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Tessile

Fai parte della filiera del tessile-abbigliamento?
Circularity la esamina partendo dalla produzione della fibra, per arrivare, dopo la fabbricazione del prodotto e il suo utilizzo, alla gestione del post-consumo, pensando ad un eventuale riutilizzo o riciclo all’interno, come la scelta di materiali second life e la ricerca di metodi facilitanti le fasi di riuso e riciclo.

Direttive e Obiettivi Europei

Promuovere un nuovo modello organizzativo e di utilizzo

La direttiva vigente prevede:

  • Istituzione della raccolta differenziata per il tessile già in vigore dal 1 gennaio 2015!
  • Adottare misure volte a diminuire la produzione di rifiuti tessili e misure necessarie per garantirne il riutilizzo, il riciclaggio o altre operazioni di recupero a norma.
Il fine ultimo è intercettare le oltre 90.000 tonnellate di rifiuti di abbigliamento da discariche e inceneritori e garantire che vengano smaltiti solo una minima quantità di tessuti.

Come?

Ridurre l'impronta di carbonio e l’impronta idrica, prevenendo gli sprechi in tutta la supply chain.

01

Incoraggiare la progettazione ecocompatibile nell’impiego delle risorse, l’eco-design, il riciclaggio delle fibre tessili.

02

Incoraggiare nuovi modelli di servizio, che promuovano le pratiche di riutilizzo e riparazione.

03

Sensibilizzare i consumatori, aiutandoli attivamente a mantenere i prodotti in uso il più a lungo possibile.

04

CRITICITÀ DEL SETTORE

La seconda industria più inquinante del mondo

Il settore della moda e del tessile è tra le industrie più inquinanti del mondo, seconda soltanto a quella del petrolio. In questo settore è importante avere residui di produzione e scarti puliti, ed è per questo che è necessaria la gestione della trasformazione chimica per consentire il successivo passaggio al riuso. Partendo dall'acquisizione delle materie prime, passando dalla produzione tessile, per arrivare allo smaltimento del prodotto, l'impatto ambientale della fast fashion e del ciclo produttivo del mondo della moda è molto alto:

0
Mln/t

RISORSE NON RINNOVABILI

L'industria tessile utilizza risorse non rinnovabili, 98 milioni di tonnellate in totale all'anno, compreso il petrolio per produrre fibre sintetiche, fertilizzanti per crescere cotone e prodotti chimici per produrre, tingere e finitura di fibre e tessuti.

0
Mld

METRI CUBI DI ACQUA USATA

Per la produzione di tessuti si serve di 93 miliardi di metri cubi di acqua all'anno (compresa la coltivazione del cotone)

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Mld di t

EMISSIONI DI GAS SERRA PER LA PRODUZIONE

Le emissioni di gas a effetto serra dalla produzione tessile hanno raggiunto 1,2 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente: 23 kg di gas serra per ogni kg di tessuto prodotto.

0
%

VESTITI IN DISCARICA

La maggior parte dei capi d’abbigliamento dismessi finiscono in discarica.

0
Mld €

PERDITA ECONOMICA PER MANCATO RICICLO

Meno di 1 capo su 10 viene riutilizzato per creare un nuovo prodotto, determinando una perdita economica in termini di materiali non recuperati, stimata in oltre 100 miliardi di euro all’anno.

0
t

PLASTICA NEGLI OCEANI

A causa dei lavaggi industriali dei tessuti, 0.5 milioni di tonnellate di microfibre di plastica si riversano negli oceani.


Esempi virtuosi

Alcune aziende hanno fatto del loro business un esempio virtuoso di applicazione dell’economia circolare. Grazie ad una visione d’insieme sistemica sono riuscite a sfruttare le proprie risorse per trarne vantaggi per sé e per l’ambiente

da viti
a pelle vegetale
Alcune aziende hanno trasformato in pelle 100% vegetale gli scarti della produzione vinicola, come le fibre e gli oli vegetali presenti nella vinaccia. La pelle così prodotta si contraddistingue per bassi costi di produzione, facile lavorazione e alta qualità. A differenza della pelle tradizionale, non richiede acqua e petrolio per essere lavorata e non ha impatti negativi sugli ecosistemi, in quanto non utilizza prodotti chimici inquinanti.
da agrumi
a filati
Alcune aziende sono riuscite a riutilizzare gli scarti della produzione agrumicola creando un filato biodegradabile. Per la sua produzione vengono utilizzati gli scarti della spremitura degli agrumi, di cui l’Italia ha una grande disponibilità e la cui produzione annuale è stimata in circa un milione di tonnellate.
da scarti di plastica
a plastica riciclata
Come risolvere il problema della plastica negli oceani? Alcune aziende sono riuscite a realizzare un nuovo prodotto di plastica dello stesso materiale derivante dal riciclo di rifiuti raccolti in mare (vecchie reti da pesca, altro nylon di scarto e bottiglie). Un esempio è la realizzazione di un costume da bagno attraverso il riciclo di 11 bottiglie.

FONTI:

  • www.europarl.europa.eu
  • Direttiva Parlamento europeo e Consiglio Ue 2018/851/Ue: https://eur-lex.europa.eu
  • Ellen MacArthur Foundation, A new textiles economy: Redesigning fashion’s future, (2017, http://www.ellenmacarthurfoundation.org/publications)
  • McKinsey & Company (2016), Style that’s sustainable: A new fast-fashion formula. By Nathalie Remy, Eveline Speelman, and Steven Swartz, October 2016

Ora che hai scoperto tutti i vantaggi economici e ambientali riservati alla tua azienda, entra anche tu a far parte dell'ECONOMIA CIRCOLARE!

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