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Le due direttive anti-greenwashing

di Circularity

Data 03/02/2024
Tipo News

Gennaio 2024 è stato tempo di votazioni all’Europarlamento e la lotta contro il greenwashing si è presa una scena notevole. Se avevamo parlato della proposta sui Green Claims come direttiva contrasto ai fenomeni di greenwashing che dilagano nelle etichette dei prodotti e pubblicità, a Strasburgo è stata approvata un’altra legge: la Empowering Consumers for the Green Transition (ECGT), che andrà a rinforzare l’ambizioso pacchetto legislativo contro le informazioni ingannevoli

Le nuove regole mirano a rendere l’etichettatura dei prodotti più chiara e affidabile, vietando l’uso di indicazioni ambientali generiche. Se non supportate da certificazioni e prove, claim come “rispettoso dell’ambiente”, “green”, “naturale”, “biodegradabile”, “a impatto climatico zero” o “eco” saranno vietati. “Non sarà più possibile pubblicizzare un prodotto o un’azienda come “verde” se solo un aspetto minore del prodotto o dell’azienda è stato reso più sostenibile”, ha fatto notare in un comunicato European Environmental Bureau (EEB).

Uno studio sulle dichiarazioni ambientali realizzato dalla Commissione europea nel 2020 ha messo in luce la diffusione di questo fenomeno. Infatti, su un campione di 150 claims analizzati, si è scoperto che il 53,3% conteneva informazioni fuorvianti o infondate sui “vantaggi” ambientali dei prodotti e il 40% non presenta evidenze a supporto.

Al momento ci sono circa 230 eco etichette sul mercato europeo, troppe secondo Bruxelles che ha introdotto per ciascuna una verifica da terze parti. Seconda la direttiva (ECGT) , inoltre, le evidenze scientifiche sulle affermazioni green dovranno essere disponibili per tutti i consumatori tramite QR code o sul sito web aziendale.

Più chiarezza sulla durabilità dei prodotti

Il voto di Strasburgo dice sì ad una maggior visibilità delle informazioni sulla garanzia, con la creazione di un nuovo marchio per dare maggiore risalto ai prodotti con un periodo di garanzia più esteso. Divieto, inoltre, alle indicazioni infondate sulla durabilità dei prodotti come per esempio il ciclo di lavaggio di una lavatrice, agli inviti a sostituire i beni di consumo prima del necessario e alle false dichiarazioni sulla riparabilità di un prodotto.

Su diritto alla riparazione e durabilità dei prodotti i consumatori potranno fare affidamento alla right-to repair directive, direttiva adottata dal Consiglio Ue lo scorso novembre per rendere i servizi di riparazione più accessibili ai consumatori. Tuttavia il diritto è limitato solo ad alcuni prodotti come lavatrici, aspirapolvere, smartphone e biciclette.

Empowering consumers & Green claim: direttive complementari

Se non sono esattamente uguali le due direttive, ci assomigliano molto, anche perché entrambe vogliono tutelare i consumatori dalle pratiche di marketing ingannevoli e aiutarli a fare scelte di acquisto più consapevoli. Tuttavia hanno le loro peculiarità.

La direttiva Empowering Consumers for the Green Transition approvata il 18 gennaio impone alle aziende di fornire prove, ma non richiede che le dichiarazioni ambientali siano verificate prima che prodotti vengano immessi sul mercato. Un requisito, invece, proposto nella Green Claims directive che dovrà essere ancora negoziata nel trigolo tra istituzioni europee. 

Le elezioni dell’Europarlamento sono previste per giugno 2024 e secondo alcune Ong le negoziazioni tra gli organi europei difficilmente si chiuderanno entro l’estate. C’è anche il nodo “sanzioni” da discutere e questo potrebbe allungare i tempi rischiando di far saltare l’iter legislativo

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