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Notizie di economia circolare / Italia bene sulla circolarità, ma dipendente dalle import di materie
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Italia bene sulla circolarità, ma dipendente dalle import di materie

4 min di lettura 19 giugno 2026

L’Italia guida l’Europa per circolarità, ma è anche il Paese più dipendente dalle importazioni fra le grandi economie dell’UE. Nel 2024 poco meno della metà (46,6%) delle materie prime trasformate proveniva dall’estero, ben al di sopra della media europea del 22,4%, con la Spagna al 39,8%, la Germania al 39,5% e la Francia al 30,8%.

Secondo l’ottavo rapporto sull’economia circolare in Italia, presentato da Circular Economy Network con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ed ENEA, questa questa dipendenza l’Italia la paga a caro prezzo: nel 2025 le importazioni di materiali hanno sfiorato i 600 miliardi di euro, con un aumento del 23,3% rispetto al 2021, nonostante i volumi complessivi siano diminuiti.

 

Il costo dei metalli - nichel, rame, acciaio - è cresciuto del 18% e rappresenta il 40% del valore totale delle importazioni nazionali. Questa dinamica, insieme alla crescente volatilità e alle tensioni geopolitiche, pone rischi crescenti per la sicurezza degli approvvigionamenti e per i costi industriali italiani.

 

I primati dell’Italia circolare

 

Nonostante la dipendenza dalle importazioni, l'Italia ha raggiunto un ottimo livello di circolarità rispetto alle altre grandi economie: Il tasso di utilizzo circolare di materia ha superato il 21% nel 2024, il più alto in Europa, quasi il doppio della media UE che si ferma al 12,2%. Seguono la Francia (17,8%) e la Germania (14,8%), mentre la Spagna resta sotto la media europea al 7,4%.

 

Roma si conferma leader europea anche sulla produttività delle risorse, cresciuta del 32% dal 2019: genera 4,7 euro di PIL per ogni chilogrammo di risorse consumate, nettamente sopra la media UE (3 €/kg). Anche sul fronte del riciclo degli imballaggi l'Italia guida la classifica europea con il 76,7% nel 2024 (dato CONAI), contro una media UE del 67,5%.

 

Ogni passo avanti nella circolarità significa direttamente meno petrolio importato, meno metalli acquistati all'estero, meno esposizione all’instabilità geopolitica.

 

L’Europa a rilento

 

Sul fronte europeo, gli autori del paper segnalano un ritardo significativo: nonostante i miglioramenti sul riciclo e la riduzione dello smaltimento in discarica, la produzione europea di rifiuti continua a crescere.

I volumi globali di materiali utilizzati sono più che triplicati negli ultimi 50 anni e continuano a crescere al ritmo del 2,3% annuo. Di questo passo l'Unione europea non raggiungerà il target del 24% di tasso di circolarità entro il 2030.

Il tasso medio di utilizzo circolare dei materiali invece rimane molto basso, intorno al 12%. Una lacuna che la nuova legge quadro, il Circular Economy Act, previsto per la fine dell’anno dovrebbe contribuire, gradualmente, a colmare.

 

Pochi investimenti sull’innovazione circolare 

Anche il contesto geopolitico rende urgente accelerare la circolarità e la riduzione delle importazioni. Tuttavia gli investimenti privati in Italia nelle attività tipiche dell’economia circolare (riciclo, riuso, riparazione, noleggio, leasing) sono calati da 13,1 miliardi di euro nel 2019 a 10,2 miliardi nel 2023. Un trend condiviso da quasi in tutta Europa.

Sono stati spesi solamente il 17% dei fondi PNRR stanziati per 1.100 progetti dedicati alla costruzioni di impianti di gestione dei rifiuti e filiere del riciclo). Sul piano industriale, il programma Transizione 5.0 ha mostrato, secondo il report, "forti limiti di coerenza e efficacia", evidenziando la necessità di integrare stabilmente la circolarità nelle strategie industriali nazionali.

 

Il deficit di investimenti si riflette anche sull’occupazione: 508.000 addetti nelle attività legate alla circolarità, il 2% del totale e in linea con la media UE, ma in calo del 7% rispetto al 2019. L’economia circolare italiana eccelle nelle performance ambientali ma non ha ancora trovato un modello di crescita economica robusta.

Per questo il Circular Economy Network propone dieci azioni concrete in vista della nuova legge sull'economia circolare prevista quest'anno: dalla creazione di un mercato unico delle materie prime seconde all’armonizzazione dell’EPR, dagli incentivi fiscali per riparazione e riuso al rafforzamento del ruolo delle città come laboratori di circolarità.