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Cosa aspettarsi dall’economia circolare nel 2026 

di Circularity

Data 08/01/2026
Tipo News
circular economy

Il nuovo anno si apre con grandi aspettative e un nuovo assetto normativo per l’economia circolare europea, in un contesto segnato da instabilità geopolitiche e da alcuni passi indietro sulle politiche green. 

Se il 2025 è stato caratterizzato da revisioni e ripensamenti da parte di Bruxelles e degli eurodeputati su diversi dossier chiave della transizione ecologica, il 2026 si profila come l’anno dell’attuazione, tra sperimentazione, aggiustamenti e valutazioni progressive delle politiche adottate.

Il gap sempre più ampio tra il consumo globale di materiali e la capacità di riciclo del pianeta rischia già di compromettere il nostro futuro sul pianeta: ogni anno infatti l’umanità esaurisce tutte le risorse che il pianeta può rigenerare in un anno, entrando in un perenne debito ecologico

Secondo il Circularity Gap Report 2025, il tasso di utilizzo circolare dei materiali è diminuito di circa tre punti percentuali negli ultimi anni, passando dal 9% nel 2018 al 6,9% lo scorso anno. Questo calo strutturale è il risultato di diversi fattori, ma è principalmente trainato dall’aumento della domanda globale di materiali, mentre le economie in via di sviluppo accelerano i processi di industrializzazione e di sviluppo infrastrutturale nel tentativo di sostenere la crescita economica.

Ecco alcune delle novità che caratterizzano il 2026 in tema di economia circolare.

Circular Economy Act

Tutti gli occhi sono ora puntati sul Circular Economy Act, che nel 2026 dovrebbe imprimere una svolta alla transizione circolare dell’Unione europea attraverso obiettivi più ambiziosi, tra cui il rafforzamento della resilienza del mercato interno, il raddoppio dei tassi di circolarità e la riduzione della dipendenza dell’UE dalle materie prime critiche.

Dal 1° agosto al 6 novembre 2025, la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica sulla proposta tramite la piattaforma Have Your Say, invitando cittadini, imprese e organizzazioni della società civile a fornire osservazioni e contributi.

Nuovo Regolamento sugli imballaggi

A partire dalla metà del 2026, e più precisamente dal 12 agosto, al termine di un periodo transitorio di 18 mesi, entrerà in applicazione il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR – Regolamento UE 2025/40), entrato in vigore l’11 febbraio 2025.

Il provvedimento introduce requisiti di sostenibilità e di etichettatura per gli imballaggi lungo l’intero ciclo di vita, dalla produzione all’uso, fino alla gestione del fine vita, e si applica a tutti gli imballaggi e rifiuti di imballaggio, indipendentemente dal materiale o dal settore di provenienza.

Revisione della Direttiva Quadro sui rifiuti

Sul fronte dei rifiuti, nel febbraio 2025 Parlamento europeo e Consiglio hanno raggiunto un accordo sulla revisione della Direttiva Quadro sui rifiuti (2008/98/CE), con nuove misure volte a prevenire e ridurre lo spreco alimentare e tessile.

Per quanto riguarda il cibo, vengono introdotti obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030: una riduzione del 10% dei rifiuti alimentari nella fase di trasformazione e produzione e una riduzione del 30% pro capite nei settori della vendita al dettaglio, della ristorazione e delle famiglie, rispetto ai livelli medi del periodo 2021-2023.

EPR obbligatoria per il tessile

Per i rifiuti tessili, la nuova Direttiva (UE) 2025/1892, entrata in vigore il 16 ottobre 2025 e da recepire negli Stati membri entro il 17 giugno 2027, introduce l’obbligo di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR). Una misura strategica, considerando che il settore genera circa 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti tessili all’anno nell’UE, di cui 5,2 milioni derivano da abbigliamento e calzature, pari a circa 12 kg pro capite.

Produttori tessili e marchi della moda saranno quindi tenuti a versare un contributo per finanziare la raccolta e il trattamento dei rifiuti, modulato in base al grado di circolarità e sostenibilità dei prodotti. In Italia, l’EPR tessile potrebbe entrare in vigore già nel primo trimestre del 2026, come annunciato da Laura D’Aprile, direttrice del Dipartimento per la Transizione Ecologica del Ministero dell’Ambiente. I sei consorzi di settore, nati dopo l’introduzione della raccolta differenziata obbligatoria del tessile nel 2022, hanno accolto positivamente l’impegno del governo, sottolineando però l’urgenza della pubblicazione del decreto attuativo.

Diritto alla riparazione

Entro il 31 luglio 2026 diventerà realtà anche il diritto alla riparazione dei beni di consumo, grazie alla Direttiva 2024/1799, adottata dall’UE nel giugno 2024. Secondo il Consiglio dell’Unione europea, la dismissione prematura di beni riparabili genera ogni anno circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti, oltre a un consumo di risorse stimato in 30 milioni di tonnellate e 261 milioni di tonnellate di emissioni di gas serra.

La direttiva punta a invertire questa tendenza incentivando la produzione di beni più durevoli e riparabili e promuovendo una maggiore consapevolezza dei consumatori sul riuso e sulla riparazione.

Ecodesign

Infine, il Regolamento (UE) 2024/1781 sull’Ecodesign, pubblicato nel giugno 2024, ha istituito un quadro generale per rendere i prodotti più sostenibili, durevoli e riciclabili. Nel 2026 entreranno in vigore due misure chiave: l’introduzione del passaporto digitale di prodotto, che la Commissione dovrà attivare entro il 19 luglio 2026, e il divieto di distruzione dei prodotti di consumo invenduti , come abbigliamento e calzature , anch’esso operativo dalla stessa data.




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