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L’estrazione e il consumo di risorse crescono senza freni

di Circularity

Data 07/05/2024
Tipo News
miniera a cielo aperto dove vengono estratte terre rare

L’estrazione e il consumo di risorse naturali del Pianeta sono triplicati negli ultimi cinque decenni. A questo ritmo, secondo il Global Resource Outlook sviluppato dall’International Resource Panel per il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), il consumo globale di materie prime aumenterà del 60% entro il 2060, con conseguenze disastrose per il clima e l’ambiente.

A causa della massiccia costruzione di opere infrastrutturali e agli alti livelli di consumo di materia, registrati soprattutto nei Paesi sviluppati, dal 1970 la crescita del consumo di risorse è passata da 30 a 106 miliardi di tonnellate, ovvero da 23 a 39 chilogrammi di materiali utilizzati in media per persona ogni giorno.

Secondo l’analisi dell’International Panel Resource, lo sfruttamento di risorse è responsabile del 60% degli effetti del surriscaldamento globale, del 40% dell’inquinamento atmosferico e di oltre il 90% dello stress idrico globale e della perdita di biodiversità.

Questo, si legge nel report, “potrebbe compromettere non solo gli sforzi per raggiungere gli obiettivi climatici globali, di preservazione della biodiversità e di riduzione dell’inquinamento atmosferico, ma potrebbe anche mettere a rischio la prosperità economica e il benessere umano”.

Sotto la lente d’ingrandimento degli autori del report finisce il processo di lavorazione delle biomassa (ad esempio le colture agricole e la silvicoltura), responsabile del 90% della perdita di biodiversità e dello stress idrico legati alla terra, nonché di un terzo delle emissioni di gas serra. Il 35% delle emissioni globali, invece, è causato dall’estrazione e la lavorazione dei combustibili fossili, dei metalli e dei minerali non metallici (sabbia, ghiaia, argilla).

 “Non dobbiamo accettare che la nostra fame di risorse sia così intensa e basata sull’estrazione – ha dichiarato Janez Potonik, co-presidente dell’International Resource Panel durante la presentazione dello studio – grazie a un’azione incisiva da parte dei politici e degli stakeholder sarebbe possibile garantire una vita dignitosa a tutti senza che questo danneggi il Pianeta”. 

Disuguaglianza di risorse, disuguaglianza nello sviluppo

Il report associa il sovraconsumo di risorse ad appannaggio di pochi Paesi alla dilagante piaga della disuguaglianza. I Paesi a basso reddito consumano sei volte meno materiali e generano un impatto climatico dieci volte inferiore rispetto a chi vive nei Paesi ad alto reddito. Inoltre, come conseguenza della loro crescita infrastrutturale, i Paesi a reddito medio-alto hanno più che raddoppiato l’uso delle risorse negli ultimi cinquanta anni. Il risultato è che, mentre l’uso pro capite delle risorse e i relativi impatti ambientali nei Paesi a basso reddito è rimasto relativamente basso e quasi invariato dal 1995, sono sempre le Nazioni più povere a pagare il conto (salato) della crisi climatica.  

Per mitigare queste crescenti disuguaglianze, gli autori del report invitano a dare la priorità alle misure di equità e giustizia sociale rispetto all’esclusiva ricerca della crescita del Pil, suggerendo di ridurre la domanda complessiva delle risorse naturali. Senza però ostacolare lo sviluppo economico delle nazioni a basso reddito, che necessitano di risorse per crescere. 

“Ridurre l’intensità di utilizzo delle risorse nei settori dei trasporti, abitazioni, alimentazione ed energia – ha affermato Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’Unep – è l’unico modo per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’ONU e, in ultima analisi, un pianeta giusto e vivibile per tutti”.

Discorso opposto, invece, per quei Paesi dove i livelli di consumo sono da tempo molto elevati. In questi casi l’attenzione deve essere concentrata in primo luogo sulla riduzione dei consumi di risorse e materiali, puntando inoltre all’uso efficiente delle risorse dove non sia possibile fare altrimenti. Un’azione sinergica, in base alle stime dell’Unep, avrebbe il potenziale di ridurre di circa il 30% il consumo globale delle risorse, facendo crescere l’economia globale, migliorando la qualità della vita senza superare i limiti imposti dai confini planetari.

Urgente passare all’economia circolare

Ottimizzare e ridurre l’utilizzo delle risorse ad alta intensità carbonica è una delle prerogative del modello circolare. I modelli di business che prevedono la riduzione dei rifiuti attraverso l’ecodesign, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo, permettono di raggiungere scenari di consumo sostenibile. Questo approccio circolare consente di mantenere più a lungo il valore dei prodotti e dei materiali nell’economia, riducendo quindi la necessità di estrazione di materiali vergini e la produzione di rifiuti e migliorandone la gestione stessa.

 Per essere davvero efficaci, tuttavia, il report sottolinea che queste misure devono essere accompagnate da una regolamentazione che disincentivi o vieti le opzioni ad alta intensità di risorse. Accelerare la transizione circolare è quindi necessario, soprattutto per i Paesi più industrializzati. “I risultati ottenuti finora non sono all’altezza delle aspettative – si legge nel Global Resource Outlook all’interno del report. “Gli assetti normativi devono favorire i modelli di business dell’economia circolare e promuovere lo sviluppo di approcci innovativi che potrebbero poi funzionare su larga scala, oltre alla necessità di migliorare il monitoraggio e la valutazione dei risultati delle misure già messe in atto”.

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