La Plastic Tax continua a non vedere la luce. L’imposta da 45 centesimi al chilo sulla plastica monouso, che avrebbe dovuto entrare in vigore a luglio 2026, è stata nuovamente rinviata: la nuova scadenza slitta a gennaio 2027, come stabilito dalla Legge di bilancio approvata alla Camera. Si tratta dell’ennesimo posticipo per una misura che, a cinque anni dalla sua introduzione formale, resta di fatto inapplicata.
Un rinvio che pesa sul settore del riciclo
Pensata per ridurre l’uso di plastica vergine e rafforzare l’economia circolare, la Plastic Tax era stata inserita nella manovra del 2020 con l’obiettivo di colpire i cosiddetti MACSI, gli imballaggi monouso in plastica destinati al contenimento e alla distribuzione di merci e alimenti. Da allora, però, la norma è rimasta sospesa, frenata dalle pressioni di diversi comparti industriali.
A pagarne il prezzo, secondo le imprese del riciclo, è un settore già in difficoltà. “Il continuo slittamento di questa misura sottrae tempo e strumenti alla transizione ecologica”, ha dichiarato Claudia Salvestrini, direttrice generale di PolieCo, il consorzio nazionale per il riciclo dei rifiuti in polietilene. Il rinvio, spiega, era nell’aria già dall’autunno, dopo la diffusione del documento programmatico di bilancio 2026 inviato a Bruxelles.
Bastano pochi numeri per descrivere il momento buio del settore: dal 2023 hanno chiuso circa 40 impianti, soprattutto nel Regno Unito e nei Paesi Bassi, con una perdita di capacità di riciclo di 280.000 tonnellate, un tracollo degli utili e costi operativi triplicati..
Le chiusure in tutta Europa stanno erodendo l’autonomia strategica dell’Unione, con una perdita di capacità di riciclo che nel 2024 ha superato le 280.000 tonnellate e che potrebbe raggiungere 380.000 nel 2025. Intanto, i costi operativi continuano a crescere: in Italia il costo complessivo di produzione della materia prima seconda, spinto dal caro energia, è triplicato rispetto a Turchia e Cina ed è cinque volte superiore al Vietnam.
Il prezzo di mercato del PET riciclato si aggira oggi tra 1.400 e 1.500 euro a tonnellata. “Le nostre imprese continuano a produrre perché credono negli obiettivi di decarbonizzazione europei”, prosegue Regis. “Ma dal 2022 hanno perso il 30% del fatturato. Se escludiamo le attività integrate, i numeri diventano inquietanti: 155 milioni di utili nel 2022, 6 milioni nel 2023 e probabilmente zero nel 2025”.
Una leva per rendere competitivo il riciclato
La tassa esclude gli imballaggi compostabili, quelli per uso farmaceutico e i materiali realizzati con plastica riciclata: una scelta pensata per favorire le soluzioni considerate ambientalmente preferibili. L’Italia, del resto, dispone di una delle filiere di riciclo più avanzate in Europa: nel 2024 il tasso di riciclo della plastica ha superato per la prima volta il 50%.
Eppure il comparto soffre. I riciclatori devono confrontarsi con l’arrivo sul mercato di grandi volumi di plastica vergine e riciclata a basso costo, spesso importata dall’Asia e di dubbia qualità. Prezzi così competitivi, osservano gli operatori, sono possibili perché non riflettono i danni ambientali legati alla produzione di plastica vergine. Un costo che la Plastic Tax avrebbe dovuto rendere esplicito, riequilibrando il mercato.
“Incentivare la domanda di plastica riciclata è l’unico modo per sostenere davvero il settore”, sottolinea Salvestrini, secondo cui l’imposta avrebbe potuto stimolare l’utilizzo di materiali riciclati di alta qualità e rafforzare l’intera filiera.
Le pressioni per lo stop definitivo
Sul fronte opposto si schierano diverse associazioni industriali. ASSOBIBE, che rappresenta i produttori di bevande analcoliche, ha accolto positivamente il rinvio e ribadisce la propria contrarietà alla tassa, considerata un ostacolo agli investimenti. Il presidente Giangiacomo Pierini ricorda come la misura sia nata in un contesto economico ormai superato e sostiene che oggi rischierebbe di tradursi in un peso aggiuntivo per imprese e consumatori.
Posizione condivisa anche da Unionplast e dall’industria alimentare. Già in autunno il presidente di Federalimentare, Francesco Mascarino, aveva definito la Plastic Tax una norma “ingiusta e illiberale”, chiedendone l’eliminazione definitiva.
Nel frattempo, la tassa resta ferma al palo. E con essa, secondo i riciclatori, anche una parte delle politiche necessarie per rendere davvero competitivo il riciclo della plastica in Italia.