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Notizie di economia circolare / Rifiuti urbani, la Cina punta a riciclarne il 76% entro il 2030
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Rifiuti urbani, la Cina punta a riciclarne il 76% entro il 2030

4 min di lettura 19 giugno 2026

 

La Cina vuole raggiungere un tasso di riciclo del 76% entro il 2030. Ad annunciarlo è stato il ministero dell’Edilizia Abitativa e dello Sviluppo Urbano-Rurale il 26 maggio, proprio mentre Pechino inaugurava la quarta settimana nazionale di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata. Il nuovo obiettivo conferma che la Cina guarda all’economia circolare non solo come mera politica ambientale ma come architettura di competitività industriale.

 

Gli ultimi dati del ministero hanno mostrato che, alla fine del 2025, che Pechino disponeva di 1.137 impianti di incenerimento dei rifiuti a livello nazionale, con una capacità giornaliera complessiva di trattamento pari a 1,18 milioni di tonnellate. Quindici suddivisioni a livello provinciale, tra cui la capitale Pechino, Zhejiang e Shandong, hanno raggiunto l’obiettivo di azzerare il conferimento in discarica dei rifiuti domestici non trattati, con misure di controllo delle emissioni dei principali inquinanti tra le più rigorose al mondo.

 

In 297 città la raccolta differenziata copre ormai quasi tutte le comunità residenziali, segno di una diffusione capillare del sistema. Queste città hanno già adottato 199 regolamenti o norme locali e oltre 100 standard tecnici, mostrando che il tema è entrato in una fase di progressiva istituzionalizzazione.

L'eco Design del packaging secondo Pechino

 

Secondo il report Designing for Circularity della Ellen MacArthur Foundation, molto del riciclo dei rifiuti urbani si gioca già nella fase di progettazione: materiali, struttura e funzione di un imballaggio determinano se potrà davvero rientrare nel ciclo economico e se sarà compatibile con i sistemi di raccolta e riciclo. Per la Cina, questa è una sfida decisiva: il Paese ha costruito un impianto di standard sempre più articolato, ma molte regole restano ancora di natura tecnica o volontaria, invece che pienamente vincolanti.

 

Il rapporto spiega inoltre che la Cina si è dotata di un sistema a più livelli, con standard nazionali obbligatori, raccomandati, di settore e di associazione, pensati per svolgere funzioni diverse ma complementari. Le norme più avanzate spingono verso imballaggi monomateriale, meno additivi che ostacolano il riciclo, componenti facili da separare e una quota maggiore di contenuto riciclato. Resta però un limite importante: il quadro è ancora frammentato e mancano definizioni univoche, oltre a un legame davvero solido tra standard tecnici, regole di mercato e accesso ai mercati.

 

Diversi standard sono già applicati a categorie come food, cosmetici e prodotti freschi, oltre a criteri che limitano strati superflui, vuoti di confezionamento e costi eccessivi del packaging. Ma la direzione futura, secondo la fondazione, dipende dalla capacità di trasformare queste buone pratiche in requisiti più omogenei, più chiari e meglio integrati con i sistemi di raccolta e trattamento.


 La corsa cinese all’oro riciclato 

L’industria cinese del riciclo dell’oro sta vivendo la crescita più rapida degli ultimi dieci anni, spinta dal forte interesse per i metalli preziosi e dalla domanda di investimento, che hanno favorito l’ingresso di molti nuovi operatori nel settore.

 

Secondo un articolo di South China Morning Post, nel 2025 le nuove registrazioni di imprese specializzate nell’acquisto e nella rivendita di lingotti e gioielli d’oro sono aumentate del 78,74% su base annua, arrivando a 740 società. Questo boom si inserisce nel contesto del forte rialzo del prezzo dell’oro, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dalla de-dollarizzazione, con il metallo arrivato a sfiorare a fine gennaio quasi 5.600 dollari l’oncia prima di correggere. Oltre la metà delle imprese attive nel riciclo dell’oro in Cina è stata fondata negli ultimi tre anni e quasi il 30% ha meno di un anno di vita, mentre a livello geografico il settore è concentrato soprattutto nel sud e nell’est del Paese, dove si trovano mercati dell’oro più dinamici e reti commerciali più sviluppate.