Circular guide

Certificazioni ambientali

Unità didattica 3.4

L’importanza delle certificazioni ambientali di prodotto e di processo: cosa sono e come si ottengono.  

Tra gli strumenti di politica ambientale che si sono progressivamente sviluppati nel corso degli anni, non si possono non citare gli strumenti volontari. Questi sono altresì definibili come strumenti “proattivi” volti alla promozione di culture imprenditoriali, che anticipino l’evoluzione della normativa ambientale. All’interno di questa famiglia di misure rientrano appunto le certificazioni ambientali ovvero l’attestazione, ottenuta in seguito a verifica di un ente certificatore, dell’impegno di un’organizzazione sul fronte della tutela ambientale.  
 
Quando si parla di certificazioni (e di processo di certificazione) queste non vanno confuse con le norme (e la procedura di normazione). Obiettivo di quest’ultime è infatti, la definizione dei requisiti che devono essere rispettati ai fini dell’ottenimento della certificazione. A livello nazionale, l’ente di normazione di riferimento è rappresentato da UNI (Ente Italiano di Normazione), a cui è demandato il compito di elaborare e pubblicare i documenti normativi volontari (norme UNI, specifiche tecniche, rapporti tecnici, e prassi di riferimento). In cambio le certificazioni assicurano, attraverso una verifica operata da parte terza indipendente, che un prodotto, un servizio o un’organizzazione siano conformi ai requisiti specificati nella norma. La credibilità delle certificazioni dipende dalla qualifica (accreditamento) delle organizzazioni che la emettono. In Italia, il compito di accertare, il rispetto da parte degli organismi di certificazione delle prescrizioni contenute nelle norme ISO/IEC 17065, ISO/IEC 17021-1 e ISO/IEC 17024 in materia di accreditamento, è demandato ad ACCREDIA.  

Le certificazioni ambientali di prodotto e di processo: cosa sono e quali sono i loro vantaggi  

Le certificazioni, come accennato brevemente in precedenza, possono avere oggetti diversi quali prodotti, servizi, processi. Nello specifico le certificazioni ambientali sono riconducibili a due gradi filoni:    

  • le certificazioni relative alle organizzazioni, il cui oggetto sono i sistemi di gestione, le attività e processi produttivi delle stesse;  
  • le certificazioni di prodotti.  

Le certificazioni di sistema (o processo) si applicano alle attività che sono interamente sotto controllo gestionale dell’organizzazione oggetto di certificazione. Al contrario le certificazioni di prodotto si focalizzano, come facilmente intuibile, sul singolo prodotto, inteso come un bene, un manufatto o servizio. Esso viene analizzato, ai fini della certificazione, normalmente secondo l’approccio cradle to grave (dalla culla alla tomba), considerando quindi l’intero insieme di attività che coinvolgono il prodotto lungo il proprio ciclo di vita. Elemento che accumuna le due macrocategorie di certificazioni è il loro carattere volontario.  
 
La decisione di dotarsi di appositi sistemi di certificazione, si basa sicuramente sui possibili benefici che essa può determinare. Lo studio EVER, realizzato nel 2006 dall’Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente (IEFE) dell’università Bocconi, ha indagato quali fossero i vantaggi competitivi, derivanti dall’adozione degli schemi di certificazione (di sistema e prodotto), maggiormente impiegati. Passando alle certificazioni di prodotto anche queste evidenziano dei possibili vantaggi competitivi, per i soggetti che decidano di aderirvi. Le aziende con certificazioni di prodotto quali per esempio l’Ecolabel, evidenziano innanzitutto dei benefici relativi al miglioramento della propria immagine e all’acquisizione di nuove quote di mercato.   
 
Un altro vantaggio delle certificazioni riguarda il loro ruolo ricoperto (sia da quelle di prodotto sia da quelle di processo) nell’ambito del Green Public Procurement (GPP), poiché rappresentano un mezzo di prova del rispetto dei criteri ambientali contenuti nei bandi di gara, determinando quindi dei vantaggi sostanziali per soggetti partecipanti e dotati di tali strumenti certificativi.  

Le certificazioni di prodotto: l’ECOLABEL e la dichiarazione ambientale di prodotto (EPD)  

Le certificazioni ambientali di prodotto hanno assunto un ruolo centrale all’interno delle politiche pubbliche e delle strategie aziendali. Seppur il pieno riconoscimento della loro importanza sia recente, il loro sviluppo è antecedente all’intervento di armonizzazione del legislatore. L’International Standard Organization, ha pubblicato nel tempo delle norme di riferimento (ISO 14020) contenenti i requisiti generali per la classificazione delle asserzioni ambientali nonché i requisiti specifici per le singole tipologie. Secondo quanto previsto dalla famiglia di standard citata, è possibile individuare tre principali categorie di asserzioni ambientali:   

Tipo I

ovvero i marchi ambientali i quali hanno come obiettivo quello di garantire un quadro minimo di informazioni sulla base delle quali il consumatore possa scegliere. I requisiti per ottenere tali marchi sono determinati da studi LCA e il processo di certificazione prevede la verifica da parte terza;

Tipo II

Edefinite “asserzioni ambientali auto dichiarate” le quali hanno come oggetto specifiche caratteristiche ambientali del prodotto (ad esempio la percentuale di materiale riciclato contenuta, la compostabilità) 

Tipo III

ovvero le Dichiarazioni ambientali di prodotto (Environmental Product Declarations – EPD)  

All’interno della prima categoria descritta dalla ISO 14020, rientra l’etichetta ecologica europea Ecolabel, introdotta negli anni ’90 mediante il Regolamento 880/92/CE e modificato dalla Commissione Europea tramite Regolamento 66/2010. La richiesta del marchio Ecolabel può essere effettuata da fabbricanti, importatori e distributori, mediante apposita domanda inoltrata al Comitato Ecolabel-Eco audit (istituito in Italia dal DM 413/95) il quale con il supporto tecnico di ISPRA, a seguito di apposita istruttoria tecnica conclusasi positivamente, dà il proprio assenso al rilascio del marchio e comunica la decisione alla Commissione Europea e agli altri Organismi Competenti.  
 
Tra le certificazioni di prodotto, un ruolo importante è ricoperto anche dalla dichiarazione ambientale di prodotto creata per fornire delle informazioni ambientali sulle prestazioni di prodotti o servizi. Nonostante il suo principale impiego sia nell’ambito B2B (Business to Business), trova possibile impiego anche nella comunicazione con pubbliche autorità e consumatori. Attualmente lo schema maggiormente utilizzato a livello comunitario è l’EPD®, normato dalla ISO 14025.   

Le certificazioni di processo: la ISO 14001 e il regolamento EMAS  

Nell’ambito delle certificazioni relative alle organizzazioni è opportuno focalizzarsi sulle certificazioni ISO 14001 ed EMAS, che al giorno d’oggi rappresentano i principali sistemi di eco gestione presenti sul mercato. Il regolamento EMAS (Environmental Management and Audit Scheme) introdotto dal reg.1836/93 e modificato recentemente (mediante reg. 1505/2017 e reg. 2026/2018) rappresenta lo schema certificativo attraverso il quale l’UE introduce, nell’ambito della propria politica ambientale, uno strumento volontario volto al miglioramento delle performance ambientali delle aziende. Quest’ultime decidendo di partecipare allo schema si impegnano, a seguito di una procedura di eco audit interno, a redigere una dichiarazione ambientale in cui sono descritti gli obiettivi ambientali raggiunti e quali sono gli interventi previsti per il miglioramento continuo delle performance ambientali delle proprie operazioni. La registrazione di una organizzazione viene effettuata dal Comitato Ecolabel – Eco audit, con il supporto tecnico di ISPRA e delle ARPA regionali, coadiuvato da un organo di registrazione accreditato per la predisposizione della dichiarazione ambientale ed il supporto per la strutturazione di un sistema di gestione ambientale (SGA).  
 
Contemporaneamente alla formazione dello schema EMAS, a livello internazionale si è progressivamente affermata la già citata norma UN EN ISO 14001, la quale dopo una prima fase antagonista alla certificazione europea, ha subito un graduale processo d’integrazione. La norma ISO rappresenta anch’essa uno strumento volontario applicabile a tutte le tipologie di imprese, nella quale sono contenuti i requisiti per la realizzazione di SGA. La certificazione in questo caso viene rilasciata da un organismo indipendente accreditato che verifica l’impegno concreto nel minimizzare l’impatto ambientale dei processi, prodotti e servizi, attestando con il marchio ISO 14001 l’affidabilità del SGA applicato.  
 
Pur essendo caratterizzate da processi, scopi e requisiti simili, le certificazioni EMAS e ISO 14001 presentano alcune sostanziali differenze. In particolare, tra gli elementi aggiuntivi richiesti dal regolamento EMAS sono:  

Elaborazione di un’analisi ambientale iniziale per individuare e valutare gli aspetti ambientali e gli obblighi normativi applicabili in materia di ambiente;

Il rispetto degli obblighi normativi, dimostrando di provvedere all’attenzione della normativa ambientale, comprese le autorizzazioni e i relativi limiti;  lare

Partecipazione del personale, coinvolto nel processo, finalizzato al continuo miglioramento delle prestazioni ambientali dell’organizzazione;  

Comunicazione con il pubblico e le altre parti interessate, attraverso la pubblicazione della Dichiarazione Ambientale.  

Nonostante tali differenze i due sistemi mantengono una certa complementarietà poiché ad esempio, essendo già dotata di un sistema di gestione riconosciuto dal regolamento, un’azienda certificata secondo ISO 14001 risulta favorita nel passaggio ad EMAS.    

Le certificazioni nell’economia circolare: il grado di circolarità secondo lo standard BS8001:2017 

La transizione verso l’economia circolare rappresenta sicuramente una grande sfida ma, come sostenuto da più parti, rappresenta allo stesso modo una grande opportunità. Anche in questo campo, al fine di sostenere la transizione circolare, è ampiamente riconosciuto il ruolo fondamentale delle certificazioni e degli standard. Uno standard di riferimento per l’economia circolare è rappresentato dal BS 8001:2017, il quale fornisce il supporto alle organizzazioni nell’adozione di modalità operative più sostenibili e circolari. In accordo allo standard appena citato, Circularity ha elaborato l’attestazione del Grado di Circolarità. Nello specifico tale attestazione permette di avere un indicatore che permette all’azienda di individuare i settori da migliorare, una comunicazione aziendale più centrata sul tema e la possibilità di comunicare i risultati ottenuti ai propri stakeholder.  
Il Grado di Circolarità viene calcolato mediante compilazione di un apposito questionario, se vuoi scoprire quanto la tua azienda è circolare prova a rispondere. 

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