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Decommissioning nucleare: Sogin è a metà dell’opera, ma aumentano i costi

di Circularity

Data 01/03/2026
Tipo News

Mentre in Parlamento si discute il disegno di legge sul “nucleare sostenibile”, il dossier più delicato sull’eredità atomica italiana resta critico. Secondo il piano aggiornato dalla Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento delle centrali nucleari e della realizzazione del deposito per i rifiuti, i costi di decommissioning sono quasi raddoppiati e uno slittamento di 10 anni per chiudere definitivamente il ciclo del nucleare civile.

Nella memoria depositata il 17 febbraio 2026, ARERA, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, rileva ritardi nella realizzazione di importanti progetti di messa in sicurezza di rifiuti radioattivi, sottolineando che dopo 16 anni non è stato ancora trovato il sito per un deposito di rifiuti nucleari nazionale.

Crescono i costi e le tempistiche

Il Piano a vita intera aggiornato nel 2025 da Sogin registra un incremento di 2,8 miliardi di euro rispetto alle stime 2020-2021 e uno slittamento di circa dieci anni nella conclusione complessiva della commessanucleare, che ormai ha raggiunto circa11 miliardi di euro. 

Secondo la valutazione di ARERA, le attività di smantellamento, iniziate oltre vent’anni fa, hanno già assorbito circa 5 miliardi di euro tra bollette elettriche e risorse del Bilancio dello Stato. Centrare l’obiettivo di “green field”, ossia la restituzione dei siti privi di vincoli radiologici, costerà quindi 6 miliardi, cui si dovranno aggiungere gli investimenti per il Deposito nazionale, ancora privi di una stima aggiornata.

Nel documento, ARERA riconosce che l’accelerazione del decommissioning rappresenterebbe lo strumento principale per contenere i costi. Tuttavia, le ripianificazioni successive avrebbero prodotto un progressivo allungamento dei tempi e un aumento delle risorse necessarie.

Lo stato di avanzamento: 47,7% a fine 2025

Sul fronte operativo, l’amministratore delegato di Sogin, Gian Luca Artizzu, ha restituito un quadro di avanzamento del decommissioning più avanzato rispetto a quello fotografato dall’autorità. Nel corso di un’audizione parlamentare di pochi giorni dopo ha dichiarato che lo stato di avanzamento complessivo del decommissioning ha raggiunto il 47,7%.

Le criticità, secondo l’amministratore delegato, sarebbero legate soprattutto alle tempistiche autorizzative e burocratiche. Sogin è responsabile dello smantellamento delle quattro centrali nucleari italiane , tra cui la centrale nucleare di Trino, di Latina, di Caorso e di Garigliano, oltre agli impianti di ricerca sul ciclo del combustibile e ad altri siti nucleari inclusi progressivamente nel perimetro aziendale.

Per il 2026, la società prevede contratti in corso per circa 420 milioni di euro che, al netto dei ribassi d’asta, dovrebbero attestarsi tra i 360 e i 380 milioni, contro una media annua di circa 90 milioni registrata negli ultimi anni. Un’accelerazione significativa degli investimenti, nelle intenzioni dell’azienda.

Il nodo irrisolto del Deposito nazionale

Per ARERA uno dei punti più critici resta il ritardo nella realizzazione del Deposito nazionale. Nonostante la pubblicazione della CNAPI e della CNAI, il sito non è stato ancora individuato. Secondo le previsioni aggiornate di Sogin, l’entrata in esercizio potrebbe slittare fino al 2041.

Il ritardo ha conseguenze economiche e operative rilevanti. Incide, ad esempio, sul rientro in Italia dei rifiuti vetrificati derivanti dal riprocessamento del combustibile irraggiato inviato all’estero. Senza il deposito, la conclusione della commessa nucleare non può considerarsi completa.

L’Autorità ricorda inoltre che il deposito non è funzionale solo allo smantellamento degli impianti dismessi: circa il 40% del volume dei rifiuti da stoccare deriva da attività industriali, di ricerca e sanitarie. Il ritardo, quindi, riguarda la gestione ordinaria dei rifiuti radioattivi prodotti nel Paese.

Nelle conclusioni, ARERA chiede una “svolta” nella governance del decommissioning e un coordinamento unitario degli aspetti tecnici, finanziari e autorizzativi. Solo in questo quadro, sostiene l’Autorità, la regolazione potrà contribuire a riportare il processo entro tempi certi e costi controllati.

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