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Cos’è successo alla UN Water Conference 2023

di Simone Fant

Data 02/05/2023
Tipo News

Ridurre il rischio di una crisi idrica globale e garantire accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari a tutti. Questa la missione della Water Action Agenda, un’agenda di oltre 700 azioni da intraprendere prima possibile che vede le Nazione Unite rimettere la questione idrica al centro dell’agenda politica globale.

La tre giorni della UN Water Conference 2023 – prima conferenza sull’acqua dopo quasi 50 anni – si è conclusa il 24 marzo sia con uno storico piano d’azione per proteggere il “bene comune globale più prezioso dell’umanità, sia con la nomina di nuovo inviato delle Nazioni Unite per l’acqua, un “superdiplomatico” che avrà il compito di  tenere traccia di tutte le azioni intraprese dai vari Paesi promessi nella Water Action Agenda.

Gli impegni della Water Action Agenda

Nel Palazzo di Vetro di New York circa 10mila delegati da oltre 170 Paesi hanno sviluppato l’agenda ponendosi una serie di obiettivi: realizzare il goal di sviluppo sostenibile (Sdg) numero 6 e quindi garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie; contrastare gli impatti sulla risorsa legati a clima e biodiversità; limitare l’emergere di nuove tensioni geopolitiche sulla gestione e controllo della risorsa più importante.

Aperta a nuovi contribuiti, la Water Action Agenda, al momento contiene 709 impegni volontari che devono essere implementati entro la fine del decennio. Si annoverano azioni globali e locali, alcune molto concrete, altre più simboliche e di principio. Si passa dai piani di ricerca e realizzazione di infrastrutture di controllo come impianti di depurazione, desalinizzazione ed estrazione da falde profonde, fino alle riforme di gestione e controllo della risorsa, senza dimenticare le nature-based solutions per i corsi fluviali che non necessitano di grandi investimenti.

Per questa UN Water Conference non erano attese risoluzioni, proposte di nuovi trattati o altri strumenti legalmente vincolanti. Tuttavia, l’accordo la creazione di un’agenda potrà portare l’acqua all’interno di altri processi negoziali, diplomatici e di cooperazione e sviluppo. Dalla Cop28 sul cambiamento climatico di Dubai al vertice sugli Sdg di settembre all’Onu, fino agli incontri di primavera delle banche multilaterali e i nuovi indirizzi di cooperazione allo sviluppo dei paesi Ocse.

“Una delle proposte riguarda la creazione di una piattaforma specifica per le acque sotterranee anche transfrontaliere, e per il loro coordinamento, all’interno del sistema delle Nazioni Unite”, ha spiegato a Materia Rinnovabile, a margine della Conferenza Karen Villholth , direttrice del Water Cycle Innovation. “Il punto chiave è la cooperazione, aspetto fondamentale per aumentare la condivisione delle conoscenze, per migliorare le informazioni e magari la raccolta congiunta di dati e il monitoraggio. È molto importante perché cooperare significa fare il primo passo, costruire fiducia e imparare insieme a conoscere queste tipologie di risorse, che sono condivise”.

La mancanza di ambizione secondo alcune ONG

Se per diversi delegati l’accordo ha rappresentato un momento storico importante nonostante contenga impegni giuridicamente non vincolanti, per altri è stata un’occasione persa. Come rivela il Guardian, più di 100 esperti di istituti di ricerca e gruppi della società civile di cinque continenti hanno inviato una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite denunciando la mancanza di ambizione della conferenza, sostenendo che la scarsità di rigore scientifico e impegni solamente volontari non riusciranno a garantire un futuro più giusto, resiliente e sostenibile di cui c’è urgente bisogno.

“Cercare di risolvere una delle più grandi sfide che l’umanità deve affrontare con impegni volontari e soluzioni basate su prove incomplete è come portare un coltello in uno scontro a fuoco –  ha detto al Guardian Nick Hepworth, direttore esecutivo di Water Witness – semplicemente non è sufficiente e rappresenta un tradimento verso quei Paesi che soffrono maggiormente il peso della crisi idrica”,.

Charles Iceland, direttore globale per l’acqua presso il World Resources Institute, ha dichiarato che solo circa un terzo di questi annunci possono davvero fare la differenza. “Penso che gli impegni volontari siano un buon inizio, ma quando è arrivato il momento di parlare di quante risorse finanziarie sono disponibili per attuarli la maggior parte di questi impegni ha lasciato un vuoto”.

Le risorse economiche promesse dai governi

Uno dei propositi della conferenza era anche quello di raccogliere impegni finanziari nuovi e ridare linfa a quelli vecchi. Csaba Kőrösi, presidente dell’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha riferito che “gli impegni assunti durante la Conferenza sull’acqua delle Nazioni Unite del 2023 ammontano a oltre 300 miliardi di dollari che potrebbero generare oltre mille miliardi di guadagni socio-economici”. Secondo la rivista Oltremare, solo gli Usa hanno promesso fino a 49 miliardi di dollari in investimenti per sostenere infrastrutture e servizi idrici e igienico-sanitari resilienti ai cambiamenti climatici, sia a casa propria che nei Paesi più vulnerabili. Secondo varie analisi sono stati presenti e partecipativi anche gli Stati africani che hanno definito il loro impegni  allocando fondi statali. Il Mozambico, per esempio, si è dato l’obiettivo di movimentare investimenti per 9,5 miliardi di dollari per l’obiettivo Sdg citato nell’articolo 6.

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