Dall’uso di combustibili verdi alla cattura e stoccaggio della CO₂ fino al vetro riciclato. Come si decarbonizza l’industria del vetro? è quello che si è chiesta Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie) insieme all’associazione Assovetro in una ricerca pubblicata sulla rivista internazionale Gases.
In Italia la produzione del vetro genera circa 3,7 milioni di tonnellate di CO₂ ogni anno. Circa il 75% di queste emissioni deriva direttamente dai processi aziendali, in particolare dalla combustione di gas naturale nei forni e dalle reazioni chimiche durante la miscelazione delle materie prime, mentre il restante 25% è riconducibile al consumo di energia elettrica negli impianti produttivi. Secondo i ricercatori, per ridurre significativamente le emissioni di CO₂ il settore dovrebbe seguire sette leve di decarbonizzazione.
L’impiego di combustibili “green” come biogas e idrogeno verde, la cattura e stoccaggio della CO₂ interventi di efficienza energetica; l’elettrificazione dei forni e incremento dell’uso di vetro riciclato sono alcune. Secondo i ricercatori di ENEA la diversificazione delle soluzioni è ritenuta prioritaria per conseguire gli obiettivi di neutralità climatica.
Due soluzioni a confronto: green fuel e CCS
L’analisi è stata sviluppata su due scenari principali. Nel percorso definito “Green fuel”, l’impiego di biometano e idrogeno verde emerge come la misura più efficace, permettendo una riduzione delle emissioni dirette stimata intorno al 45%.
Altre misure contribuiscono in misura minore: la cattura e lo stoccaggio della CO₂ ridurrebbe le emissioni residue del 26%, mentre efficienza energetica ed elettrificazione apporterebbero circa il 21%; il ricorso a rottame di vetro e a materie prime decarbonizzate va rispettivamente al 3% e al 4%.
Nello scenario incentrato sulla Cattura e Stoccaggio della CO₂, invece, la tecnologia CCS potrebbero eliminare circa il 69% delle emissioni del settore. A seguire, l’efficienza e l’elettrificazione contribuirebbero per il 21%, le fonti green per il 7% e il vetro riciclato per il 3%.
Costi e sfide per il 2050
I ricercatori hanno stimato anche i costi complessivi necessari a implementare le strategie entro il 2050. Per lo scenario Green fuel il costo totale viene valutato in circa 15 miliardi di euro, suddivisi tra investimenti in impianti e infrastrutture (circa 4 miliardi) e costi operativi cumulati (circa 10,6 miliardi).
Tra i fattori critici vengono indicati i prezzi elevati e la disponibilità limitata di idrogeno verde e biocarburanti, che difficilmente basterebbero a sostituire integralmente il gas naturale in un’industria ad alto consumo energetico come quella del vetro. Inoltre, si segnalano importanti sfide infrastrutturali: il biogas può generalmente essere impiegato nei forni esistenti senza modifiche rilevanti, mentre l’uso di idrogeno ad alte percentuali potrebbe richiedere interventi sugli impianti.
Per la strada della CCS i ricercatori stimano costi totali di circa 11,2 miliardi di euro, ripartiti in 5,4 miliardi per impianti e infrastrutture e 5,8 miliardi per spese operative. Nonostante il livello di spesa complessivo inferiore rispetto al percorso Green fuel, lo studio segnala vincoli importanti: la reperibilità di siti geologici idonei per lo stoccaggio, la complessità tecnica e i costi della separazione della CO₂ e ostacoli normativi e autorizzativi che ne rallentano l’implementazione.
In conclusione, la ricerca suggerisce che non esiste una singola “ricetta” per la decarbonizzazione del settore del vetro, ma piuttosto un portafoglio di misure da adattare caso per caso.
La combinazione di leve tecnologiche, dall’aumento del riciclo all’elettrificazione, passando per i combustibili verdi e la CCS , appare necessaria per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica, tenendo conto dei vincoli economici, infrastrutturali e regolatori che caratterizzano il settore.