Aumento di costi energetici, catene del valore interrotte e prezzi delle materie prime alle stelle: per il mondo delle bioplastiche il biennio pandemico dal 2020-2021 è stato incerto e stagnante. Oggi però parliamo di uno scenario di netta ripresa con la capacità produttiva globale che nel 2022 è tornata a crescere stabilmente, e non di poco. La capacità produttiva globale di bioplastica è destinata ad aumentare in modo significativo da 2,18 milioni circa di tonnellate nel 2023 a 7,43 milioni circa di tonnellate nel 2028.
A dirlo è il rapporto della European Bioplastics (EUBP), l’associazione europea della filiera delle bioplastiche, presentato durante l’EBC23, il più importante forum di business e di dialogo del settore delle bioplastiche in Europa, che si è svolto a Berlino il 12 e 13 dicembre.
Quest’anno, per la prima volta, il rapporto include un approfondimento sui dati di produzione. Il confronto tra le capacità produttive e la produzione effettiva nel 2023 mostra che l’industria delle bioplastiche sta producendo quasi a piena capacità. Sebbene vari da un polimero all’altro, dal 60% al 100%, il tasso di utilizzo medio nel 2023 è dell’82% (produzione di 1,79 tonnellate contro capacità di produzione di 2,18 tonnellate).
Le bioplastiche vengono utilizzate per una crescente varietà di applicazioni, che vanno dagli imballaggi e prodotti di consumo all’elettronica, dall’automotive al tessile e molto altro. Gli imballaggi rimangono ancora il segmento più importante per le bioplastiche, occupando il 43% (934.000 tonnellate) del mercato totale delle bioplastiche nel 2023.
“Mentre l’adozione del regolamento sugli imballaggi e rifiuti di imballaggio è ancora in discussione all’interno delle istituzioni dell’UE, i dati mostrano che le bioplastiche hanno un futuro nel settore degli imballaggi, sostituendo i materiali non riciclabili e aiutando a eliminare gradualmente le opzioni basate sui fossili”, spiega Hasso von Pogrell, amministratore delegato di European Bioplastics
Grazie al forte sviluppo di polimeri come i PHA (poliidrossialcanoati), l’acido polilattico (PLA), le PA biobased (poliammidi) e alla costante crescita del polipropilene biobased (PP), esistono alternative in bioplastica per quasi tutti i materiali plastici convenzionali e le relative applicazioni.
Con il 48% (1 milione di tonnellate) del mercato totale, gli imballaggi rimangono il maggiore campo di applicazione delle bioplastiche. I dati confermano inoltre che i materiali bioplastici vengono già utilizzati in molti altri settori e che il portafoglio di applicazioni continua a diversificarsi. Segmenti come automotive, trasporti, agricoltura ed elettronica continueranno ad aumentare moderatamente la loro quota relativa nei prossimi anni.
L’Asia rimane il principale polo produttivo, con poco più del 40% delle bioplastiche attualmente prodotte in questa regione. Percentuale che, anche grazie alla riduzione della quota occupata dal Vecchio Continente (25%), potrebbe addirittura crescere di ulteriori venti punti.
Un dato che secondo von Pogrell pone l’Europa a un bivio. “Nei prossimi anni assisteremo a un aumento impressionante della produzione di bioplastiche. Tuttavia, la grande domanda è: l’Europa vuole ancora giocare un ruolo significativo nel campionato mondiale delle bioplastiche o rinuncia alla sua leadership nel campo dei materiali innovativi e sostenibili? Gli investimenti nelle infrastrutture e nella ricerca richiedono le giuste condizioni politiche ed economiche. Pertanto, i responsabili politici europei dovrebbero sfruttare le numerose iniziative legate al Green Deal europeo per riconoscere e promuovere chiaramente le plastiche biobased e compostabili”.
Si stima che i terreni utilizzati per la coltivazione di materie prime rinnovabili per la produzione di bioplastichesaranno 0,8 milioni di ettari nel 2022 e continueranno a rappresentare solo poco più dello 0,01% dell’area agricola globale, che è pari a 5 miliardi di ettari. Se le previsioni di crescita saranno confermate, anche la quota di utilizzo del suolo per le bioplastiche aumenterà, però senza superarlo 0,06%.
“In relazione alla superficie agricola disponibile, questa quota è ancora minima. Non c’è quindi competizione tra le materie prime rinnovabili per l’alimentazione umana e animale e la produzione di bioplastiche”, afferma von Pogrell, “Oltre il 90% dell’area agricola globale è utilizzata per pascoli, mangimi e alimenti. Questo aspetto è di fondamentale importanza anche nel dibattito politico relativo ai terreni utilizzati per le industrie biobased”.