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Karshof: la farina versatile ottenuta dagli scarti di carciofo

di Circularity

Data 01/08/2023
Tipo Caso studio

Circular Fiber è una startup innovativa che mira contrastare lo spreco alimentare attraverso la trasformazione degli scarti agroalimentari in prodotti di valore. Il focus principale dell’azienda al momento è la produzione della farina Karshof, una farina nutriente e versatile ottenuta dagli scarti di carciofo.

Una farina circolare adatta a diabetici e celiaci

Farina vegetale di alta qualità dalle proprietà nutrizionali uniche e con un basso impatto ambientale, Karshof può essere utilizzata come ingrediente in vari prodotti alimentari.
La farina, che sarà in commercio entro fine anno, ha il 60% di contenuto di fibre, il 13% di proteine e il 6% di inulina, un polimero glucidico che contribuisce alla protezione del fegato. 

La farina vegetale oltre ad essere ricca di nutrienti – che la rende un’opzione interessante sia per i consumatori attenti alla salute che per le aziende alimentari – è adatta a celiacivegani, vegetariani e, per il basso indice glicemico, ai diabetici.

Il potenziale circolare per rivoluzionare l’industria alimentare c’è: considerando che su 1 kg di carciofi ben 750 grammi sono scarto, il prodotto viene creato attraverso un sistema a ciclo chiuso che utilizza ogni parte del carciofo, riducendo al minimo gli sprechi.

Economia circolare per ridurre gli sprechi alimentari

Attualmente inserita nel programma di accelerazione Terra Next di Cariplo Factory, la startup di pordenone Circular Fiber è stata fondata da Nicola Ancilotto e Luca Cotecchia che hanno alle spalle esperienze nel settore delle biotecnologie e dello sviluppo aziendale.

“Con il nostro modello di business sostenibile abbiamo reso scalabile a livello industriale un prodotto che si fonda interamente sull’economia circolare – ha dichiarato Cotecchia – Il nostro obiettivo è collaborare con produttori alimentari e partner dell’industria per incorporare la farina Karshof in una vasta gamma di prodotti alimentari, come pane, pasta, snack e pizze. In questo modo, promuoviamo opzioni alimentari più salutari e sostenibili, contribuendo contemporaneamente a ridurre gli sprechi alimentari e mitigare l’impatto ambientale del settore agroalimentare”.

Il carciofo da riscoprire in Italia

L’Italia viene riconosciuta la patria del carciofo anche per la grande varietà espressa da centinaia di ecotipi e da quattro carciofi Igp (Indicazione Geografica Protetta). Nonostante la crescita dei due maggiori concorrenti, Egitto e Spagna, e le insidie dei Paesi emergenti del nord Africa, manteniamo la leadership con un quarto del raccolto totale (148mila tonnellate nel 2021).

Se da un lato è indubbio il forte legame con il territorio e l’ampio uso che se ne fa nella cucina tradizionale e nella farmacopea popolare, il presente del carciofo italiano non è all’altezza della sua lunga e nobile storia. I consumi sono in calo da tempo così come il numero delle famiglie che li acquista (38% del totale). I carciofi freschi sono consumati soprattutto dagli over 55enni e dai residenti nelle regioni del Centrosud, mentre al Nord si preferiscono quelli surgelati o trasformati.

C’è, dunque, una grande fetta di italiani da riconquistare e forse la circolarità in questo può aiutare.  Siccome nella produzione dei cuori di carciofo, gli scarti agricoli da fresco arrivano al 75%, la startup Circular Fiber ha pensato di trasformarli nella farina edibile Karshof, che andrà costituire uno dei possibili prodotti finiti derivanti da prodotti amidacei come pasta, grissini, pane. Anche del carciofo, quindi, è possibile rigenerare gli scarti.

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