La transizione circolare in Germania si basa finalmente su un piano chiaro. Il 4 dicembre 2024 il governo tedesco ha infatti ufficialmente adottato la National Kreislaufwirtschaftsstrategie, la strategia nazionale tedesca per l’economia circolare che stabilisce obiettivi a medio e lungo periodo su diversi fronti: dalla riduzione dell’uso delle materie prime al riciclo, fino alla prevenzione nella produzione rifiuti.
Nel presentare la strategia alla stampa la ministra dell’Ambiente Steffi Lemke ha dichiarato che l’economia tedesca estrae e spreca troppo materia prima: l’economia del futuro è circolare. Berlino proverà a favorire il disaccoppiamento tra la crescita economica e l’uso delle risorse in vari settori tra cui quello delle costruzioni, del tessile e la plastica.
I traguardi, fissati per il 2030 e il 2045, saranno raggiunti attraverso misure come requisiti di durata, riparabilità, qualità e riutilizzabilità dei prodotti. Il governo prenderà anche in considerazione la creazione di standard per i prodotti di seconda mano, l’introduzione di passaporti digitali per le risorse, l’imposizione di quote di riciclo e l’adozione di acquisti pubblici verdi.
Il documento, pubblicato a giugno 2024, si ispira alla proposta del Panel Internazionale per le Risorse del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP) e prevede una riduzione del consumo di materia tra le 6 e le 8 tonnellate pro capite. La cifra attuale è di circa 16 tonnellate, ecco le contromisure per invertire il trend:
Per quanto riguarda il settore delle costruzioni l’organizzazione ambientalista WWF, insieme a 20 aziende e ONG, ha approvato un documento di discussione a favore della conservazione degli edifici (Bestandserhalt) come componente fondamentale della strategia tedesca per il clima.
Stefanie Weidner di Werner Sobek, una dei firmatarie, sottolinea che il riutilizzo degli edifici esistenti può ridurre le emissioni di CO2 fino al 60% rispetto alla demolizione e alla nuova costruzione.
Secondo lo Status Report dell’economia circolare tedesca, sono circa 10.000 le aziende private e pubbliche che si occupano delle oltre 400 milioni di tonnellate di rifiuti raccolti, selezionati e riciclati ogni anno. Queste attività danno lavoro a circa 315.000 persone.
Nel 2022 l’import di materie prime seconde ha toccato i 16 miliardi di euro di valore, l’export 18. Tuttavia, nonostante i dati di una filiera in crescita, il tasso di circolarità della Germania non supera il 13,4%, poco sopra la media europea (12.8%).
Nell’ultimo Circularity Gap, realizzato dal think-tank Circle Economy, la Germania è inclusa tra gli shift countries, ovvero quei paesi come UK, USA, Giappone, Canada, Australia che contribuiscono di più al superamento dei limiti planetari. A fronte di una popolazione che rappresenta il 17% di quella globale, gli shift countries producono il 43% delle emissioni e consumano un quarto di tutte le materie prime.
Questi paesi sono arrivati a un punto del loro sviluppo in cui l’accelerazione di produzione e consumo non porta più nessun miglioramento nel benessere delle persone. La sfida per loro è dunque diminuire drasticamente l’utilizzo di materiali e risorse passando a modelli di consumo circolari.
Lo scorso 4 maggio la Germania aveva già superato i suoi limiti ecologici. Questo precoce Overshoot day – ovvero il giorno in cui la domanda di risorse e servizi ecologici del Paese in un determinato anno ha superato quella che il pianeta può rigenerare nell’arco del medesimo anno – è la sentinella di un’economia ancora troppo lineare, improntata più sul consumo di materie prime che sul loro riutilizzo e riciclo.