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Editoriale – Maggio 2021

di Paola Ficco, “Avvocato - Giurista ambientale e Direttore della Rivista RIFIUTI

Data 07/05/2021
Tipo Editoriale
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Nel settore ambientale ci sono momenti in cui si pronunciano parole che, incessantemente, come mantra, ricorrono. E questo accade per un periodo non precisato di tempo durante il quale queste parole esercitano una potenza attrattiva da un lato e ispiratrice dall’altro. Al primo fronte, sono ascrivibili le parole che polarizzano le attenzioni: penso a classificazione, End of Waste, formulario, rumore, odore; ma sarebbero moltissime. Alla forza ispiratrice, invece, attengono le parole che generano visioni e azioni: penso a economia circolare, ai vari colori dell’economia in genere (brown, green, blu). Si pensi anche a “giornata della terra” che lo scorso 22 aprile scorso ha celebrato il suo cinquantanovesimo compleanno (nacque negli Usa nel 1962). Ma anche qui, sarebbero moltissime.
E adesso la scena è stata conquistata a pieno diritto dalle parole “transizione ecologica” la quale è, innanzitutto, un modo di immaginare e di pensare così profondo che, a volte, desta meraviglia. Il che lascia immediatamente presagire un percorso verso la felicità. La riproposizione, in chiave contemporanea, del remoto sogno umanistico e classico di un’arcadia creata dall’armonia del mondo. Ma non sarà del tutto così, perché la capacità adattativa di tutti non è così immediata. E meno che mai lo sarà nell’Italia delle regioni, delle province, dei comuni, delle città metropolitane, delle circoscrizioni, dei quartieri, dei condomini e delle case isolate dove ciascuno ha la propria verità delle cose del mondo.
Neanche il coronavirus, con il suo lascito di morti e malati, è riuscito a imprimere un passo comune a tutto il Paese. Scene e notizie consuete e mai edificanti, nel gioco al massacro di essere i primi della classe e di quelli che hanno capito come si fa, concependo categorie più o meno prioritarie per il vaccino, aperture e chiusure sulla base di criteri di conteggio dei contagi applicati alla “secondo me”.

Proprio quando occorreva agire e mostrare la forza della coesione in virtù del bene supremo della vita di tutti i cittadini italiani, questa non c’è stata. Un fatto. Berlino, invece, affinché le misure di contenimento del contagio siano uniformi in tutto il territorio nazionale, ha sospeso il (famoso) federalismo tedesco (per il momento) fino al prossimo 30 giugno. Una sospensione che scatta in base a un criterio chiaro: incidenza del virus che supera i 100 nuovi casi di contagio per 100mila abitanti in una settimana.
Un altro fatto.
Comunque sia, la pandemia un minimo comun denominatore lo ha tracciato dandoci un sonoro “benvenuto” nel regno dei sogni infranti e con l’unico lusso del cibo a domicilio portato dal “rider”. Ed è proprio in questa figura che Guido Maria Brera, nel suo romanzo “Candido”, fa incarnare il futuro post-pandemia dove il “rider” protagonista, come il Candido di Voltaire, pensa di vivere nel migliore dei mondi possibili. E invece (nell’intervista rilasciata da Brera al Corriere della Sera su il blog “Per niente candida” di C. Morvillo) è proprio il “rider” “l’emblema dei sogni infranti della classe media, di chi si è illuso che questa fosse una società in cui ti puoi permettere tutto, perché puoi studiare, indebitarti, curarti, comprare magliette a due euro, ma poi si è reso conto che sta pagando tutto a caro prezzo, scambiando merci a basso costo con i diritti che i nostri padri hanno conquistato con tante lotte”.

La transizione ecologica deve passare anche da qui, dalla ricostruzione dei sogni infranti e dal loro avverarsi. Senza
questo passo, il dolore del desiderio spegnerà più di una generazione futura (e non solo).

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