Giovedì 6 agosto il dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato il blocco delle esportazioni di rottami contenenti tungsteno e dei residui derivanti dal riciclo delle batterie, nel quadro di una strategia volta a rafforzare l’industria nazionale del riciclo e la produzione interna di minerali critici. La misura entrerà in vigore il 27 agosto e resterà valida per un anno.
Il provvedimento arriva pochi giorni dopo l’ordine firmato dal presidente Donald Trump, che ha autorizzato le autorità federali a limitare le spedizioni all’estero di rottami contenenti materiali strategici verso la Cina e altri Paesi. Tra i materiali interessati figurano la cosiddetta black mass, ottenuta dalla triturazione delle batterie agli ioni di litio, e i rottami contenenti tungsteno.
Che cos’è il tungsteno
Il tungsteno è un metallo particolarmente denso e resistente, caratterizzato da un punto di fusione molto elevato e da una notevole capacità di sopportare temperature, pressioni e usura.
Queste proprietà lo rendono essenziale soprattutto nella produzione di carburo di tungsteno, un materiale utilizzato per realizzare utensili da taglio e componenti resistenti all’abrasione. Secondo lo U.S. Geological Survey, circa il 60% del tungsteno consumato negli Stati Uniti è destinato a parti in carburo cementato impiegate nei settori delle costruzioni, della lavorazione dei metalli, dell’industria mineraria e delle perforazioni petrolifere e del gas.
Il tungsteno viene inoltre impiegato nella produzione di leghe e acciai speciali, elettrodi, filamenti, componenti elettrici ed elettronici, sistemi di riscaldamento, apparecchiature per la saldatura e diversi composti chimici. La sua elevata densità e resistenza lo rendono importante anche per applicazioni militari e della difesa, comprese alcune munizioni, corazze e strumenti destinati a operare in condizioni estreme.
Perché il tungsteno è strategico
La rilevanza del tungsteno non dipende soltanto dalle sue caratteristiche tecniche, ma anche dalla fragilità della sua catena di approvvigionamento. Gli Stati Uniti non estraggono commercialmente tungsteno dal 2015 e dipendono per oltre metà dei consumi dalle importazioni. Come per tanti altri minerali critici la Cina è il suo principale produttore: nel 2025 ha estratto circa 67.000 tonnellate, su un totale globale di 85.000 tonnellate.
Il predominio cinese nella produzione e nella lavorazione del tungsteno espone Washington al rischio di interruzioni dell’approvvigionamento, soprattutto in un contesto di crescente rivalità commerciale e tecnologica tra Stati Uniti e Cina.
Negli ultimi anni Pechino ha introdotto controlli sulle esportazioni di alcuni prodotti a base di tungsteno, mentre Washington ha intensificato i controlli sulle esportazioni, aggiunto dazi e incentivi per ricostruire una filiera nazionale dei minerali critici. In questo scenario, recuperare e riciclare tungsteno dai rottami rappresenta una delle poche fonti interne disponibili.
La scommessa sul riciclo
Secondo il think tank Basel Action Network, gli Stati Uniti esportano ogni mese quasi 33.000 tonnellate di rifiuti elettronici e altri rottami, molti dei quali contengono minerali critici recuperabili. L’industria statunitense del riciclo sostiene da tempo che tenere queste risorse nel Paese potrebbe contribuire a rafforzare l’offerta interna di tungsteno, litio, cobalto, nichel e altri elementi strategici.
Il divieto rischia però di creare difficoltà operative. Gli Stati Uniti non dispongono ancora di una capacità sufficiente per trattare tutto il materiale di scarto prodotto sul territorio. Inoltre, negli ultimi 18 mesi diverse aziende del comparto hanno affrontato gravi problemi economici: tra queste Li-Cycle e Ascend Elements, entrambe dichiarate in bancarotta.
Amermin, società privata specializzata nel riciclo del tungsteno, ha accolto favorevolmente la decisione, ma ha avvertito che il provvedimento non è sufficiente. «Questo divieto è un cerotto», ha dichiarato a Reuters l’amministratore delegato Ryan McAdams. Secondo il manager, la misura può concedere agli Stati Uniti più tempo, ma il Paese deve investire rapidamente nelle infrastrutture necessarie per trattare i rottami sul territorio nazionale.