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ESG ed investimenti sostenibili

Data 23/07/2021
Tipo News

Il concetto di investimenti sostenibili comprende investimenti che integrano la dimensione della convenienza economica con criteri ambientali, sociali e di governance (criteri ESG).
La politica UE punta a raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo incanalando gli investimenti privati nella transizione verso un’economia a zero emissioni, resiliente agli eventi climatici estremi ed efficiente nell’utilizzo delle risorse.
Il principale strumento in tal senso è il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, pubblicato dalla Commissione europea a marzo 2018, al fine di creare un sistema finanziario che supporti la crescita sostenibile e un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse.

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Il principale strumento in tal senso è il Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, pubblicato dalla Commissione europea a marzo 2018, al fine di creare un sistema finanziario che supporti la crescita sostenibile e un’economia più efficiente sotto il profilo delle risorse.
Il Piano d’azione, che intende realizzare gli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile (adottata nel 2015) e dall’Accordo di Parigi, intende perseguire tre obiettivi:

  • riorientare i flussi di capitale verso investimenti sostenibili al fine di realizzare una crescita sostenibile e inclusiva
  • gestire i rischi finanziari derivanti dai cambiamenti climatici, l’esaurimento delle risorse, il degrado ambientale e le questioni sociali
  • promuovere la trasparenza e la visione di lungo termine nell’attività finanziaria ed economica

Sulla base di questi obiettivi comunitari, è evidente come negli ultimi anni si sia verificato un aumento degli investimenti sostenibili dovuto, da un lato, alla spinta di governi e istituzioni nell’integrazione della sostenibilità nei processi informativi e decisionali di investimento e, dall’altra, alla crescente consapevolezza che la ricerca e l’analisi di criteri ESG all’interno degli investimenti possono meglio aiutare gli investitori a individuare rischi e opportunità di rendimento.

Il Regolamento (UE) 2020/852, entrato in vigore il 12 luglio 2020, getta le basi per la definizione di un linguaggio linguaggio comune per la finanza sostenibile, ovvero un sistema unificato di classificazione dell’UE o “tassonomia” per attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale.
Come si legge nel report Taxonomy: Final report of the Technical Expert Group on Sustainable Finance “La tassonomia dell’UE è uno strumento per aiutare investitori, aziende, emittenti e promotori di progetti a navigare nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ed efficiente sotto il profilo delle risorse”
Il Report, redatto dal Technical Expert Group on Sustainable Finance (TEG) su richiesta della commissione europea, individua e classifica le attività economiche in grado di contribuire a raggiungere l’obiettivo emissioni zero entro il 2050 e i relativi criteri di selezione.

L’obiettivo della Tassonomia è creare una metodologia comune per gli investitori e identificare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono essere maggiormente incisivi, valutando le attività economiche secondo parametri ambientali, incrementando la trasparenza del mercato e la fiducia degli investitori e orientando un maggior volume di investimenti in progetti sostenibili.

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La tassonomia rappresenta lo strumento di trasparenza per le  attività economiche che grazie a criteri tecnici di misurazione dell’impatto ambientale, definisce e identifica le possibilità che tali attività hanno di raggiungere i sei obiettivi ambientali identificati, ovvero:

  1. mitigazione dei cambiamenti climatici
  2. adattamento ai cambiamenti climatici
  3. uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine
  4. transizione verso un’economia circolare
  5. prevenzione e riduzione dell’inquinamento
  6. protezione e ripristino biodiversità ed ecosistemi

La tassonomia dell’UE è uno dei passi più significativi nel mondo della finanza sostenibile e avrà implicazioni di enorme portata sia per gli investitori sia per gli emittenti che lavorano nel bacino europeo e non solo.
Per essere considerata ecosostenibile un’attività deve rispondere ai seguenti requisiti:

  • contribuire in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più obiettivi ambientali;
  • non arrecare un danno significativo a nessuno degli altri obiettivi ambientali;
  • rispettare le garanzie minime di salvaguardia;
  • rientrare tra le attività incluse nella tassonomia (low carbon; in transizione; abilitanti);
  • essere conforme ai criteri tecnici di vaglio.

L’atto delegato relativo agli aspetti climatici, approvato dalla Commissione il 21 aprile 2021 introduce la prima serie di criteri basati sul parere scientifico del gruppo di esperti tecnici (TEG) sulla finanza sostenibile e sono stati definiti in seguito a un’ampia consultazione degli stakeholder e alle discussioni con il Parlamento europeo e il Consiglio. Vi sono inclusi settori quali l’energia, la silvicoltura, l’industria manifatturiera, i trasporti e l’edilizia.
I criteri relativi al settore dell’economia circolare, dell’efficienza energetica e della gestione dei rifiuti, invece, sono attesi entro la metà del 2022 e consentiranno agli investitori di incrementare le risorse destinate a questi ambiti.

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