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Non c’è consumo sostenibile senza diritto alla riparazione

di Circularity

Data 01/07/2024
Tipo News

Il diritto alla riparazione è finalmente legge. Il Consiglio europeo, giovedì 30 maggio, ha adottato la direttiva che promuove la riparazione dei beni rotti o difettosi, nota anche come direttiva sul Right to Repair. Le nuove norme definiscono gli obblighi per i fabbricanti di riparare i beni e incoraggiano i consumatori a prolungare il ciclo di vita di un prodotto attraverso la sua riparazione. Un provvedimento che, dopo il Regolamento ecodesign, aggiunge un nuovo importante tassello alle strategie di prevenzione dei rifiuti, di allungamento della vita dei prodotti e al consumo sostenibile. Proprio come previsto dal Circular Economy Action Plan europeo, il pacchetto di riforme che mira a rendere più circolare l’economia del vecchio continente. 

Cosa prevede il diritto alla riparazione

La direttiva introduce una serie di strumenti, incentivi e obblighi che hanno lo scopo di rendere la riparazione più accessibile e conveniente ai consumatori europei. Per esempio impone ai fabbricanti di prodotti al consumo a fornire servizi di riparazione “tempestivi ed economici” e a informare i consumatori sul loro diritto alla riparazione, mettendo a disposizione un modulo di riparazione volontaria con informazioni chiare sul processo di riparazione (tempi, costi, i prezzi, i prodotti sostitutivi, ecc). È prevista inoltre l’introduzione di una piattaforma online in cui i consumatori potranno facilmente reperire i servizi di riparazione; una proroga della garanzia legale di 12 mesi se i consumatori opteranno per la riparazione anziché la sostituzione; il divieto per i produttori di utilizzare clausole contrattuali, tecniche hardware o software per ostacolare le riparazioni. 

Le norme mirano inoltre a rafforzare il mercato delle riparazioni dell’UE e a ridurne i costi.  Ogni Stato membro infatti dovrà introdurre almeno uno strumento incentivante, come buoni e fondi per le riparazioni, campagne informative, corsi di riparazione o sostegno agli spazi di riparazione gestiti dalla comunità, oppure, una riduzione dell’aliquota IVA sui servizi di riparazione. 

La lista dei prodotti riparabili da ampliare

Anche dopo la fine della garanzia legale, i produttori saranno obbligati a effettuare riparazioni su comuni elettrodomestici che rientrano nelle categorie tecnicamente riparabili secondo le norme UE, come lavatrici, aspirapolvere e smartphone. Questo elenco potrebbe essere ampliato in futuro. Ogni volta che la Commissione introdurrà nuovi requisiti di riparabilità per determinati prodotti, questi saranno aggiunti alla direttiva sul diritto alla riparazione. Per ora però, gli attivisti lamentano che la lista dei beni “coperti” dal nuovo assetto normativo è troppo esigua.

“Serve una legislazione più ampia sul diritto alla riparazione che copra più categorie di prodotti durante il prossimo mandato – ha dichiarato la coalizione ambientalista Right to Repair Europe che rappresenta più di 130 organizzazioni europee – Purtroppo, la legge attuale non offre un accesso più ampio a un maggior numero di informazioni sulla riparazione e di pezzi di ricambio e non dà priorità alla riparazione nell’ambito della garanzia legale”. 

Prezzi e ricambi più accessibili

Uno dei temi cruciali che regge l’intera impalcatura del diritto alla riparazione è l’accesso ai pezzi di ricambio. Innanzitutto la direttiva impone una riduzione dei tempi di attesa: a 5 anni dall’acquisto del prodotto i pezzi di ricambio devono arrivare al cliente entro cinque giorni lavorativi; trascorso un lustro l’attesa massima si allunga a dieci giorni lavorativi. Inoltre si dovrà indicare sul sito ad accesso libero il prezzo indicativo dei pezzi di ricambio. 

Un altro punto chiave sono i prezzi: per convincere i consumatori a optare per la riparazione di un oggetto, è necessario garantire servizi di riparazione di qualità, grazie a una maggiore concorrenza sul mercato tra i fornitori di servizi indipendenti e le riparazioni affiliate. Sul tema la Commissione europea è intenzionata a favorire sviluppo di uno standard europeo volontario di qualità per i servizi di riparazione. Tale standard includerebbe aspetti che influenzano le decisioni dei consumatori nella scelta, come il tempo necessario alla riparazione, la disponibilità di prodotti sostitutivi, servizi accessori come ritiro, installazione e trasporto offerti dai riparatori.

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