Lo scorso 4 maggio la Germania aveva già superato i suoi limiti ecologici. Questo precoce Overshoot day – ovvero il giorno in cui la domanda di risorse e servizi ecologici del Paese in un determinato anno ha superato quella che il pianeta può rigenerare nell’arco del medesimo anno – è la sentinella di un’economia ancora troppo lineare, improntata più sul consumo di materie prime che sul loro riutilizzo e riciclo.
Un segnale allarmante che Indeed (azienda globale di design e innovazione per l’economia circolare) ha riscontrato nei report di sostenibilità di 40 tra le maggiori società tedesche quotate alla borsa di Francoforte. Tra obiettivi poco ambiziosi e la mancanza di strategie, il report INDEED Circularity Index 2024 dimostra come in Germania la strada versa la circolarità sia ancora molto lunga.
Secondo il white paper di Indeed, il 79% delle aziende DAX 40 (l’indice azionario Deutscher Aktien Index) continua a seguire un modello lineare. Questa maggioranza si divide in due gruppi: coloro che lavorano in modo ambizioso per ridurre la propria impronta di CO₂ e coloro che invece hanno iniziato a decarbonizzare le proprie attività con ritardo oppure non hanno presentato finora strategie ambiziose.
Oltre la metà (51%) delle aziende si sta impegnando attivamente nell’adottare modelli di business circolari. Tuttavia solo il 13% del totale si è posto target specifici. Il 36% del totale delle aziende non ha annunciato ancora alcun impegno o obiettivo. Secondo gli analisti di Indeed si registra anche una mancanza di trasparenza nella rendicontazione: solo 7 aziende su 15 riportano con chiarezza i progressi.
Tra le aziende più virtuose identificate da Indeed troviamo la società di telecomunicazioni Deutsche Telekom , inclusa tra i Circular Transformator, ovvero quelle realtà che si concentrano sulla conservazione del valore di un prodotto durante l’intero ciclo vita. Implementano varie strategie, come i programmi di ritiro per il ricondizionamento e la riparazione dei prodotti o dei pezzi di ricambio, ed esplorano modelli innovativi come il “product as a service”, collaborando con altri partner per creare sistemi a ciclo chiuso per i flussi di materiali ed energia.
Tra i leader della circolarità ci sono anche BMW, Siemens, Adidas che secondo l’analisi stanno già contribuendo in modo significativo al raggiungimento dell’obiettivo dell’Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento globale a un massimo di 2°C.
Meno performative sono le aziende categorizzate come Circular Followers, ovvero quelle realtà che condividono target di circolarità simili ai player più virtuosi, ma i cui sforzi ambientali non limitano in modo significativo il riscaldamento globale.
Tra i tradizionalisti dell’economia lineare, invece, ci sono compagnie del calibro di Vonovia che nel settore del real estate residenziale segue i generali principi di sostenibilità , ma non ha annunciato obiettivi o misure circolari specifiche.
Secondo lo Status Report dell’economia circolare tedesca, sono circa 10.000 le aziende private e pubbliche che si occupano delle oltre 400 milioni di tonnellate di rifiuti raccolti, selezionati e riciclati ogni anno. Queste attività danno lavoro a circa 315.000 persone.
Nel 2022 l’import di materie prime seconde ha toccato i 16 miliardi di euro di valore, l’export 18. Tuttavia, nonostante i dati di una filiera in crescita, il tasso di circolarità della Germania non supera il 13,4%, poco sopra la media europea (12.8%).
Nell’ultimo Circularity Gap, realizzato dal think-tank Circle Economy, la Germania è inclusa tra gli shift countries, ovvero quei paesi come UK, USA, Giappone, Canada, Australia che contribuiscono di più al superamento dei limiti planetari.
A fronte di una popolazione che rappresenta il 17% di quella globale, gli shift countries producono il 43% delle emissioni e consumano un quarto di tutte le materie prime.
Questi paesi sono arrivati a un punto del loro sviluppo in cui l’accelerazione di produzione e consumo non porta più nessun miglioramento nel benessere delle persone. La sfida per loro è dunque diminuire drasticamente l’utilizzo di materiali e risorse passando a modelli di consumo circolari.