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Amsterdam città circolare entro il 2050

Data 02/11/2023
Tipo News

Se esiste una città dove la transizione circolare sta avvenendo più velocemente, quella è sicuramente la vibrante Amsterdam. Nel 2020, nel bel mezzo della prima ondata di chiusure dovute alla pandemia, il Comune aveva annunciato la sua strategia per riprendersi dalla crisi abbracciando l’economia della ciambella, il modello sviluppato dall’economista britannica Kate Raworth. Ora la strategia è diventata un vero e proprio piano che verrà attuato grazie ai 17 milioni di euro che il governo Olandese ha appena annunciato per far diventare la Capitale olandese circolare entro il 2050. Un piano in linea con l’obiettivo di dimezzare il consumo di materie prime entro il 2030 e che è stato descritto nell’Agenda di attuazione per un’Amsterdam circolare, documento strategico che definisce più di 70 azioni da realizzare nei prossimi 4 anni.

Un’impronta ambientale ridotta

L’importo di 17 milioni di euro è destinato a sostenere le imprese, i residenti e le organizzazioni sociali di Amsterdam nella transizione verso un’economia circolare. Lo scopo della strategia di attuazione è quello di ridurre l’impronta del Comune il più rapidamente possibile per garantire una città completamente circolare nel 2050.

3,6 pianeti all’anno

Non c’è tempo da perdere. Come ha detto Zita Pels, vicesindaco per la sostenibilità della capitale olandese, afferma: “Se tutti gli abitanti della terra consumassero quanto l’olandese medio, avremmo bisogno di 3,6 pianeti ogni anno. Gli abitanti di Amsterdam utilizzano troppe risorse, mettendo a dura prova il pianeta. Aiuteremo i residenti e le imprese della città a passare a un’economia equa e neutrale dal punto di vista climatico”.

L’Agenda di attuazione (Uitvoeringsagenda Circulair naar de gemeenteraad), comprende oltre 70 azioni che possono avere un impatto positivo significativo sull’ambiente. Tra di esse compaiono consulenze personalizzate a cento imprese sulle misure da adottare per operare secondo i principi circolari, la messa a disposizione a parte della città di immobili per sviluppare iniziative circolari o sostenere le imprese nel soddisfare i requisiti ambientali per i nuovi processi produttivi.

I possessori del City Pass riceveranno uno sconto sulla riparazione di elettrodomestici e scarpe, mentre ricevono già uno sconto sulle riparazioni di abbigliamento. Il Comune sta applicando i principi circolari nella costruzione di 30 nuovi edifici scolastici e le celebrazioni del 750° anniversario della città saranno sfruttate per mettere in luce un’ampia gamma di iniziative circolari. Inoltre, gli accordi di approvvigionamento e gli acquisti pubblici della città saranno tutti circolari a partire dal 2030.

La città ha mappato e sta mappando i vari flussi di materiali, dall’ingresso alla lavorazione, al fine di preservare preziose materie prime in circolo. Questi sforzi si stanno concentrando principalmente su tre catene di valore: flussi di rifiuti alimentari e organici, beni di consumo e ambiente costruito. A ognuno di questi settori corrispondono specifiche ambizioni sottolineate dall’Amsterdam Circular Strategy 2020-2025.

Misurazione dei progressi

Per capire se Amsterdam sia sulla strada giusta, è in fase di sviluppo un monitor con cui sarà possibile determinare l’impatto sociale ed ecologico della transizione. Questo strumento traccia il grado di circolarità dell’economia della Venezia del Nord e identifica le aree in cui è necessario fare di più, oltre a misurare se gli obiettivi di dimezzare l’uso di materie prime primarie entro il 2030 e di diventare circolari al 100% entro il 2050 siano davvero realizzabili.

Amsterdam e l’economia della ciambella

Con l’aiuto dell’economista britannica Kate Raworth, Amsterdam ha utilizzato e utilizza il modello per adattare le strategie e gli sviluppi a livello cittadino. Il modello in scala ridotta e adattata ad Amsterdam, chiamato City Portrait, è un’istantanea olistica della città che, secondo la strategia rilasciata, deve servire come punto di partenza per attuare una trasformazione sistemica. Il modello mira, inoltre, a diventare uno stimolo per la collaborazione interdipartimentale all’interno della città, coinvolgendo un’ampia gamma di attori nei processi decisionali che si ripercuotono sull’ambiente.

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