La rivoluzione del riciclo tessile in Italia parte da Prato, più precisamente dal Textile Hub di Plures, dove tradizione e innovazione si legano a doppio filo.
Realizzato con un investimento di 31,3 milioni di euro, l'impianto potrà trattare fino a 33 mila tonnellate annue di rifiuti e scarti tessili, integrando selezione ottica, intelligenza artificiale e cernita manuale.
Secondo Plures, circa 20 mila tonnellate arriveranno da prodotti tessili post consumo, prevalentemente abiti usati da raccolte urbane, e 13 mila da scarti di produzione provenienti dalle manifatture del famoso distretto tessile pratese.
Dopo la selezione e sanificazione, il 60% dei flussi trattati dall’impianto verrà destinato al mercato del riuso, mentre la quota restante sarà ulteriormente selezionata sulla base della composizione e, dopo una pre-sfilacciatura automatizzata, avviata a riciclo meccanico per la produzione di nuova materia prima seconda.
“L’Europa sta indicando una direzione sempre più chiara per il futuro del settore tessile; noi abbiamo scelto di anticipare questa trasformazione, realizzando un’infrastruttura capace di dare risposte concrete a una sfida che riguarda l’ambiente, ma anche la competitività del nostro sistema produttivo”, ha dichiarato Lorenzo Perra, presidente di Plures.
Come funziona il textile Hub
L’inaugurazione del Textile Hub, finanziato anche dal Pnrr con un contributo di 900mila euro, potrebbe segnare l’inizio di una svolta per la filiera del waste management italiana che sta attraversando una crisi senza precedenti.
Il crollo dell’export, la caduta dei prezzi dovuti al fast fashion e l’aumento dei costi di gestione e magazzini spesso al limite della capacità sono i principali motivi per cui la filiera del riuso tessile non è più un business economicamente sostenibile. Nei magazzini si accumulano montagne di capi di scarso valore, difficili da collocare sul mercato, con il rischio di finire in discarica.
Attualmente in Italia si producono circa 180 mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno. La quota principale passa attraverso processi di selezione, igienizzazione e preparazione al riuso, cioè al mercato del second hand. Si tratta infatti di flussi complessi ed eterogenei, perché il tessuto non è una materia prima unica ma un insieme di materiali diversi come cotone, fibre di nylon e poliestere; spesso mescolati tra loro, che non rendono semplice il riciclo.
A luglio, il governo italiano ha trovato finalmente un accordo sul sistema europeo di responsabilità estesa del produttore (EPR). Dall’abbigliamento alle calzature, dagli accessori alla pelletteria e ai tessili per la casa, il regolamento responsabilizza chi produce o vende in Italia prodotti tessile: le aziende dovranno farsi carico di parte dei costi e dell’attività di gestione, promuovendo l’ecodesign e la tracciabilità della filiera.
Il punto di svolta per un settore in crisi
L’inaugurazione del Textile Hub, finanziato anche dai fondi Pnrr con un contributo di 900mila euro, potrebbe segnare l’inizio di una svolta per la filiera del waste management italiana che sta attraversando una crisi senza precedenti. Il crollo dell’export, la caduta dei prezzi dovuti al fast fashion e l’aumento dei costi di gestione e magazzini spesso al limite della capacità sono i principali motivi per cui la filiera del riuso tessile non è più un business economicamente sostenibile.
Nei magazzini si accumulano montagne di capi di scarso valore, difficili da collocare sul mercato, con il rischio di finire in discarica.
Attualmente in Italia si producono circa 180 mila tonnellate di rifiuti tessili all’anno. La quota principale passa attraverso processi di selezione, igienizzazione e preparazione al riuso, cioè al mercato del second hand. Si tratta infatti di flussi complessi ed eterogenei, perché il tessuto non è una materia prima unica ma un insieme di materiali diversi come cotone, fibre di nylon e poliestere; spesso mescolati tra loro, che non rendono semplice il riciclo.
A luglio, il governo italiano ha trovato finalmente un accordo sul sistema europeo di responsabilità estesa del produttore (EPR). Dall’abbigliamento alle calzature, dagli accessori alla pelletteria e ai tessili per la casa, il regolamento responsabilizza chi produce o vende in Italia prodotti tessile: le aziende dovranno farsi carico di parte dei costi e dell’attività di gestione, promuovendo l’ecodesign e la tracciabilità della filiera.