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Ecoforum: cosa pensano gli italiani dell’economia circolare?

di Circularity

Data 01/08/2023
Tipo News
riciclo della plastica

Economia circolare e green jobs rappresentano il futuro del Paese, a pensarlo sono gli stessi italiani. Ad affermarlo è il sondaggio Ipsos “L’Italia e l’economia circolare” presentato alla decima edizione dell’Ecoforum 2023, convegno nazionale sull’economia circolare che ha avuto luogo a Roma dal 4 al 6 luglio. Secondo il sondaggio, nel 2023 è cresciuta sia la percentuale di conoscitori dell’economia circolare  – 45% con un incremento del +5% rispetto a cinque anni fa -, sia il numero di cittadini (addirittura il 60%) fiduciosi che i green jobs rappresenteranno una bella fetta del mercato del lavoro futuro.

I dati Ipsos ci ricordano che è importante sensibilizzare con più efficacia sulla leadership italiana nell’economia circolare, poiché il 43% dei cittadini non è a conoscenza o non ritiene credibile che l’Italia sia uno dei Paesi europei più virtuosi nel riciclo dei rifiuti urbani. Al contrario, l’opinione pubblica sembra sia consapevole della crisi climatica: il 63% dei cittadini ritiene che i disastri naturali (siccità, alluvioni, tornado, ecc.) siano la prima conseguenza dei cambiamenti climatici, i quali generano a loro volta ripercussioni economiche per le persone, come l’aumento dei costi degli alimenti e della vita in generale. Mentre le azioni di protesta climatica, come vandalizzare monumenti e opere d’arte, sono considerate necessarie e comprensibili solo dal 20% degli intervistati. Quasi la metà, invece, le ritiene gesti irresponsabili e incomprensibili.

“C’è ancora molto lavoro da fare affinché si diffonda una piena consapevolezza dell’importanza e della necessità dell’economia circolare per l’ambiente e lo sviluppo – ha commentato Riccardo Piunti, presidente del CONOU – ma è incoraggiante vedere che in soli dodici mesi il numero di persone consapevoli dell’urgenza di questa sfida è cresciuto, con i più giovani in prima linea”

L’economia circolare rappresenta un cambiamento di approccio che deve pervadere l’intera economia e, soprattutto, il nostro sistema culturale e valoriale. “È un peccato che gli italiani non siano consapevoli del fatto che il nostro Paese abbia dimostrato un’eccellenza di risultati e un modello organizzativo senza eguali in Europa nel campo dell’economia circolare”, ha aggiunto Piunti. Ne è un esempio l’esperienza del consorzio CONOU, che rigenera il 98% dell’olio minerale esausto.

Le 5 priorità per il Ministro dell’Ambiente

Riciclo e sviluppo delle filiere dell’economia circolare sono alla base delle 5 priorità che Legambiente e Kyoto Club hanno presentato durante la prima giornata dell’Ecoforum al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. Incremento della capacità degli impianti di riciclo e riutilizzo (riducendo il divario tra Nord e Centro-Sud del Paese) e riduzione del trasporto di rifiuti verso regioni con infrastrutture più sviluppate adottando la strategia “Rifiuti zero, mille impianti” sono le necessità più urgenti.  Legambiente e Kyoto Club raccomandano, inoltre, di applicare il principio del “chi inquina paga” per disincentivare lo smaltimento in discarica e promuovere la prevenzione e il riciclaggio dei rifiuti.  

Al sistema servirebbero anche politiche industriali più strutturate per sostenere le imprese che già investono o intendono investire in questa direzione, oltre a fornire maggior supporto ai governi locali che ricevono finanziamenti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

“Nonostante in Italia l’economia circolare abbia trovato un terreno fertile da molti anni – ha affermato all’evento Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – come dimostrano le numerose esperienze virtuose di comuni, consorzi, aziende pubbliche e private, esistono ancora molte barriere da superare e ritardi da colmare. Normative complesse, autorizzazioni lente, controlli governativi irregolari e progetti imposti dall’alto non agevolano una diffusione uniforme dell’economia circolare su tutto il territorio nazionale. Sono necessarie mille nuove strutture per l’economia circolare e progetti innovativi che si muovano nella giusta direzione, come quelli che stiamo promuovendo e visitando dall’estremo Nord all’estremo Sud della Penisola attraverso la nostra campagna nazionale sui siti di transizione ecologica”.

L’ultima priorità è quella di costruire una filiera nazionale per l’approvvigionamento di materie prime critiche, al fine di evitare future dipendenze da Paesi esteri, dando massima priorità al recupero e riciclo dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE).

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