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Notizie di economia circolare / Riciclo magneti, il primo impianto europeo sorgerà in Italia
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Riciclo magneti, il primo impianto europeo sorgerà in Italia

5 min di lettura 6 luglio 2026

 Dietro a hard disk, motori elettrici e turbine eoliche ci sono piccoli componenti con un valore geopolitico enorme: i magneti permanenti a base di terre rare come neodimio, praseodimio, disprosio, terbio. Per l’Italia e l’Europa ricrearne una catena del riciclo significa meno dipendenza dalla Cina e più resilienza industriale. L’annuncio del primo impianto europeo per il recupero di queste terre rare a Ceccano (Frosinone) potrebbe segnare una svolta. 

Il via libera per la costruzione dell'impianto presso il sito industriale di Itelyum Regeneration è arrivato martedì 16 giugno dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che lo ritiene fondamentale per rafforzare la filiera italiana ed europea del riciclo delle materie prime critiche.

Ribattezzato INSPIREE, l’impianto era stato selezionato dalla Commissione europea tra 47 progetti strategici nell’ambito del Critical Raw Materials Act: produrrà ossidi e carbonati di terre rare (neodimio, praseodimio e disprosio) da riciclo chimico di magneti permanenti esausti, estratti da hard disk e motori elettrici a fine vita.

 Per un paese povero di materie prime come l’Italia, puntare sull'approvvigionamento circolare di terre significa rafforzare la propria indipendenza tecnologica e industriale, oggi fortemente minacciata dalla Cina.

Come funzionerà l'impianto di Ceccano

A Ravenna è stato inaugurato da ENI Rewind a giugno uno dei più grandi e tecnologicamente all’avanguardia impianti di bioremediation in Italia, capace di trattare 80.000 tonnellate di terreni contaminati da idrocarburi. Sorge sull’ex sito industriale di Enichem che nel 2021, dopo decenni di attese e discussioni, è stato finalmente bonificato.

Inoltre c’è un laboratorio chimico gestito da Labanalysis Environmental Services, partecipata da ENI Rewind, che garantirà la conformità dei processi.

ENI Rewind ha spiegato che, vista la presenza di 4.000 distributori di benzina e circa 300 cantieri di bonifica sempre attivi, ha puntato su un modello in cui ogni singolo lotto viene portato all’impianto, analizzato, processato, risanato e poi reimmesso in diversi cantieri, applicando una circolarità flessibile.

Secondo Paolo Grossi, amministratore delegato di ENI Rewind, l’impianto è in grado di soddisfare una parte consistente della domanda di bioremediation entro un raggio di circa 300 km e l’azienda valuterà la possibilità di realizzare un altro impianto nel Centro-Sud. Bonifica, riqualificazione industriale ed economia circolare:

La riqualificazione dell’ex area industriale di Ca’ Ponticelle comprende anche un importante impianto fotovoltaico per la produzione di energia da fonti rinnovabili, con un potenza di 6 MWp e si estende su 11 ettari, con oltre 10.000 pannelli installati. I moduli, in grado di captare la luce su entrambi i lati, sono montati su strutture mobili che seguono il percorso del sole durante la giornata, ottimizzando così la produzione di energia.

Le strutture poggiano su appositi supporti collocati direttamente sulla copertura impermeabile realizzata nell’ambito degli interventi di messa in sicurezza permanente dell’area.

 

Quattro tecnologie di biorisanamento promettenti  

La bonifica dei siti industriali inquinati è un problema globale, costoso e complesso che richiede soluzioni progettuali e tecnologiche innovative. Nel quadro del progetto europeo EiCLaR, i ricercatori hanno messo a punto strategie di biorisanamento mirate a una serie di inquinanti ad alto impatto su suolo e falde: solventi clorurati, sostanze per- e polifluoroalchiliche (PFAS), idrocarburi petroliferi e metalli pesanti.

 

Tra le tecnologie testate figurano l’elettro-nano-biorisanamento (ENB), il risanamento bioelettrico (BER), la degradazione metabolica aerobica del TCE (MBR) e il fitorisanamento potenziato (EPR). I test, condotti su 12 siti in Europa e in Cina, hanno valutato la capacità di queste soluzioni di operare su suoli e falde con caratteristiche diverse (permeabilità, pH, concentrazione e tipologia degli inquinanti) fornendo indicazioni utili per applicazioni su scala reale, anche in contesti geochimici complessi.

Secondo Il coordinatore del progetto Tim Vogel, i test hanno esaminato la capacità di queste tecnologie di funzionare in suoli e falde acquifere con caratteristiche diverse, tra cui quelle che interessano la permeabilità, il pH, la concentrazione e il tipo di inquinante.

Il valore strategico dei magneti permanenti 

Sotto il profilo economico i magneti permanenti rappresentano circa il 95% della domanda totale di terre rare. Per esempio I magneti al neodimio-ferro-boro (NdFeB) ad alte prestazioni, composti principalmente da neodimio e praseodimio, spesso con l’aggiunta di disprosio e terbio come additivi che ne migliorano le prestazioni, sono tra i magneti permanenti più potenti del settore.

Sono cruciali per un’ampia gamma di tecnologie, tra cui veicoli elettrici (EV), turbine eoliche, motori industriali e data center per l’IA. Ma anche apparecchi per la risonanza magnetica, smartphone, elettrodomestici e servomotori dei bracci robotici.

La filiera dei magneti permanenti è oggi quasi interamente controllata da Pechino che nell’aprile 2025 aveva imposto delle restrizioni sull'esportazione di sette elementi delle terre rare pesanti (neodimio, terbio, disprosio, samario, gadolinio, lutezio, scandio e ittrio) e per tutti i magneti permanenti correlati.

L’ottobre successivo l’Unione Europea ha ottenuto una sospensione sui controlli fino al prossimo novembre, ma resta parecchio esposta alle politiche monopoliste cinesi.