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Metaverso. L’oltremondo che farà dimenticare anche la carenza dell’infrastruttura normativa per la transizione ecologica

di Paola Ficco, Avvocato - Giurista ambientale e Direttore della Rivista Rifiuti

Data 02/11/2022
Tipo Editoriale
rivista rifiuti

Secondo Oscar Wilde se abbiamo trovato una risposta a tutte le nostre domande, vuol dire che le domande non erano quelle giuste.

Vero nella sfera spirituale del nostro esistere, meno vero quando si tratta delle norme sui rifiuti, dove domande (ormai) antiche non hanno ancora ottenuto risposta, non perché fossero corrette ma perché colpite dall’indifferenza di chi avrebbe dovuto fornire risposta. L’apparato normativo non è una psiche che, dopo introspezione e analisi, spesso fornisce da sola la risposta. È, invece, un vero e proprio apparato infrastrutturale, cardine per lo sviluppo del Paese perché deve soddisfare i bisogni di una comunità in modo efficiente e sostenibile. Dove la sostenibilità non è solo un modo di dire, bensì un modo di essere. Ma non è così, perché le norme dopo essere state varate, devono anche essere mantenute e gli interrogativi che, a fini applicativi, residuano dopo la loro lettura, devono ottenere risposte.

Si pensi, tra le tante, alle locuzioni “piccoli interventi edili” e “quantitativi limitati” che, presenti nel comma 19 dell’articolo 193 del “Codice ambientale”, con la loro vaghezza non snelliscono alcun adempimento formale e alimentano, invece, i timori delle imprese nel caso in cui accedano al regime del Ddt anziché a quello del formulario. Perché è ancora così difficile fornire una risposta o, più semplicemente, correggere questa norma, dandole concretezza dimensionale?

In questa fatica del comprendere, sul fronte comunitario, con ovvie ricadute nazionali, si colloca anche la definizione di rifiuto che, coniata nel 1975 (direttiva 75/442) quando l’economia era più che lineare, si pretende sia ora applicata all’economia circolare.

Eccolo il fluire disordinato del lessico, dove i termini si confondono e se ne smarrisce il perimetro; così “riutilizzo”, “preparazione per il riutilizzo”, “recupero” e “riciclaggio” sembrano voler dire tutti la stessa cosa nella geometria illeggibile e ingessata delle definizioni dei testi normativi, nonostante ambiscano a distinguere l’ordine dal suo contrario.

Se a tutto questo si aggiunge una popolazione amministrativa sempre più fitta (ma non per questo più competente) nel quadro si assomma un disordine difficile da comprendere. Le cause sono tante e, anche se antiche, sono sempre le stesse; due di queste, soprattutto, sono figlie di un movimento tanto anomalo quanto immutabile: la legislazione sovrabbondante e contraddittoria; le eccessive responsabilità (contabile, amministrativa, penale) che, spaventando chiunque, consigliano l’inerzia.

Presunzione malata di lentezza e che la digitalizzazione dissimula sotto la patina della (non sempre vera) efficienza tecnologica.

Convincersi del contrario non è facile, basta porre mente ai tanti ritardi della Pubblica amministrazione e ai conflitti di competenza tra i vari uffici, anche ora che siamo senza energia e l’arroganza della speculazione finanziaria diventa il nostro castigo.

Occorrerebbe invece possedere le risposte prima che venissero a esistere le domande. Ma questo non è possibile perché questa età storica è troppo “estiva”, dove si nasce per vendicarsi e restare bambini per sempre, senza essere più all’altezza di tramandare qualcosa, anche solo l’esperienza. Mancano i dettagli e la definizione dell’insieme ma tutto si camuffa nelle metafore accattivanti, nel vintage delle borsette alla moda e nel vuoto dei nuovi vizi.

Un vuoto cosmico che sta per essere riempito dal metaverso, il nuovo oltremondo che azzera ogni possibilità di accettare il limite.

Tutto potrà essere nuovo e diverso (anche noi stessi) proiettato sullo schermo del nostro desiderio e, soprattutto, distrarrà da quello che davvero accade.

Il reale non smette di esistere solo perché non lo si guarda. Anche il non avere una infrastruttura normativa necessaria per affrontare l’immensa sfida della transizione energetica ed ecologica non smetterà di essere un problema solo perché attratti dalle sirene del caos senza spiegazioni, polverizzato e, forse per questo, seducente.

Le cose usciranno dal nulla, torneranno nel nulla e senza il tempo per capire, lasceranno solo il brivido di un ricordo anomalo.

Eschilo affermava che il “dolore è un errore della mente” e allora basterà staccarla.

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