Circularity

Riciclo plastica: risolvere la crisi in 6 mosse

Scritto da Circularity | 19 ottobre 2026 13:52:41 Z

 
6 mosse per risolvere o perlomeno contenere la crisi nera del riciclo. Dagli obblighi di contenuto riciclato al credito di importo, fino ad un maggiore protezionismo commerciale. Sono queste alcune delle proposte che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha presentato al Consiglio europeo per l’Ambiente il 12 ottobre a Lussemburgo.

La lunga crisi dei riciclatori di polimeri abbraccia un po’ tutta l’Europa, ha rallentato la capacità di riciclo installata e ha causato la chiusura di una serie di impianti. Secondo il documento del Mase, i fattori della crisi sono diversi ma concomitanti: dal rincaro delle bollette energetiche alla domanda insufficiente di plastica riciclata, oltre al prezzi bassi dei polimeri vergini.

I dati citati fotografano un settore in stallo: la capacità di riciclo dell’Unione si è fermata a 13,2 milioni di tonnellate nel 2023, con Bruxelles che prevede una contrazione netta di circa un milione di tonnellate entro la fine del 2025.

Oggi solo il 13% della plastica prodotta nell’UE torna a essere materia prima per nuovi prodotti, mentre il tasso di circolarità complessivo dei materiali si attesta al 12,2%, ben lontano dal target del 24% fissato per il 2030.

“La nostra filiera, tra le più avanzate in Europa, è strategica e va tutelata. Oggi è messa a rischio dagli elevati costi energetici, dalla debole domanda di materiale riciclato e dal rischio delle importazioni irregolari”, ha dichiarato la viceministra Vannia Gava. “Perdere capacità di riciclo significa aumentare la dipendenza dalla plastica vergine importata e penalizzare cittadini e Comuni che hanno investito nella raccolta differenziata. Serve una risposta europea per tutelare le imprese che rispettano le regole e rafforzare la competitività dell’industria”.

 

Le sei richieste italiane 

Il primo punto riguarda i controlli alle frontiere. Secondo il Mase, serve creare codici doganali separati per polimeri vergini e riciclati, un sistema UE di certificazione e tracciabilità del contenuto riciclato, e ispezioni indipendenti anche negli stabilimenti dei Paesi terzi. Inoltre c’è la questione di attivare degli strumenti di difesa commerciale contro le pratiche di dumping e sussidi che danneggiano il mercato di plastiche riciclate.

Anche studiare l’estensione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (CBAM) ai polimeri potrebbe essere efficace per rilanciare la domanda..

Il governo chiede di allargare gradualmente gli obblighi di contenuto riciclato oltre gli imballaggi, estendendoli anche ad altri settori, tra cui automotive, edilizia, apparecchiature elettriche ed elettroniche e altri beni durevoli. L’introduzione di percentuali minime di materiale secondario negli appalti pubblici previste dal nuovo Circular Economy Act rientra tra gli obiettivi.

Propone anche di valutare tappe intermedie rispetto agli obiettivi del regolamento sugli imballaggi (PPWR), criteri di preferenza per il riciclato europeo e, tramite il futuro Sul piano economico, una riforma delle norme europee sugli aiuti di Stato che introduca crediti d’imposta per l’impiego di materie prime seconde e per gli investimenti negli impianti di riciclo.

Sono previste inoltre misure su energia, sostegni temporanei per le frazioni plastiche a basso valore (come il plasmix e le poliolefine miste) e una richiesta alla Commissione di esaminare l’applicazione di aliquote IVA ridotte ai prodotti con alte percentuali certificate di riciclato.

 

End-of-waste e mercato unico 

L'assenza di criteri armonizzati di «cessazione della qualifica di rifiuto» (End-of-Waste, EoW), costa al settore riciclo circa 120 milioni di euro l'anno.

Tuttavia, alcuni elementi rischiano di ridurre i volumi di materiale riciclato, per esempio chiudendo gli sbocchi già attivi per le plastiche miste. Il documento suggerisce soglie di impurità calibrate sui diversi flussi, requisiti proporzionati e un regime transitorio che non blocchi gli impianti già autorizzati.

Le ultime due proposte riguardano il funzionamento del mercato interno e i tempi dell’intervento europeo: semplificare i trasporti di rifiuti plastici tra Stati membri verso gli impianti di riciclo, senza indebolire i controlli sui traffici illeciti; creare un osservatorio UE sulle materie prime seconde; rilanciare la Circular Plastics Alliance e accelerare il Circular Economy Act con provvedimenti subito operativi per il comparto.

Il piano italiano ha raccolto l’approvazione di Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Lettonia e Belgio. Anche la commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, avrebbe espresso valutazioni positive, ribadendo l’intenzione della Commissione di promuovere misure a favore dell’uso di plastica riciclata.