossimo decennio, al fine di realizzare gli obiettivi individuati dal Green Deal europeo.

Un’economia verde (green economy) può essere definita come il sistema economico capace di generare dei miglioramenti in termini di benessere umano ed equità sociale, in grado di ridurre sensibilmente i rischi ambientali e contrastare la scarsità di risorse. In parole più semplici essa può essere pensata come un’economia a bassa intensità di carbonio, efficiente nell’utilizzo delle risorse e socialmente inclusiva.

Con il termine sharing economy (economia condivisa), si intende un sistema economico maggiormente efficiente nell’utilizzo delle risorse e caratterizzato da una gestione differente non solo dei beni fisici (quali ad esempio mezzi di trasporto, vestiti, accessori), bensì anche di prodotti digitali, spazi, competenze, idee e denaro. La struttura della sharing economy pone inoltre un forte accento sull’importanza delle relazioni sociali nella vita economica.

Con il termine decoupling viene indicata la separazione tra crescita economica e pressione sull’ambiente. Tale fenomeno si verifica quando, in un dato periodo, il tasso di crescita della pressione ambientale (misurata mediante indicatori quali ad esempio i livelli di emissioni clima alteranti), risulta inferiore alla crescita del flusso economico (misurato mediante indicatori quale il PIL) che ne è causa.

DECOUPLING ASSOLUTO
Il decoupling viene definito assoluto quando il flusso economico (ad esempio il PIL) presenta un tasso di crescita positivo e, allo stesso tempo, la pressione ambientale (ad esempio le emissioni clima alternati) risulta stabile o addirittura caratterizzata da un trend negativo.

DECOUPLING RELATIVO
Il fenomeno di decoupling viene definito relativo quando si evidenzia un aumento della pressione ambientale, misurata mediante apposito indicatore, ma ad un tasso inferiore rispetto alla crescita dell’indicatore economico.

L’iniziativa, pubblicata per la prima volta nel 2018 durante il World Annual Forum di Davos, fornisce un quadro conoscitivo sullo stato di avanzamento dell’economia circolare a livello globale, presentando degli specifici approfondimenti in merito al divario di circolarità dei singoli paesi e settori.

Con il termine Eco design (in italiano progettazione ecocompatibile), si intende l’integrazione di considerazioni ambientali nella progettazione dei prodotti, al fine di migliorarne le performance ambientali lungo l’intero ciclo di vita.

Secondo l’approccio C2C (Cradle to Cradle), rispetto al riciclo convenzionale, la qualità delle materie prime impiegate nella produzione di beni, viene mantenuta nel corso dei molteplici cicli di vita dei prodotti. In quest’ottica, i processi di produzione, l’uso e la riutilizzazione dei prodotti vengono disegnati per conservare il livello di qualità della materia prima nell’arco di innumerevoli cicli di vita, evitando così la produzione di rifiuti.

Il Life Cycle Thinking (LCT) è l’approccio mediante il quale analizzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale di prodotti, servizi, tecnologie e sistemi, considerandone l’intero ciclo di vita (estrazione delle materie prime, produzione, uso, distribuzione e fine vita). Gli strumenti principali attraverso cui tale approccio viene applicato sono rappresentati dal Life Cycle Assessment (LCA), Life Cycle Costing e Social-LCA.

L’approccio Life Cycle Assessment (LCA) rappresenta il principale strumento operativo del Life Cycle Thinking. Tale metodologia, regolamentata dalle norme della famiglia ISO 14040, permette la valutazione e quantificazione dei carichi energetici e ambientali imputabili ad un prodotto, processo o servizio considerandone l’intero ciclo di vita, ovvero dall’approvvigionamento delle materie prime, passando per la fase di utilizzo fino al fine vita.

SOCIAL LCA
La Social LCA può essere definita come la metodologia di valutazione degli impatti sociali negativi e positivi, derivanti da un prodotto o servizio nel suo intero ciclo di vita e in relazione ai diversi gruppi di portatori di interesse coinvolti. Tale strumento si pone quindi come obiettivo ultimo quello di promuovere il miglioramento delle prestazioni socioeconomiche di prodotti e servizi lungo l’intero ciclo di vita.

Il Life Cycle Costing rappresenta uno degli strumenti applicativi del Life Cycle Thinking. Nello specifico si pone come metodologia di valutazione per la determinazione del costo globale di un prodotto o servizio, considerando il suo intero ciclo di vita.



CERTIFICAZIONI

La norma definisce i requisiti che dovranno essere rispettati ai fini dell’ottenimento di una certificazione di prodotto o processo. A livello nazionale l’ente di normazione è rappresentato da UNI (Ente Italiano di Normazione), a cui spetta il compito di elaborare e pubblicare i documenti normativi volontari (norme UNI, specifiche tecniche, rapporti tecnici e prassi di riferimento) applicabili in tutti i settori industriali, commerciali e del terziario.

La certificazione è una procedura con cui una parte terza indipendente assicura che un prodotto, un servizio, un processo o una persona siano conformi ai requisiti specificati nella norma di riferimento.

La certificazione di prodotto è una forma di “assicurazione diretta”, realizzata da un organismo accreditato di terza parte, indipendente rispetto a chi vende e produce, mediante la quale si accerta il rispetto dei requisiti previsti dalle direttive europee e/o internazionali.
La certificazione di prodotto può essere cogente o volontaria. Nel primo caso è un requisito obbligatorio previsto dalla legge e il prodotto non può essere commercializzato se prima non viene sottoposto da un organismo notificato a tutte le verifiche necessarie (per esempio nel caso di apparecchiature a gas, i dispositivi medici, attrezzature sotto pressione, alcuni prodotti da costruzione ecc.).
Nel caso della certificazione volontaria è il produttore che decide in modo spontaneo di far verificare i suoi prodotti da un organismo di terza parte, al fine di avere un'ulteriore garanzia della qualità dei propri prodotti e offrire al mercato uno strumento di selezione, trasparente e immediato, nella fase di acquisto.

La certificazione di sistema (o di processo) è una forma di “assicurazione indiretta”, che garantisce la capacità gestionale di un'organizzazione in merito alle proprie risorse e ai propri processi produttivi. Fanno parte di questa famiglia i sistemi di gestione per la qualità (UNI EN ISO 9001), per l'ambiente (UNI EN ISO 14001), per la sicurezza delle informazioni (UNI CEI ISO IEC 27001) e per la sicurezza alimentare (UNI EN ISO 22000).

ISO è un’organizzazione internazionale non-governativa, che include 164 Enti di normazione di altrettanti paesi. Quest’ultima rappresenta la principale organizzazione mondiale nello sviluppo di Standard Internazionali Volontari. L’Italia è rappresentata presso tale organizzazione da UNI (Ente Italiano di Normazione).

I GRI Sustainability Reporting Standard sono le prime e più utilizzate linee guida a livello mondiale per la rendicontazione in materia di sostenibilità. Gli standard GRI sono pensati nello specifico per essere adoperati dalle organizzazioni per redigere i report relativi agli impatti su economia, ambiente e società.

La certificazione della responsabilità sociale d’impresa, si basa sullo standard internazionale SA 8000 elaborato per la prima volta nel 1997 dalla ONG Social Accountability International (SAI). Lo standard si rivolge alle organizzazioni che vogliano certificare la corretta gestione dei rapporti di lavoro all’interno della loro sfera di controllo nonché le iniziative messe in campo per un loro costante miglioramento.



RIFIUTI

Per rifiuto si intende (secondo quanto previsto dalla normativa italiana all’articolo 183, comma 1, lettera a) del D.lgs. 152/06), "qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi".

GESTIONE DEI RIFIUTI
Per gestione si intende: la raccolta, il trasporto, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario.

Per recupero si intende qualsiasi operazione il cui principale risultato sia di permettere ai rifiuti di svolgere un ruolo utile, sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati per assolvere una particolare funzione o di prepararli ad assolvere tale funzione, all’interno dell’impianto, dell’azienda o nell’economia in generale. Le diverse tipologie di operazioni di recupero sono riportate nell’allegato C alla parte quarta del D.lgs. 152/06

La normativa italiana, accanto alla definizione di rifiuto, introduce il concetto di sottoprodotto, che viene così descritto nell'articolo 183 bis (comma 1, lettera a) del D.Lgs. 152/06:

"E’ un sottoprodotto e non un rifiuto, la sostanza o l’oggetto, che soddisfa tutte le seguenti condizioni:
a) la sostanza o l'oggetto è originato da un processo di produzione, di cui costituisce parte integrante, e il cui scopo primario non è la produzione di tale sostanza od oggetto;
b) è certo che la sostanza o l'oggetto sarà utilizzato, nel corso dello stesso o di un successivo processo di produzione o di utilizzazione, da parte del produttore o di terzi;
c) la sostanza o l'oggetto può essere utilizzato direttamente senza alcun ulteriore trattamento diverso dalla normale pratica industriale;
d) l’ulteriore utilizzo è legale, ossia la sostanze o l’oggetto soddisfa, per l’utilizzo specifico, tutti i requisiti pertinenti riguardanti i prodotti e la protezione della salute e dell’ambiente e non porterà a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana."

Una materia prima seconda è ottenuta da rifiuti che, a seguito di specifiche operazioni di recupero, perdono appunto la qualifica rifiuto e possono essere utilizzati per successivi impieghi o altri processi produttivi.

La cessazione della qualifica di rifiuto (End of Waste) si ha quando un rifiuto è stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo e quest’ultimo soddisfi i requisiti previsti dall’articolo 184-ter, comma 1 del D.lgs. 152/06.