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Le opportunità dell’economia circolare nel settore edile

Data 31/08/2020
Tipo News

A gennaio 2020 si era svolto il briefing dell’Agenzia Europea per l’Ambiente “Rifiuti da costruzione e demolizione: sfide e opportunità in un’economia circolare” nel quale era emersa la necessità di prevenire la produzione o riciclare la grande quantità di rifiuti generati dal settore delle costruzioni e delle demolizioni in Europa. Come previsto dalla direttiva rifiuti 2008/98/Ce tutti i Paesi Ue dovrebbero raggiungere la percentuale di recupero del 70% dei rifiuti da costruzione e demolizione. Ad oggi però, a livello nazionale, il recupero dei rifiuti da costruzione è relativo al basso valore delle operazioni di riempimento, ovvero l’utilizzo di rifiuti e macerie raccolti per riempire i buchi nei cantieri, e ad operazioni di recupero di basso grado come l’utilizzo di cemento riciclato e frantumato o
pietre (aggregati) nella costruzione di strade.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente, nel report Construction and Demolition Waste: challenges and opportunities in a circular economy mette in evidenza come non sia importante solo il quantitativo di rifiuti edili riciclati o riusati ma la qualità del riciclo. Ad oggi infatti, i materiali riciclati perdono gran parte del loro valore, tanto che si parla di downcycling (recupero di basso grado).
Lo studio ha ribadito che ogni fase del ciclo di vita di un edificio, dalla progettazione, alla produzione, all’utilizzo, alla demolizione e alla gestione dei rifiuti prodotti, potrebbe essere gestita aumentandone la circolarità e riducendo le emissioni generate. Migliorare la circolarità e aumentare l’efficienza della gestione dei materiali può assumere molte forme:

  • prolungare la durata del prodotto
  • ridurre le perdite di materiale
  • ricircolo di materiali e prodotti
  • prevenire il downcycling
  • sostituire i materiali ad elevate emissioni di gas serra con quelli a emissioni inferiori.

Infatti, applicare i principi dell’economia circolare significa molto di più del semplice riciclo: richiede il ripensamento della catena del valore e dei modelli di business, della progettazione del prodotto e dei sistemi economici complessivi in ​​cui vengono applicati per generare il minor impatto ambientale. Se questa logica venisse applicata nel settore dell’edilizia, ciò significherebbe che gli edifici verrebbero progettati per essere facili da adattare, facili da smantellare e non verrebbero quasi mai demoliti. I materiali da costruzione verrebbero recuperati in modo rapido ed efficiente, il che si tradurrebbe nuovamente in materiali di alta qualità recuperati al massimo in un circuito chiuso in cui quasi nessun materiale finirebbe ad essere considerato rifiuto (una volta rimossi i materiali pericolosi come l’amianto e il catrame dal ciclo produttivo).

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Secondo l’Agenzia occorrono quindi azioni più “circolari” facilitate da misure come la standardizzazione delle materie prime secondarie e la condivisione delle informazioni tra le parti interessate, che hanno un elevato potenziale per contribuire a una maggiore prevenzione dei rifiuti e a un riciclo di qualità superiore. In questo modo si supererebbero i prezzi non competitivi, la mancanza di fiducia nella qualità dei materiali secondari, la mancanza di informazioni sulla composizione dei materiali utilizzati negli edifici esistenti e il lungo ritardo tra l’attuazione di azioni su nuovi edifici e il loro effetto sulla gestione dei rifiuti diversi decenni dopo.

Inoltre, come afferma la Direttiva(UE) 2018/851 del 30 maggio 2018 (che modifica la direttiva 2008/98/CE), la prevenzione dei rifiuti è il modo più efficace per incrementare l’efficienza delle risorse e ridurre l’impatto dei rifiuti sull’ambiente. È importante perciò che gli Stati membri adottino misure adeguate per prevenire la produzione di rifiuti, controllino e valutino i progressi compiuti nell’attuazione di tali misure. Gli Stati membri dovrebbero favorire modelli di produzione, aziendali e di consumo innovativi che riducano la presenza di sostanze pericolose nei materiali, favoriscano l’estensione del ciclo di vita dei prodotti e promuovano il riutilizzo, anche attraverso la creazione e il sostegno di reti di riutilizzo e di riparazione, come quelle gestite da imprese dell’economia sociale, sistemi di cauzione-rimborso e di riconsegna-ricarica, e incentivando la ricostruzione, il rinnovo e la ridestinazione dei prodotti, come piattaforme di condivisione.


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