Sebbene la ceramica rappresenti una percentuale modesta nell’universo dei materiali da costruzione, gioca comunque un ruolo importante nell’edilizia europea. Ciò è dovuto alle sue notevoli caratteristiche circolari , come la resistenza agli agenti atmosferici, la bassa necessità di manutenzione e un ciclo di vita significativamente lungo. Il think tank Circle Economy ha dedicato un intero report alle potenzialità della ceramica partendo da un dato: in Olanda il settore edile è circolare solo per il 9%. Questo significa che la stragrande maggioranza dei materiali utilizzati nei cantieri proviene da materie prime vergini.
Prodotta attraverso un processo di cottura di diversi tipi argilla, la ceramica è un materiale che si presta a diverse applicazioni: dalle tegole alle strisce di pietra, dai mattoni alle pavimentazioni in cotto e alle piastrelle. Vediamo quali sono i vantaggi e il potenziale ancora inespresso di questo materiale.
L’impatto ambientale dei prodotti ceramici è già stato ridotto nel corso degli anni grazie allo sviluppo di interessanti innovazioni all’interno dell’industria. Ad esempio, si sono diffusi processi di cottura più efficienti e tecnologie che hanno ridotto in modo significativo il consumo energetico e le emissioni di gas serra.
Secondo il report di Circle Economy, l’estrazione dell’argilla fluviale, specialmente nelle pianure alluvionali olandesi, gioca un ruolo essenziale nella gestione dell’acqua e nella creazione di nuovi terreni coltivabili. Dal momento che l’argilla si deposita ogni anno accumulandosi naturalmente, la produzione di ceramica – a patto che l’estrazione non superi le risorse disponibili – si basa su materiale rinnovabile.
Nonostante sia una fonte significativa di rifiuti non semplici da gestire, generalmente la ceramica per l’ edilizia è un prodotto con un ciclo di vita piuttosto lungo e che necessita di poca manutenzione.
Anche il consumo di acqua è un aspetto rilevante da non sottovalutare nella valutazione della sostenibilità del processo produttivo della ceramica. Il suo utilizzo, infatti, avviene principalmente nella macinazione delle materie prime, nella smaltatura e nella finitura delle piastrelle cotte. I processi di riutilizzo delle acque di scarto è pratica consolidata già da decenni dalle aziende del settore, visto che la totalità delle acque di scarico viene oggi riciclata durante il processo di macinazione.
Nonostante i miglioramenti nel corso degli anni, i processi di cottura ed essiccazione della ceramica continuano ad avere un impatto climatico non indifferente. Nel 2019, solo nei Paesi Bassi, il settore è stato responsabile dell’emissione di 517 tonnellate di CO2, cifra che esclude le emissioni di azoto. Decarbonizzare e ridurre il consumo energetico dei prodotti di ceramica rimane tuttavia complesso: l’idrogeno green come combustibile per i forni da cottura ed essicazione potrebbe essere, secondo Circle Economy, una soluzione praticabile a condizione però che le emissioni di azoto siano filtrate. Un’altra via potrebbe essere la sostituzione degli attuali forni con tecnologie a microonde alimentate da energia pulita.
In ottica circolare un’altra criticità che riguarda i prodotti ceramici è quella del riuso. Essendo incollati l’uno all’altro, la separazione di tegole, mattoni e piastrelle risulta spesso impossibile da praticare, motivo per cui è difficile riutilizzarli dopo le fasi di demolizione e ristrutturazione. Una volta concluso il ciclo vita, anche mantenere un livello elevato della qualità della ceramica risulta complesso. Il downcycling è quindi pratica comune: o per la pavimentazione stradale oppure per il granulato di nuove ceramiche per l’edilizia.
Tuttavia, spesso basta ripensare i prodotti in modo differente per dare loro una seconda vita. I mattoni in ceramica, per esempio, possono essere progettati senza l’utilizzo di malta (conglomerato cementizio) come legante. Sotto questo punto di vista i cosiddetti detachable systems, specialmente per costruzioni temporanee, sono una strategia progettuale raccomandata.
Piastrelle di scarto, fango proveniente da linee di lavaggio, fango di levigatura e lucidatura, residui di macinazione essiccati e calce esausta. La circolarità delle ceramiche nell’edilizia non si sostanzia solo in fase post consumo, ma guarda anche ai meccanismi produttivi che mirano a reinserire questi scarti i nuovi cicli. In questo modo vengono evitati l’estrazione, il trasporto e l’utilizzo di migliaia di tonnellate di materiali di origine naturale come sabbie, feldspati, allumina, ossido di zirconio, mullite e le diverse argille.
Un modo impegnativo ma potenzialmente efficace per stimolare il riutilizzo e il riciclo dei prodotti ceramici è il modello di business product-as-a-service. In questo schema l’utente paga per il servizio di un prodotto, ma è l’attore commerciale che ne mantiene la proprietà, massimizzandone l’utilizzo e coordinando pienamente la parte di gestione, manutenzione, aggiornamento, riutilizzo, rigenerazione e smaltimento.
Il report di Circle Economy lo raccomanda per gli edifici più grandi e complessi costituiti da prodotti edilizi con una durata di vita relativamente breve. Inoltre, per aumentarne l’efficacia e la redditività, anche l’integrazione funzionale tra elementi diversi può essere una soluzione. Per esempio, una tegola con pannelli solari integrati o mattoni costituiti da un elemento prefabbricato riutilizzabile sono componenti che i demolitori possono separare per un eventuale riutilizzo accompagnato da un ritorno economico. In alcuni casi, però, il mix di elementi può rendere i processi di riciclo dei singoli materiali più faticoso.