Le microplastiche sono frammenti di plastica di dimensioni comprese tra i 330 micrometri e i 5 millimetri e finora sono state trovate ovunque: dal sangue al cuore umano fino alle montagne più alte del mondo. Per questo motivo la Commissione europea il 25 settembre ha adottato nuove restrizioni sull’uso e la vendita di prodotti contenenti microplastiche tra cui il glitter, cosmetici e quei pezzi di plastica che popolano i campi di calcetto sintetici. Secondo Bruxelles le nuove norme impediranno il rilascio nell’ambiente di circa mezzo milione di tonnellate di microplastiche e potranno permettere di raggiungere l’obiettivo di ridurre l’inquinamento del 30% entro il 2030.
Il provvedimento va a colpire un’ampia gamma di prodotti:
Mentre il divieto sul glitter entrerà in vigore a ottobre 2023, le restrizioni sul materiale granulare utilizzato per le superfici sportive artificiali si applicheranno tra 8 anni, per dare il tempo ai proprietari dei campi di passare a materiali meno inquinanti. La Commissione esenta dal divieto invece i materiali da costruzione utilizzati nei siti industriali che non rilasciano microplastiche durante il loro impiego
Le restrizioni andranno ad aggiungersi al regolamento REACH, normativa integrata per la registrazione, valutazione e autorizzazione delle sostanze chimiche. Per venderle, i produttori e gli importatori sono obbligati a trasmettere le necessarie informazioni all’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), organo che le autorizza e le valida. Già nel 2017 l’Agenzia rilevò che le microplastiche aggiunte intenzionalmente a determinati prodotti sono rilasciate nell’ambiente in modo incontrollato, raccomandando così di limitarle.
A causa dell’inquinamento da plastica, che non si biodegrada ma può resistere nell’ambiente per centinaia di anni, questi frammenti riescono a penetrare nell’acqua che beviamo, nel cibo che mangiamo, nei prodotti cosmetici che applichiamo sul nostro corpo. In questo modo, le sostanze tossiche si accumulano nel nostro organismo e favoriscono l’insorgenza di malattie.
Noi stessi, però, disperdiamo microplastiche nell’ambiente anche senza volerlo, per esempio quando laviamo in lavatrice tessuti sintetici. E proprio per la loro dimensione ridotta, nano e microplastiche possono essere trasportate dal vento anche in punti del pianeta apparentemente incontaminati.
Uno studio pubblicato su Environmental Science & Technology, una prestigiosa rivista scientifica, ha rilevato che durante gli interventi cardiochirurgici di 15 persone sono state individuate nove tipi di microplastiche in cinque tipi di tessuto, con il pezzo più grande che misurava 469 micrometri di diametro.
Hanno inoltre scoperto lo stesso numero di tipi di microplastiche in campioni di sangue. In questo caso il frammento maggiore aveva un diametro massimo di 184 micrometri ma distribuzione e diametro di queste microplastiche indicavano alterazioni in seguito all’intervento chirurgico. Questi risultati sono stati ottenuti esaminando un ridotto numero di persone e pertanto necessitano di ulteriori studi e approfondimenti.
In generale esiste un robusto consenso scientifico che collega l’uso di additivi chimici (oltre 10.000 registrati) nella produzione di plastiche a problemi di salute come infertilità, pubertà precoce, problemi di sviluppo e disordini metabolici. Un report dell’organizzazione Minderoo stima che i costi sociali globali associati a queste sostanze chimiche legate alle plastiche superino i 100 miliardi di dollari all’anno. La dispersione di questi additivi tramite microplastiche e nanoplastiche hanno un costo sociale globale che supera i 10 miliardi di dollari all’anno per via della frequente esposizione a esse.