Circularity

Un'IVA circolare può accelerare la transizione?

Scritto da Circularity | 19 ottobre 2026 14:33:09 Z

Ridurre l’Iva per i prodotti circolari per ora è solo una suggestione, che la Commissione europea ha voluto testare aprendo una consultazione pubblica nel portale “Have your Say”, fino al 4 novembre. L’idea è alleggerire il regime fiscale dell’imposta sul valore aggiunto per rendere più conveniente l’acquisto di beni usati, riparati, donati o prodotti con materiali riciclati, e meno conveniente l’usa e getta.

Allineare il sistema Iva europeo agli obiettivi di economia circolare e riduzione delle emissioni, senza però stravolgerne l’architettura è una proposta che circola già da qualche anno. Tuttavia non è ancora chiaro come il regime fiscale verrà applicato.

 

I pro e contro di un’IVA circolare

L’OCSE, in un report del 2025 sugli strumenti economici per l’economia circolare, ricorda che aliquote Iva ridotte o esenzioni possono favorire mercati dell’usato, riparazione e modelli di business circolari, a condizione che il beneficio arrivi realmente ai consumatori.

L’organizzazione mette però in guardia dai limiti: l’Iva è una tassa generale sui consumi, non un preciso strumento ambientale, e riduzioni mal calibrate rischiano di produrre effetti rebound, cioè stimolare consumi aggiuntivi invece di ridurre l’uso di risorse.

Il Circular Economy Network (CEN) propone dal 2021 un'IVA che green più generica, che premi i prodotti maggiormente sostenibili. Suggerisce inoltre di usare la fiscalità per favorire noleggio, leasing e car sharing, spostando il focus dalla proprietà dell’automobile all’accesso al servizio di mobilità.

Tuttavia non tutti la pensano allo stesso modo. Secondo il think tank europeo Bruegel, l’Iva circolare non è lo strumento ideale per orientare l’economia verso la circolarità. L’imposta colpisce il prezzo di un prodotto, non il danno ambientale che questo genera lungo il suo ciclo di vita: per questo un segnale fiscale basato solo su aliquote differenziate rischia di essere poco mirato

Inoltre, distinguere i prodotti in base alla categoria o al contenuto di materiale riciclato richiederebbe certificazioni, classificazioni e controlli aggiuntivi, aprendo la porta a contestazioni e possibili frodi. Infine, per le imprese l’Iva spesso non modifica i costi reali, perché viene in genere integralmente recuperata sugli acquisti: una riduzione o un aumento dell’aliquota può quindi non incidere direttamente sulle loro scelte produttive.

Restano poi due variabili decisive: se le aziende trasferiscono effettivamente la modifica dell’Iva sui prezzi finali e se i consumatori reagiscono cambiando comportamento. Questo passaggio, per i ricercatori di Bruegel, è spesso parziale e variabile.

Per questo motivo il think tank suggerisce di non considerare l’Iva come leva principale della transizione circolare, ma di riformarla almeno per non ostacolare riuso, riparazione e riciclo, affiancandola a strumenti più mirati, come tasse sulle materie vergini, contributi al riciclo o sistemi di deposito cauzionale. 

Secondo il Club della sostenibilità, un’organizzazione di aziende conosciuta a livello internazionale col nome Club de la durabilité, ha realizzato e diffuso una “guida pratica” che propone misure a medio e a lungo termine per un’integrazione efficace dei principi dell’economia circolare all’interno della fiscalità europea.

Lo stop all’obsolescenza programmata, per esempio, non è stato accompagnato da incentivi fiscali per stimolare un’offerta più sostenibile e circolare.

 

Alzare l’aliquota per attività non circolari 

Una riforma fiscale in ottica circolare potrebbe anche valutare la rimozione della detrazione Iva per i beni vitali distrutti intenzionalmente, così da togliere un incentivo economico allo smaltimento quando il prodotto può essere donato, rivenduto o ricondizionato. Nel settore automotive, invece, si potrebbero rivedere le regole di deduzione per orientare le imprese verso veicoli meno inquinanti e modelli di mobilità condivisa.

In Italia, per esempio, dal 1° gennaio 2025, il governo ha alzato l’aliquota iva dal 10 al 22% per lo smaltimento in discarica o nell’inceneritore. Restano invece al 10% le altre prestazioni di gestione, stoccaggio e deposito temporaneo di rifiuti, oltre alla gestione di impianti di fognatura e depurazione.

La consultazione sulla prima IVA circolare è il primo tassello di un percorso più ampio. Le risposte confluiranno in una valutazione d’impatto che la Commissione prevede di chiudere all’inizio del 2027. Sulla base dei risultati, l’esecutivo europeo preparerà una proposta legislativa di modifica della direttiva Iva, inserita nel quadro del futuro Circular Economy Act.