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Pfas, L’Echa raccomanda “ampie restrizioni” per gli inquinanti eterni

di Circularity

Data 01/04/2026
Tipo News

I due comitati scientifici dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) raccomandano “ampie restrizione” sui PFAS, una famiglia di oltre 10mila sostanze chimiche noti per la loro persistenza nell’ambiente, negli organismi viventi, la mobilità in acqua, suolo e aria e gli effetti tossicologici su esseri umani e ambiente.

Lo ha annunciato il 26 marzo l’ECHA ed è un passaggio fondamentale nel percorso legislativo che punta a limitare l’uso e la potenziale contaminazione delle sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), prevedendo alcune deroghe e controlli più rigorosi. 

Una volta adottata l’opinione definitiva del Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC), sarà la Commissione europea a formulare una proposta di divieti e limitazioni, che verrà poi sottoposta all’esame e al voto del Comitato REACH, il principale quadro normativo europeo per la registrazione, la valutazione e l’autorizzazione delle sostanze chimiche.

Utilizzati per le loro proprietà antiaderenti, impermeabilizzanti o termoresistenti, gli Pfas sono onnipresenti nei prodotti di uso quotidiano, dai cosmetici agli utensili da cucina, dagli imballaggi agli indumenti impermeabili.

Nel febbraio 2023 cinque paesi europei, tra i quali Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia, hanno proposto una restrizione totale per i PFAS nell’ambito del regolamento europeo sulle sostanze chimiche REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals). Il divieto prevede la produzione e l’importazione dell’intero “universo” chimico dei PFAS, con alcune deroghe fino allo sviluppo di alternative.

Servono più restrizioni per i PFAS

Il Comitato per la valutazione dei rischi (RAC) evidenzia con chiarezza come i PFAS costituiscano una minaccia crescente sia per la salute umana sia per l’ambiente. Secondo il RAC, le misure attualmente in vigore non sono più sufficienti a limitarne le emissioni.

In assenza di nuovi interventi normativi, l’inquinamento da PFAS potrebbe generare costi fino a 440 miliardi di euro per la società europea entro il 2050, come già segnalato da uno studio della Commissione europea pubblicato il 29 gennaio, che ha stimato l’impatto economico di questi “forever chemicals”.

Il presidente del RAC, Roberto Scazzola, sottolinea che le evidenze scientifiche dimostrano in modo inequivocabile i rischi legati ai PFAS quando non adeguatamente controllati, indicando nella restrizione a livello dell’Unione Europea una misura efficace per ridurli. In caso di eventuali deroghe, raccomanda comunque l’adozione di interventi mirati a contenere al minimo le emissioni.

Il comitato propone inoltre una serie di azioni correttive, tra cui piani di gestione specifici nei siti produttivi, sistemi di monitoraggio delle emissioni, obblighi di comunicazione lungo tutta la filiera e un’etichettatura trasparente relativa al consumo e allo smaltimento.

Dalla sfera politica, si sottolinea come le indicazioni dell’ECHA mostrino la possibilità di ridurre fino al 97% delle emissioni e della contaminazione da PFAS nell’arco di trent’anni, attraverso interventi incisivi.

Le deroghe per i settori dove non c’è una vera alternativa

Il Comitato per l’analisi socioeconomica (SEAC) aggiunge alla valutazione anche una dimensione economica. Nel suo parere preliminare, riconosce che i PFAS sono largamente utilizzati in molti settori (dalle apparecchiature medicali ai rivestimenti industriali) e avverte che interventi non coordinati potrebbero creare squilibri nel mercato interno europeo. Per questo propone un approccio graduale e mirato, che preveda deroghe nei casi in cui non siano ancora disponibili alternative valide o in cui un divieto immediato comporterebbe costi socio economici eccessivi.

Secondo la presidente María Ottati, il documento sostiene una restrizione ampia dei PFAS, ma sottolinea al tempo stesso la necessità di eccezioni selettive per garantire che le misure siano proporzionate e realisticamente applicabili. L’obiettivo è ridurre le emissioni senza compromettere attività per le quali un divieto immediato potrebbe generare più svantaggi che benefici.

In questo contesto, il 26 marzo è stata avviata una consultazione pubblica di 60 giorni sul parere preliminare del SEAC, aperta fino al 25 maggio. L’ECHA ha invitato imprese, associazioni, comunità scientifica e cittadini a contribuire con dati ed evidenze, seguendo le linee guida e la mappatura degli usi dei PFAS disponibili online. I contributi raccolti saranno utilizzati per definire il parere finale, previsto entro la fine del 2026.

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