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Stop alla plastica che non è davvero riutilizzabile

di Circularity

Data 03/05/2026
Tipo News
Single use plastic

Da qualche anno, in diversi paesi europei tra cui l’Italia, sono in commercio piatti e posate realizzati in una plastica leggermente più spessa che vengono etichettati e venduti falsamente come riutilizzabili e lavabili. Si tratta di un escamotage, denunciato più volte, che aggirare la direttiva sulla plastica monouso per immettere sul mercato imballaggi a un costo più competitivo rispetto ad altri materiali più sostenibili, tra cui il bamboo o le bioplastiche.

Tuttavia le cose stanno per cambiare: il 20 aprile è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di conversione del decreto Pnrr con i nuovi criteri tecnici che stabiliscono quando piatti, posate e cannucce in plastica sono riutilizzabili. 

Per essere commercializzabili quindi devono seguire i criteri più stringenti: per quanto riguarda i piatti, i parametri individuati sono il diametro e il peso. Mentre le stoviglie, le cannucce in plastica e gli agitatori per bevande devono avere un rapporto peso/lunghezza superiore a 0,5 grammi per centimetro.

Le denunce ascoltate di Assobioplastiche

La disposizione va colmare un vuoto normativa derivante dall’attuazione della direttiva SUP (Single-Use Plastics), finalizzata alla progressiva riduzione dei prodotti di plastica monouso.

Assobioplastica, che denuncia il fenomeno dei cosiddetti prodotti monouso “pseudo-riutilizzabili” da due anni, accoglie con favore una legge  che contrasta la concorrenza sleale: Il tutto a danno delle aziende che in questi anni hanno investito nella riconversione industriale da plastica a bioplastica compostabile, ottemperando al dettato normativo ma subendo gravi danni economici e occupazionali.

“L’inserimento della definizione delle stoviglie riutilizzabili in una norma di rango primario, quale il decreto PNRR, rappresenta il punto di arrivo del percorso avviato dall’associazione due anni fa”, ha dichiarato Luca Bianconi, presidente di Assobioplastiche. “È stato ottenuto un risultato che conferma ancora una volta il ruolo dell’Italia come punto di riferimento a livello europeo per il settore”.

Piatti finti riutilizzabili scoperti dalle ONG

Per capire fino a che punto questi piatti fossero davvero riutilizzabili, nel 2021 alcuni volontari dell’associazione Rethink Plastic Alliance ne hanno testato la resistenza in lavastoviglie, scoprendo che in realtà dopo pochi lavaggi la plastica ha iniziato a rompersi e contaminarsi col cibo.

Anche Legambiente, da anni impegnata contro l’inquinamento da plastica monouso, ha documentato con precisione questo fenomeno nella sua indagine più recente “Usa & getta o riutilizzabile? Facciamo chiarezza!” I dati parlano chiaro: su 317 prodotti analizzati nei primi sei mesi del 2024 – tra cui il 57% piatti, 27% bicchieri e 12% posate di 70 marchi in oltre 60 punti vendita – il 38% non indica il numero di lavaggi massimi o consigliati per un vero riutilizzo. Solo l’8% fornisce informazioni coerenti e affidabili sull’uso in lavastoviglie e microonde, lasciando consumatori e produttori nel limbo della Direttiva SUP.

Il governo scommette sulle bioplastiche

Come racconta Ricicla news, l’Italia punta molto sull’industria delle bioplastiche. A inizio aprile ha proposto alla Commissione europea una deroga su alcuni imballaggi monouso in plastica, come le bustine di ketchup, a condizione che siano biodegradabili e compostabili.

A partire dal2030 infatti saranno vietati una serie di di prodotti in plastica usa e getta in plastica: dalle buste ultraleggere per prodotti ortofrutticoli al di sotto di 1,5 kg agli imballaggi per alimenti e bevande (vassoi, piatti e bicchieri) riempiti e destinati al consumo nei locali del settore alberghiero, della ristorazione e del catering, passando per i contenitori monoporzione di condimenti (le famose bustine di ketchup) e i kit cosmetici di cortesia nel settore ricettivo.

Con questa proposta, in consultazione, il governo italiano spera di dribblare i divieti rendendo questi manufatti biodegradabili e compostabili. 

Secondo dati forniti da Assobioplastiche, nel 2024 il mercato nazionale delle plastiche di origine biologica ha raggiunto un valore di 704 milioni di euro, registrando però una contrazione, con un fatturato in calo del 15,4% rispetto al 2023. Tra i segmenti più colpiti figura proprio quello del monouso, che ha visto i ricavi diminuire di oltre il 10% rispetto all’anno precedente.

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