L’economia circolare è un nuovo modello di produzione e consumo che mira a garantire una crescita sostenibile nel tempo. Per definizione l’economia circolare promuove l’ottimizzazione delle risorse, la riduzione del consumo di materie prime e di produzione dei rifiuti, riciclandoli o dando loro una nuova vita per trasformarli in nuovi prodotti. Si tratta di allontanarsi dalla classica economia lineare, verso una circolare basata sul principio della “chiusura del ciclo di vita” di prodotti, servizi, rifiuti, materiali, acqua ed energia.
L’obiettivo dell’economia circolare è quindi quello di sfruttare al meglio le risorse materiali a nostra disposizione, estendendo il ciclo di vita dei prodotti. L’idea nasce dall’imitazione della natura, dove tutto ha un valore e tutto viene utilizzato, dove i rifiuti diventano una nuova risorsa. In questo modo si mantiene l’equilibrio tra progresso e sostenibilità.
L’economia circolare è l’intersezione di aspetti ambientali, economici e sociali.
Il sistema lineare della nostra economia (estrazione, produzione, utilizzo e smaltimento) ha raggiunto i suoi limiti. L’esaurimento di molte risorse naturali è imminente, la quantità di rifiuti che produciamo ha raggiunto livelli insostenibili. L’economia circolare propone un nuovo modello di società che utilizza e ottimizza gli stock e i flussi di materiali, energia e rifiuti, puntando all’efficienza delle risorse e dei processi produttivi.
Come suggerisce il nome, l’essenza di questo modello è che le risorse vengano mantenute nell’economia il più a lungo possibile, promuovendo un riutilizzo dei rifiuti come materia prima per altre industrie.
I rifiuti di alcuni diventano dunque una risorsa per altri. Nell’economia circolare, il prodotto deve essere progettato per essere decostruito. L’economia circolare riesce a trasformare i nostri rifiuti in materie prime, un sistema paradigmatico per il futuro. Infine, è un sistema che genera occupazione locale e non può essere delocalizzato.
L’economia circolare genera posti di lavoro. Il settore della gestione dei rifiuti rappresenta migliaia di posti di lavoro in Italia.
In un contesto di scarsità e di costi fluttuanti delle materie prime, l’economia circolare contribuisce alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla reindustrializzazione del territorio nazionale.
L’economia circolare si basa su diversi principi:
L’economia circolare si rivolge agli attori pubblici responsabili dello sviluppo sostenibile e dell’uso del territorio, alle imprese che cercano di ottenere risultati economici, sociali e ambientali e alla società, che deve interrogarsi sui suoi reali bisogni.
Per quanto riguarda il settore privato, sono diverse le imprese che possono fornirci degli esempi di economia circolare applicata. Dall’edilizia all’agroalimentare, dal tessile alla plastica fino alla ristorazione, sulle nostre pagine abbiamo parlato molto di come i settori più diversi possono applicare i principi di questo nuovo modello produttivo, riducendo significativamente il loro impatto ambientale.
Alcune aziende dell’agri food, ad esempio, utilizzano i sottoprodotti della lavorazione del grano o mais per produrre cellulosa destinata alla lavorazione della carta.
Nell’edilizia ci sono invece aziende che, utilizzando una miscela di rifiuti agricoli, funghi e trucioli di legno, costruiscono pannelli acustici e packaging. Il processo richiede tempi brevi e non produce rifiuti né emissioni e i materiali così ottenuti hanno le stesse prestazioni di quelli in plastica.
Lo sviluppo dell’economia circolare contribuisce a ridurre l’uso delle risorse, la produzione di rifiuti e il consumo di energia. Può inoltre svolgere un ruolo nel riorientamento produttivo dei Paesi. Oltre ai benefici ambientali, questa attività emergente crea ricchezza e occupazione (anche nell’economia sociale) in tutto il mondo.
Ogni anno, in Europa, ogni persona consuma circa 14 tonnellate di materia, producendo 5 tonnellate di rifiuti, di cui quasi la metà finisce in discarica.
L’economia circolare e l’efficienza delle risorse sono un argomento fortemente economico e commerciale. Infatti, la Commissione europea ha adottato l’efficienza delle risorse come pilastro centrale della sua strategia economica.
La parte integrante dell’approccio dell’UE all’efficienza delle risorse prevede il passaggio da un’economia lineare – in cui i materiali vengono estratti dalla terra per realizzare i prodotti, utilizzati e poi smaltiti – a un’economia circolare – in cui i rifiuti e i sottoprodotti, provenienti dalla fine del ciclo di vita dei prodotti usati, rientrano nel ciclo produttivo come materie prime secondarie. In definitiva, l’utilizzo dei rifiuti come principale fonte di materie prime affidabili è essenziale per l’Unione Europea.
Questa strategia è stata sviluppata in una serie di azioni come la pubblicazione, nel dicembre 2015, della comunicazione “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare“, che definisce la transizione dell’Europa verso un’economia più circolare. Questo piano d’azione si è concretizzato nella revisione orientata alla circolarità delle direttive sui rifiuti e nell’adozione della nuova direttiva sulla plastica.
Recentemente, nel 2019 e nel 2020, hanno visto la luce due nuovi strumenti strategici:
Conclusione: perché è importante adottare l’economia circolare
Il modello economico attuale è un modello lineare, basato su “prendere-produrre-consumare-smaltire”. Questo modello è aggressivo dal punto di vista ambientale e impoverisce le fonti di approvvigionamento di materiali ed energia. Inoltre, in questo tipo di economia vi è una forte dipendenza dalle materie prime, che comporta un rischio associato all’approvvigionamento, prezzi elevati e altamente volatili, nonché una significativa riduzione del capitale naturale, oltre alle conseguenti perdite economiche. È quindi necessario avviare una transizione da un’economia lineare a un’economia circolare.