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Editorale – Marzo 2020

di Paola Ficco, “Avvocato - Giurista ambientale e Direttore della Rivista RIFIUTI

Data 07/03/2020
Tipo Editoriale
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Editoriale Rivista Rifiuti n. 281

“Debris”, è il termine inglese con il quale si indicano, genericamente, i “detriti”. Una categoria del reale che suggerisce di rivedere “Gravity”. Il film che, con il fascino di Sandra Bullock e George Clooney, restituisce tutto il gravissimo problema di inquinamento che c’è nello spazio, fatto di satelliti che esplodono e dei loro “debris”. E questo non è un film, perché se non funzionano i satelliti e i detriti spaziali (rifiuti?) rendono impossibili le missioni, che ne sarà delle nostre comunicazioni?
Dov’è l’inquinatore? Troppo difficile. Torniamo sul pianeta Terra, in Italia, dove l’End of Waste “caso per caso”, nella nuova configurazione tracciata dal Dl “crisi aziendali” (101/2019), prova a normalizzarsi, anche grazie alla linea guida n. 67 del Consiglio Snpa relativa ai controlli.

Qui si trovano anche nuovi obblighi (giusti nella sostanza ma meno nella forma dello strumento). Infatti, la tabella 5.4 indica chiaramente che “Il produttore deve dotarsi di un sistema di gestione e controllo interno… che deve includere procedure operative che descrivano tutto l’iter del rifiuto, dal suo conferimento nell’impianto di recupero fino alla produzione del prodotto finale e suo invio al successivo ciclo produttivo di altri utilizzatori”.

I controlli, come noto, sono previsti a campione, ma la linea guida rappresenta il nuovo “fil rouge” di condotta uniforme, a livello sia di imprese sia di pubblica amministrazione. Così, sull’End of Waste “caso per caso”, forse per la prima volta, più di qualcuno rinuncerà alla vertigine della propria verità. Tuttavia, questo non basterà a fermare il disagio (non solo intellettuale) prodotto dalle teorie anti scientifiche e anti ambientali propugnate, con singolare narrativa, da parte di molti. Lo fanno “per tutelare l’ambiente” e così ricacciano la realtà, scientifica e legislativa, in un “playback” distorto, in un congegno labirintico fatto di personali deliri, che sottraggono la realtà ai suoi significati.

In ogni caso, nella tentacolare relazione tra l’uomo e l’ambiente, l’analisi dell’articolo 184-ter del Codice ambientale, nella sua nuova formulazione, residua problemi non lievi: non chiarisce quale sia il termine per l’avvio della verifica a campione, né è previsto alcun raccordo con la procedura di riesame, sospensione e revoca dell’Aia. Inoltre non è chiaro se la verifica “a campione” si applica anche alle autorizzazioni già esistenti. Il tutto, ovviamente, si aggiunge (senza alcun coordinamento) ai già numerosi controlli posti in essere dalle Province, dalle Arpa e dalla polizia giudiziaria.

La paura e il sospetto con le quali viene vissuto l’uomo, inteso come agente decisivo di trasformazione di ambiente, territorio e clima, è tutta in queste tanto complesse quanto abborracciate norme sulla gestione dei rifiuti. Un universo piccolo che, però, restituisce il senso di un immaginario di soglia e di una prospettiva di specie, intesi come valore di una risorsa di sopravvivenza.

È in questa ottica che si fa strada l’epica contemporanea di superamento del controllo, anche virtuoso, della natura da parte dell’uomo. In questo addio all’Antropocene, c’è il possente sforzo di tutti nel cercare di percepire lo sfondo comune sul quale poter agire per avere un’idea pratica e percorribile di futuro, al di là delle categorie e delle classi di valore con le quali siamo nati e stati educati.
Ed è in questo annaspare confuso che trovano spazio fenomeni (non solo) mediatici come quello della piccola Greta che si dispera (solo) in Occidente ma non si spinge sui meno compiacenti e più rigorosi palcoscenici di New Delhi e di Pechino. Consapevole, evidentemente, che l’ideologia dell’incompetenza, lì, non incanta nessuno.


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