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Crisi riciclo plastica, le misure di supporto dalla Commissione Ue

di Circularity

Data 08/01/2026
Tipo News

La Commissione europea ha presentato martedì 23 dicembre un pacchetto di misure di medio termine per supportare la filiera del riciclo delle plastiche, da mesi in grave difficoltà economiche

La proposta introduce criteri armonizzati a livello UE sulla cessazione della qualifica di rifiuto per le plastiche riciclate (end-of-waste) per ovviare a un mercato del riciclo troppo frammentato e nuove regole sul contenuto riciclato delle bottiglie monouso in PET per bevande in plastica che dovrebbero sbloccare gli investimenti sul riciclo chimico. Inoltre Bruxelles ha rilanciato e rafforzato la Circular Plastics Alliance, una piattaforma di cooperazione tra stakeholders su tutta la catena del valore. 

Rilanciare la filiera dalla crisi è una necessità anche climatica, oltre che strategica. Secondo i dati del Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, la circolarità  può ridurre le emissioni climalteranti del settore del plastiche del 45% migliorandone i bilanci per circa 18 miliardi di euro all’anno entro il 2050.

Presentando il pacchetto, la commissaria per l’economia circolare Jessika Roswall ha dichiarato: “Se non interveniamo ora per sostenere il settore del riciclo della plastica, rischiamo di non riuscire a raggiungere gli obiettivi che noi stessi abbiamo fissato su imballaggi, plastica monouso ed economia circolare”.

I numeri e i motivi della crisi

I motivi per cui il settore del riciclo delle plastiche è in crisi sono molteplici. Come sottolinea Bruxelles nel comunicato, i mercati frammentati per i materiali riciclati, costi energetici elevati, prezzi volatili della plastica vergine e concorrenza sleale da parte di paesi terzi annullano le potenziali marginalità dei produttori.

Questi problemi stanno già avendo ripercussioni negative, con una riduzione dell’utilizzo della capacità produttiva e la chiusura di impianti un tempo eccellenti: una serie di congiunture che minaccia gli obiettivi di circolarità e la competitività industriale europea. 

A fronte del basso costo del petrolio e dell’eccesso di capacità produttiva nei paesi extra-UE, la crescita della capacità di riciclo della plastica in Europa ha subito un rallentamento, passando dal 17% nel 2021 al 10% nel 2022 e al 6% nel 2023. Di conseguenza, una parte significativa della capacità è ora inutilizzata, con aziende di riciclo a rischio fallimento. Entro la fine di quest’anno, la capacità sarà diminuita di un milione di tonnellate, pari alla capacità di riciclo della Francia.

Framework normativo più armonizzato

Con l’introduzione di criteri End of Waste, Bruxelles da un lato punta a ridurre la frammentazione normativa che ostacola la circolazione dei materiali riciclati, dall’altro garantire standard elevati di qualità e sicurezza, evitando che l’armonizzazione si traduca in un abbassamento dei requisiti ambientali.

I criteri proposti dalla Commissione Ue definiscono condizioni precise su input, processi e caratteristiche del materiale in uscita, con l’intento di dare certezza giuridica agli operatori e fiducia agli utilizzatori industriali.

In questo passaggio sarà indispensabile anche l’entrata in vigore del Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), che imporrà dal 2026 percentuali crescenti di contenuto riciclato e requisiti di riciclabilità. Senza un quadro comune sulla fine della qualifica di rifiuto, il rischio è che gli obblighi del PPWR vengano soddisfatti prevalentemente attraverso importazioni, aggravando ulteriormente la crisi dell’industria europea del riciclo.

Il contenuto riciclato anche attraverso il riciclo chimico

L’Unione europea si trova ad affrontare volumi sempre crescenti di rifiuti plastici, una dinamica che rende indispensabile rafforzare in modo significativo i sistemi di raccolta, selezione e riciclo. Senza un’accelerazione su questi fronti, il raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati a livello europeo risulterebbe sempre più complesso.

Per centrare i target di riciclo, l’UE adotta un approccio tecnologicamente neutrale, sostenendo tutte le soluzioni che garantiscono risultati ambientali migliori rispetto all’incenerimento o allo smaltimento in discarica. In questo quadro, il riciclo meccanico rimane la tecnologia di riferimento, grazie alle minori emissioni e a una maggiore efficienza energetica. Tuttavia, il suo impiego presenta limiti tecnici, soprattutto quando i flussi di rifiuti sono particolarmente contaminati o quando è richiesta una qualità elevata del materiale riciclato.

È in questo contesto che il riciclo chimico può svolgere un ruolo complementare. Questa tecnologia consente di trattare plastiche che non possono essere riciclate meccanicamente e risulta particolarmente rilevante nei settori in cui sono necessari materiali riciclati di alta qualità, come il packaging alimentare, dove i requisiti di sicurezza sono più stringenti.

Proprio per favorire lo sviluppo di queste soluzioni, la Commissione europea ha presentato agli Stati membri nuove regole per il calcolo, la verifica e la rendicontazione del contenuto riciclato nelle bottiglie per bevande in plastica monouso in polietilene tereftalato (PET). Per la prima volta, il quadro normativo includerà anche il contenuto riciclato ottenuto attraverso processi di riciclo chimico.


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