Circular guide

Life Cycle assessment (LCA)

Unità didattica 3.3

L’approccio di Life Cycle Assessment (LCA) come strumento di misurazione dell’impatto ambientale dei processi produttivi. 

La metodologia di Life Cycle Assessment si inserisce all’interno del più ampio approccio teorico del Life Cycle Thinking, il quale offre una visione olistica della produzione e del consumo di beni o servizi, con l’obbiettivo di valutarne gli impatti ambientali generati durante l’intero ciclo di vita. 
 
Volendo dare una definizione puntuale di LCA, è possibile fare rifermento a quella proposta dalla SETAC (Society of Environmental Toxicology and Chemistry) secondo la quale “Una LCA è un processo oggettivo di valutazione dei carichi ambientali connesso con un processo, un prodotto o un’attività, attraverso l’identificazione e la quantificazione dell’energia e dei materiali usati e dei rifiuti rilasciati in ambiente […]. La valutazione include l’intero ciclo di vita del prodotto, processo o attività, comprendendo l’estrazione e il trattamento delle materie prime, la fabbricazione, il trasporto, la distribuzione, l’uso, il riuso, il riciclo e lo smaltimento finale.” 
 
In base a quanto emerge dalla definizione proposta, l’analisi LCA può considerarsi un valido strumento di supporto in materia di politica industriale, in quanto, attraverso una valutazione approfondita dei flussi di materia ed energia associati ad uno specifico processo produttivo, le imprese possono effettuare una valutazione degli impatti ambientali, indentificando le aree di processo da sottoporre a miglioramenti nell’ottica di una riduzione dei carichi ambientali generati, di un utilizzo efficiente delle risorse e di razionalizzazione dei costi

La procedura LCA: le norma di riferimento UNI EN ISO 14040 e UNI EN ISO 14044 

Al fine di creare un quadro comune di riferimento per la procedura di LCA, nel corso degli anni si è sviluppato un progressivo processo di normazione da parte di organismi nazionali e internazionali che ha portato alla realizzazione della famiglia di standard ISO 14040. Questa, nello specifico, fornisce i principi di riferimento per la realizzazione di un’Analisi di Ciclo di Vita, in aggiunta ad alcune indicazioni metodologiche generali approfondite nelle successive norme ISO 14041, ISO 14042 e ISO 14043, ad oggi accorpate nella più recente norma ISO 14044 del 2018. 
 
In base a quanto previsto dalle norme sopra riportate, la procedura di LCA si compone quindi di quattro fasi principali: 

1
Definizione scopi e obiettivi (Goal and scope defi

2
Analisi di inventario (Life Cycle Inventory) 

3
Valutazione degli impatti (Life Cycle Impact assessment)

4
Interpretazione e miglioramento (Improvement assessment) 

1.Definizione scopi e obiettivi 

La definizione degli scopi e degli obiettivi rappresenta la fase iniziale della valutazione, nella quale vengono stabiliti appunto le finalità dello stesso, nonché le categorie d’impatto che verranno analizzate. 
In questo primo momento particolare rilevanza è attribuita alla definizione dei confini del sistema che sarà sottoposto ad analisi, quest’ultimo definibile come l’insieme di unità di processo interconnesse da flussi di prodotti (ISO 14040). Altrettanto importante risulta poi l’identificazione dell’unità funzionale, ovvero il riferimento rispetto al quale tutti i dati (input e output) sono normalizzati. In altri termini essa rappresenta il prodotto, il servizio o la funzione su cui impostare l’analisi e il confronto con le possibili alternative. 
Ad esempio, nel caso si voglia effettuare l’analisi degli impatti relativi ad un sistema di riciclo o di trattamento di rifiuti, questi potrebbero essere valutati per tonnellata di rifiuto trattato (la nostra unità funzionale appunto). 

2. Analisi di inventario (LCI) 

La fase successiva di una LCA prevede la realizzazione e analisi dell’inventario (LCI), la quale comprende la raccolta dei dati che verranno impiegati nella fase di calcolo, per la quantificazione degli impatti generati dal sistema analizzato. 
Più precisamente questo stadio prevede tre passaggi fondamentali così sintetizzabili: la realizzazione di un diagramma di flusso che permetta di identificare le operazioni principali del processo analizzato; la raccolta dei dati classificabili a loro volta in primari (ovvero derivanti da rilevamenti diretti), secondari (ricavati da letteratura o da banche dati esistenti), terziari (calcolati sulla base di stime e valori medi); infine l’elaborazione e presentazione dei risultati in diverse categorie (consumo di materie prime, emissioni gassose, rifiuti prodotti…) con riferimento all’unità funzionale precedentemente individuata. 

3. Valutazione degli impatti

Passando alla valutazione degli impatti, essa si articola in due fasi obbligatorie (classificazione e caratterizzazione) e due facoltative (normalizzazione e pesatura). Focalizzando l’attenzione sulle prime, la classificazione rappresenta il momento in cui i dati raccolti nelle fasi precedenti, vengono suddivisi in specifiche categorie d’impatto aventi effetti a scala locale, regionale e globale. 
Tra le principali categorie d’impatto solitamente analizzate ritroviamo: 

  • Effetto serra (scala globale) 
  • Acidificazione (regionale) 
  • Eutrofizzazione (regionale) 
  • Distruzione ozono troposferico (globale) 
  • Smog fotochimico (locale) 
  • Deplezione risorse (globale) 
  • Degradazione suolo (locale) 

Contemporaneamente all’identificazione delle categorie d’impatto, in base alla vecchia norma ISO 14042 (ora incorporata come già accennato nella ISO14044), è prevista l’individuazione degli specifici indicatori d’impatto quali ad esempio kg CO2 equivalente nel caso della categoria “contributo all’effetto serra”. Alla classificazione segue quindi, come accennato, la procedura di caratterizzazione, la quale ha come finalità quella di determinare in modo omogeneo e quantitativo il contributo delle singole emissioni, espresso mediante gli appositi indicatori precedentemente individuati e i coefficienti di caratterizzazione di ogni inquinante. Facendo sempre riferimento al caso dell’effetto serra, questa categoria d’impatto verrà descritta considerando le sostanze emesse che contribuiscono al riscaldamento globale del pianeta. Le emissioni di ciascuna sostanza, calcolate lungo l’intero ciclo di vita del sistema analizzato, verranno moltiplicate per l’apposito coefficiente di Global Warming Potential (GWP) e mediante semplice somma dei contributi delle sostanze analizzate, si otterrà il valore aggregato dell’indicatore in esame. 

4. Interpretazione e miglioramento

Ultimo passaggio di una LCA, secondo quanto previsto dallo standard di riferimento, è rappresentato infine dall’interpretazione dei risultati e dalle attività di miglioramento. Vengono così sintetizzati, analizzati e discussi i risultati derivanti dalle fasi precedenti, con l’obiettivo di identificare le componenti del sistema da sottoporre ad interventi pianificati di miglioramento, garantendo così una mitigazione degli impatti ambientali da essi generati. 

I vantaggi dell’analisi del ciclo di vita 

La duttilità delle tecniche di LCA, che consentono come visto di valutare tutte le fasi un processo produttivo (dalla culla alla tomba), ha portato ad una crescente attenzione per quest’ultime. Basti pensare che l’Analisi di Ciclo di Vita, è alla base di molti strumenti volontari di politica ambientale, introdotti progressivamente a livello comunitario e nazionale, tra cui in primis l’Ecolabel europeo, l’Environmental Product Declaration (EPD) e lo schema nazionale volontario “Made Green Italy”. 
 
All’interno dei confini aziendali, la procedura brevemente descritta nei paragrafi precedenti, rappresenta sicuramente (pur non essendo esente da alcune criticità) uno strumento in grado di determinare molteplici benefici. Innanzitutto, la valutazione dei propri processi aziendali, dei propri prodotti o servizi, permette di fare il quadro della situazione individuando sia gli elementi di criticità sia i punti di forza del sistema analizzato, con il supporto di dati oggettivi. Questo può quindi essere il primo passo per individuare e adottare azioni di miglioramento, che permettano di iniziare (o accelerare) un percorso aziendale verso una maggiore sostenibilità ambientale, grazie alla riduzione degli impatti e un utilizzo più razionale delle risorse, con l’aggiunta di indiscutibili vantaggi economici. Su quest’ultimo fronte, un’analisi che si estenda al di fuori dei classici confini aziendali, potrebbe portare alla realizzazioni di interventi meno costosi quali per esempio l’identificazione dei fornitori e materie prime maggiormente sostenibili
 
Incorporare le considerazioni emerse dall’analisi LCA, oltre a rappresentare  uno strumento per il migliormento dei processi produttivi, può aiutare nella riprogettazione degli stessi al fine di gestire per esempio alcuni aspetti dei prodotti quali la riciclabilità e durabilità a fine vita, aspetti questi essenziali specialmente in ottica di economia circolare. Per concludere sono inoltre da sottolineare i  vantaggi sul fronte della comunicazione, poiché i risultati degli studi LCA sono verificabili e supportati da basi scientifiche solide e standardizzate, in modo da poter garantire la corretta informazione dei consumatori, indirizzandone così le scelte verso servizi o prodotti sostenibili. 

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