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I rifiuti RAEE continuano a crescere

di Circularity

Data 04/04/2024
Tipo News

Dai vecchi smartphone ai frigoriferi rotti, dai giocattoli fino alle sigarette elettroniche. A livello globale i rifiuti elettronici (RAEE) hanno raggiunto livelli record e stanno crescendo cinque volte più velocemente dei rispettivi tassi di riciclo. A dirlo è il report Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite che rivela numeri piuttosto sconcertanti. Nel 2022 globalmente sono stati prodotti 62 milioni di tonnellate di RAEE, l’82% in più rispetto al 2010.

Per mettere le cose in prospettiva, secondo il report condotto dall’Institute for Training and Research delle Nazioni Unite (UNITAR) questi rifiuti potrebbero riempire più di 1,5 milioni di camion da 40 tonnellate che, se posizionati paraurti contro paraurti, potrebbero formare una linea abbastanza lunga da avvolgere l’equatore. L’Europa è in testa alla classifica per rifiuti elettronici pro capite generati con 17,6 kg. Seguono l’Oceania (16,1 kg pro capite), le Americhe (14,1 kg), l’Asia (6,4kg) e l’Africa (2,5kg).

A preoccupare però sono soprattutto gli scenari di una crescita che non sembra arrestarsi. Se continuassimo a produrre rifiuti RAEE ad un ritmo di 2,6 milioni di tonnellate ogni anno significa, al 2030 si potrebbe raggiungere la cifra record di 82 milioni di tonnellate.

La raccolta e il riciclo non tengono il passo

 Raccolta e riciclo non stanno di certo tenendo il passo con la produzione: meno di un quarto (22%) dei rifiuti elettronici prodotti nel 2022 è stato riportato dal Global E-waste Monitor come raccolto e riciclato. Un tasso di riciclo che oltretutto potrebbe calare fino al 20% entro il 2030 proprio a causa del boom commerciale di dispositivi elettronici. La maggior parte dei rifiuti elettronici, che spesso contengono sostanze tossiche come il mercurio e il piombo, finisce nelle discariche o in sistemi di riciclo informali. E un fine vita che non previene l’inquinamento ambientale rischia di avere impatti seri sulla salute delle persone. Piccoli gadget elettronici come giocattoli, aspirapolvere e sigarette elettroniche sono gli articoli che producono più rifiuti: costituiscono un terzo di tutti i rifiuti elettronici e presentano tassi di riciclo particolarmente bassi, intorno al 12%.

“iL business as usual non può continuare – ha spiegato l’autore principale del report Kees Baldé – Questo nuovo rapporto testimonia il fatto che sono necessari maggiori investimenti in infrastrutture di riciclo e una maggiore promozione di pratiche di riparazione e riutilizzo. Fondamentale sarà anche fermare le spedizioni illegali di rifiuti elettronici”.

I RAEE sono anche un problema climatico

Oltre ad essere un problema ambientale, i rifiuti elettronici generano anche un impatto climatico non indifferente. I dispositivi elettronici richiedono materie prime – compresi i metalli delle terre rare – che vengono estratte e lavorate in processi ad alta intensità energetica, alimentati principalmente da combustibili fossili.

“Una corretta gestione e smaltimento dei rifiuti elettronici riduce l’impronta carbonica dei RAEE” si legge nel report. Recuperando e riciclando le materie prime dai rifiuti infatti si evita di estrarre nuove materie prime. Un approccio circolare che nel 2022 ha evitato il rilascio in atmosfera di circa 52 milioni di tonnellate di emissioni. “Più metalli ricicliamo, meno ne dobbiamo estrarre”, ha aggiunto Baldé.

I benefici però non sono solo climatici. Stando alle stime dell’UNITAR, se riuscissimo a portare entro il 2030 il tasso di raccolta e riciclo dei rifiuti elettronici a livello mondiale ad un valore “utopico” del 60%, gli introiti generati supererebbero i costi di investimento di oltre 38 miliardi di dollari. Inoltre, tra i rifiuti elettronici scartati nel 2022 sono stati incorporati metalli per un valore stimato di 91 miliardi di dollari, tra cui 15 miliardi di dollari di oro.

Il Global E-waste Monitor è una delle principali fonti statistiche dei rifiuti elettronici. Consente ai policy maker di monitorare i progressi e valutare le azioni da intraprendere. Quest’anno i numeri sono tutt’altro che incoraggianti. A questi ritmi di produzione la transizione circolare dell’e-waste si allontana sempre di più.

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