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Rendicontare l’impatto ambientale secondo Patagonia

di Circularity

Data 08/01/2026
Tipo Caso studio

A cinquantadue anni dalla sua fondazione, il celebre brand di abbigliamento e attrezzature sportive Patagonia ha fatto il punto sui progressi conquistati in campo ambientale attraverso il report Work in Progress. Se da un lato Patagonia non ha nascosto la frustrazione del mancato raggiungimento di alcuni obiettivi ambientali, dall’altro ha mostrato con soddisfazione gli impatti positivi di un modello di business unico al mondo. 

Il titolo del report parla per sé: “lavori in corso”. Mentre alcuni traguardi decennali fissati nel 2015 sono stati raggiunti o quasi: nel 2025 il 95% dei prodotti è Fair Trade Certified e il 100% realizzato senza l’uso intenzionale di PFAS. È andata diversamente, invece, per quanto riguarda la neutralità carbonica: Patagonia infatti ha deciso di abbandonare formalmente questo target nella sua formulazione originaria, rifiutando l’idea di compensare le emissioni senza affrontare i nodi strutturali della produzione.

Non essendo un’opzione comprare crediti di carbonio e continuare a inquinare, l’azienda statunitense ha riformulato l’obiettivo di carbon neutrality in una sfida più radicale: ripulire la supply chain e raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2040.

La filosofia dietro alla rendicontazione di Patagonia

Porre al centro la natura e il pianeta piuttosto che il profitto è sempre stata la filosofia del fondatore Yvon
Chouinard, che nel 2022 ha ceduto le azioni dell’azienda al fondo Patagonia Purpose Trust e alla Holdfast Collective, un’associazione non profit che si dedica a combattere la crisi ambientale e a difendere la natura. Come ogni anno Patagonia, che quest’anno ha registrato ricavi pari a quasi 1.5 miliardi di dollari, destina parte degli utili a progetti di conservazione della natura.

“Vogliamo mostrare ai nostri dipendenti, clienti e alla comunità in quali ambiti stiamo ottenendo buoni risultati e in quali, invece, dobbiamo ancora lavorare”, ha affermato Corley Kenna, responsabile della comunicazione di Patagonia. “Come si evince da questo report, non siamo perfetti, ma rimaniamo fermamente impegnati a migliorare tutti gli aspetti della nostra attività, dalla realizzazione di prodotti di altissima qualità al sostegno dei nostri dipendenti e della comunità di attivisti e questo documento è uno strumento di trasparenza, non un trionfo”.

Dalla neutralità carbonica all’economia circolare dei tessuti, dall’eliminazione delle sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Pfas, al garantire un salario dignitoso a tutti i lavoratori delle fabbriche. Gli impegni di Patagonia intersecano il benessere del pianeta con quello delle persone, in una logica di impresa anti estrattivista che tende alla costante riduzione del proprio impatto ambientale.

I traguardi di Patagonia: dalla riduzione delle emissioni ai materiali riciclati

Nel 2025 Patagonia ha immesso nell’atmosfera 178.711 tonnellate di CO₂ e per raggiungere la neutralità carbonica entro il 2040 dovrà ridurre le emissioni del 10% ogni anno. Tuttavia, decarbonizzare il comparto tessile si sta dimostrando impresa ardua anche per il brand californiano. Generalmente fino al 75% del calore e del vapore prodotti in un’azienda tessile proviene dalla combustione di combustibili fossili. Forme di energia necessarie per la filatura, la tintura e l’asciugatura dei tessuti.  

“Anche se si sfruttasse al massimo i pannelli solari posti sopra un tetto di una grande fabbrica, la maggior parte delle emissioni proverrebbe comunque dalla combustione di combustibili fossili”, dice Kim Drenner, a capo del team che misura l’impatto ambientale. “Il solare da solo non risolverà il problema della decarbonizzazione”.

A questo proposito, Patagonia lavora da 5 anni ad un progetto ambizioso: creare un modello che consenta ai marchi di finanziare direttamente i fornitori di energia impegnati nella transizione dalle fonti fossili alle rinnovabili. In cambio, le imprese ridurrebbero le proprie emissioni e potrebbero monetizzarle in un potenziale mercato dei crediti di carbonio del settore tessile, responsabile fino all’8% delle emissioni totali globali.

Anche il riciclo e la riduzione dei rifiuti tessili restano tra le priorità di Patagonia. Nell’ultimo anno, l’84% dei materiali impiegati nei suoi prodotti proveniva da fonti riciclate o da processi di rigenerazione del cotone organico. L’obiettivo è eliminare completamente le fibre sintetiche vergini, migliorare l’ecodesign dei vestiti e investire su nuove tecnologie di riciclo. Senza dimenticare i servizi di riparazione, uno dei principi cardine dell’economia circolare che Patagonia garantisce dal 1998 con oltre 174 mila capi riparati. 

A partire dalla primavera 2025, tutti i nuovi prodotti Patagonia vengono realizzati senza PFAS, le sostanze chimiche persistenti e bioaccumulabili, alcune delle quali associate a rischi tossicologici per la salute umana e l’ambiente.

In linea con le nuove normative entrate in vigore nel 2025 in diversi Stati americani, tra cui la California, che ne vietano l’uso intenzionale, l’azienda ha trovato delle alternative a questi composti. Il percorso, però, non è stato per nulla semplice: “I PFAS sono presenti in centinaia di migliaia di prodotti per una ragione”, spiega Malinda Scheff, manager della qualità dei fornitori di materiali. “ A volte, trovare la perfetta combinazione tra tessuto e chimica significa dover riprogettare completamente un prodotto.”

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