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Batterie portatili: sulla raccolta l’Italia resta indietro

di Circularity

Data 01/03/2026
Tipo News

Lebatterie sono ormai quasi onnipresenti nella nostra vita quotidiana: dai dispositivi elettronici come smartphone e laptop fino alle auto elettriche e ai sistemi di accumulo per le energie rinnovabili. Possiedono il vantaggio di essere mediamente leggere, efficienti e accumulare tanta energia, ma una volta esauste diventano rifiuti complessi da gestire. 

Ecco perché il decreto legislativo approvato il 5 febbraio dal Consiglio dei ministri è un’ottima notizia per la transizione circolare italiana. In sostanza la normativa EPR italiana si adegua finalmente al regolamento europeo (entrato in vigore nel 2023), con norme che per la prima volta coprono l’intero ciclo di vita delle batterie: dal design alla produzione, dalla tracciabilità alla raccolta e al riciclo.

Il nuovo regolamento europeo sulle batterie fissa obiettivi ambiziosi, in particolare per la raccolta delle batterie portatili: il 63% entro la fine del 2027 e il 73% entro il 2030. Traguardi che, per l’Italia, appaiono al momento difficili da raggiungere. Secondo i dati diffusi da Erion Energy, il consorzio del Sistema Erion dedicato alla gestione dei rifiuti di pile e accumulatori, nel 2025 il nostro paese ha raccolto appena il 31% delle batterie portatili immesse sul mercato, un valore nettamente inferiore rispetto a Spagna (46%), Germania (55%) e Francia (50%).

Oltre ai target di raccolta, il pacchetto introduce requisiti stringenti in termini di performance, durata e sicurezza, con restrizioni sull’uso di sostanze pericolose come mercurio, cadmio e piombo, e l’obbligo di calcolare l’impronta di carbonio delle batterie. Tra il 2026 e il 2027 entreranno in vigore nuove disposizioni su informazione ed etichettatura: per molte batterie sarà richiesto un codice QR con dati su componenti e contenuto riciclato, mentre per le batterie destinate ai mezzi di trasporto leggeri, industriali e ai veicoli elettrici sarà introdotto il passaporto digitale.

Gli obblighi relativi alla gestione dei rischi sociali e ambientali lungo la supply chain sono stati invece rinviati ad agosto 2027 nell’ambito del pacchetto di semplificazione Omnibus IV.

Raccolta insufficiente e criticità operative

Le difficoltà nella raccolta delle batterie portatili dipendono da diversi fattori. La direttrice generale di Erion Energy, Laura Castelli, ha spiegato a Materia Rinnovabile che si tratta di rifiuti di piccole dimensioni, facilmente dimenticati nei cassetti. Ha inoltre osservato che spesso finiscono nei rifiuti indifferenziati o nel raggruppamento RAEE R4, quello dei piccoli elettrodomestici.

La normativa impone invece la separazione a monte di tutte le frazioni raccolte in modo differenziato, poiché la commistione tra batterie e RAEE non consentirebbe una gestione adeguata delle possibili criticità legate alla presenza di sostanze tossiche.

Un’indagine di IPSOS Doxa Italia per Erion evidenzia come i cittadini preferirebbero punti di conferimento facilmente accessibili, come supermercati, negozi, parchi, fiere o stazioni. Tuttavia, secondo Castelli, esiste uno scarto tra consapevolezza e comportamento: il meccanismo della desiderabilità sociale farebbe sì che molti dichiarino di sapere dove conferire le batterie esauste, senza poi tradurre questa consapevolezza in azioni concrete.

Nonostante i tassi di raccolta ancora bassi, nel 2024 Erion Energy ha intercettato 6.200 tonnellate di batterie, l’8% in più rispetto all’anno precedente. Da questi quantitativi sono state ricavate quasi 3.000 tonnellate di piombo, 1.600 tonnellate di ferro e circa 400 tonnellate di zinco, equivalenti a quasi 64 milioni di monete da un euro.

AncheGiovanni Rosti, amministratore delegato di Haiki+, ha sottolineato che non è sufficiente aumentare le quantità raccolte: occorre migliorare la qualità dei flussi, ridurre le impurità, rafforzare la tracciabilità e garantire omogeneità e sicurezza lungo tutta la filiera. A suo avviso è necessario potenziare la capillarità dei punti di conferimento, armonizzare i sistemi territoriali e investire in campagne informative strutturate.

Il nodo della black mass e della filiera industriale

La crescente diffusione delle batterie agli ioni di litio, trainata dall’elettrificazione dei trasporti, si inserisce in una filiera estremamente eterogenea che comprende anche pile alcaline o zinco-carbone e accumulatori al piombo-acido. Per questo Bruxelles ha suddiviso gli obiettivi in tre categorie: tassi di recupero dei materiali di catodo e anodo (tra cui cobalto, rame e nichel), percentuali di efficienza di riciclo e livelli minimi di contenuto riciclato. Dal 2031, le nuove batterie per veicoli elettrici dovranno contenere almeno il 16% di cobalto riciclato, l’85% di piombo e il 6% di litio e nichel.

Sul fronte industriale, in Italia mancano ancora impianti in grado di trattare la black mass, la polvere scura ricca di metalli come litio, nichel e manganese ottenuta dal pretrattamento delle batterie agli ioni di litio. Attualmente, una volta prodotta, la black mass viene esportata all’estero per le fasi successive di raffinazione e recupero per la produzione di nuove batterie. 

Ora che obiettivi e regole sono stati definiti, il compito passa al Centro di coordinamento nazionale pile e accumulatori, organismo dell’EPR italiano chiamato a promuovere un design più circolare, sostenere campagne di sensibilizzazione e contribuire alla costruzione di una filiera del riciclo che, allo stato attuale, resta ancora sottosviluppata.

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