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Fine vita auto: dall’UE una proposta per una filiera circolare

di Circularity

Data 04/09/2023
Tipo News

Ogni anno, oltre sei milioni di auto in Europa raggiungono la fine della loro vita. Quando i veicoli fuori uso (ELV) non vengono gestiti adeguatamente, possono causare problemi ambientali e l’economia europea perde milioni di tonnellate di materiali.

Ad occuparsi del recupero, riciclo e smaltimento c’è l’auto-demolizione, un settore che aspettava pazientemente dal 2020 la revisione di una direttiva ormai vecchia di 23 anni. Il 13 luglio la Commissione europea ha pubblicato una proposta di regolamento che garantirà una maggiore circolarità e trasparenza nel settore autodemolizioni. Grazie a target relativi ai contenuti riciclati, ad efficaci sistemi di tracciabilità e a incisivi criteri di eco progettazione, secondo Bruxulles il regolamento consentirà di evitare l’emissione di 12,8 milioni di tonnellate di C02, raccogliere e riciclare 350 tonnellate di terre rare e creare 22mila posti di lavoro. Tutto entro il 2035.  

Ecodesign e riciclo per una filiera circolare

L’automotive è tra le industrie che consuma più materie prime come alluminio (42%), magnesio (44%), metalli del gruppo del platino (63%), gomma naturale (67%) ed elementi delle terre rare (quota del 30% destinata a crescere). Nonostante i tassi di riciclo dei rottami metallici siano generalmente elevati, la materia riciclata è spesso di scarsa qualità, soprattutto per i componenti in plastica. Di conseguenza i costruttori di automobili necessitano un import di grandi quantità di materie prime vergini. Da qui nasce l’esigenza di recuperare le risorse riducendo la dipendenza dai Paesi terzi.

Le nuove norme proposte coprono tutti gli aspetti di un veicolo dalla sua progettazione e immissione sul mercato fino al trattamento di fine vita, un approccio che alla confederazione europea dei demolitori Euric (European Recycling Industries’ Confederation) piace parecchio. Innanzitutto la Commissione punta gli occhi sui produttori affinché progettino veicoli facilmente smontabili, fissa tassi minimi di riutilizzo e riciclabilità e ordina alle case automobilistiche di fornire istruzioni dettagliate per la sostituzione e la rimozione di parti e componenti attraverso un passaporto di “circolarità” del veicolo.

Per quanto riguarda la fase di riciclo, la proposta ancora una volta coinvolge i costruttori indicando come obiettivo minimo l’utilizzo del 25% di plastica riciclata proveniente dalla stessa filiera (upcycling). Si tratta di un target che entrerà in vigore solo 6 anni dopo l’adozione del nuovo regolamento. Secondo EuRIC, dal momento che l’80% della plastica dei veicoli fuori uso viene destinata all’incenerimento o allo smaltimento in discarica, gli obiettivi relativi ai contenuti riciclati sono fondamentali per migliorare la circolarità della plastica nel settore automobilistico. “Gli obiettivi contribuiranno a progettare meglio le parti in plastica delle automobili e ad aumentare ulteriormente la cooperazione in corso tra i riciclatori di plastica e l’industria automobilistica”, si legge nel comunicato.

Anche il recupero dei metalli e delle materie prime critiche è centrale nel regolamento. Sono previste restrizioni sulle discariche, la rimozione obbligatoria di parti, componenti e materiali di valore e l’obbligo per i demolitori di smettere di mischiare i rottami dei veicoli a fine vita con altri rifiuti. EuRIC sostiene che anche gli pneumatici dovrebbero essere inclusi negli obiettivi di contenuto riciclato, così da evitare che – come capita ancora troppo spesso – siano inceneriti o messi in discarica.

Cosa cambia con l’avvento dell’elettrico?

L’industria automotive sta attraversando una drastica transizione che presumibilmente toccherà anche il settore delle autodemolizioni. Per i prossimi 10-15 anni i riciclatori dovranno essere in grado sia di trattare gli oltre 250 milioni di veicoli con motore a combustione ancora in uso, sia di adattarsi parallelamente ai veicoli elettrici. “Dobbiamo ancora comprendere vari aspetti – ha detto a Materia Rinnovabile Anselmo Calò, presidente dell’Associazione Demolitori Autoveicoli (ADA) italiana – soprattutto per quel che riguarda il ruolo degli impianti di trattamento autorizzati nel contesto applicativo del nuovo EPR, la responsabilità estesa del produttore che verrà rafforzata”.

Se la proposta di regolamento ha definito gli obiettivi di riciclo, non ha dato particolare indicazioni sul come devono essere riciclati i veicoli, quindi all’attività dei centri di trattamento. Secondo EuRIC non dovrebbero essere imposti obblighi sullo smantellamento manuale dei componenti perché comporterebbe costi elevati, carenza di personale e nessun miglioramento della qualità dei materiali riciclati. La European Recycling Industries Confederation (EuRIC) sembra di puntare di più sulle tecnologie di triturazione per garantire – a costi economicamente accessibili – materiali riciclati di alta qualità. “ Si potrà raggiungere gli obbiettivi di riciclo della Commissione utilizzando un mix dei due metodi – commenta Calò – ma sarà più costoso rispetto ad oggi”.

I veicoli scomparsi

Ogni anno circa 3,5 milioni di veicoli scompaiono senza lasciare traccia dalle strade europee. Oltre 800.000 vengono esportati o smaltiti illegalmente principalmente in Africa, causando inquinamento e – viste le loro condizioni – incidenti pericolosi. L’esportazione è già vietata dalle leggi nazionali dei Paesi membri, tuttavia la nuova regolamentazione sarà più severa nelle sanzioni e promette di garantire che solo le vetture europee tecnicamente idonee saranno esportate al di fuori dei confini europei.

Una delle soluzioni proposte dalla filiera è quello di depennare agilmente i veicoli dal registro nazionale e inserirli nel registro di un altro Stato. Questo tracciamento consentirebbe una migliore trasparenza, anche se potrebbe essere applicato solo a Paesi europei muniti di registro.

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